Riforma delle pensioni: ok per Ape Sociale e Opzione donna

Riforma delle pensioni, passa la proroga per l'Ape Sociale estesa e l'Opzione donna per le pensioni anticipate, ma è scontro tra il governo e i sindacati. Resta il ritorno graduale alla Legge Fornero (67 anni per l'uscita). Le altre proposte in campo e la posizione intransigente di Mario Draghi: le risorse sono limitate. Si va verso uno sciopero generale.

4' di lettura

La riforma delle pensioni ha partorito solo la proroga dell’Ape sociale, con l’inserimento di nuovi lavori gravosi e di Opzione donna. Poi poco altro: la prevista soppressione di Quota 100 e il graduale ritorno alla legge Fornero (in pensione a 67 anni dal 2024).

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Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, non va oltre. A disposizione ci sono solo 600 milioni, tutti spesi per le proroghe delle due misure di anticipo pensionistico.

Il fronte è caldo. I sindacati sono rimasti delusi dal confronto con il premier, minacciano lo sciopero generale se l’esecutivo non cambia idea. In fibrillazione anche la Lega, sempre ferma tra Quota 100 e dintorni.

Il duro confronto rischia di incrinare il patto sociale concordato per il rilancio del Paese dopo la pandemia.

Riforma delle pensioni: lo scontro con i sindacati

Nell’incontro con i sindacati il premier (con i ministri Brunetta e Orlando) ha messo sul tavolo la proroga di Ape Sociale e Opzione Donna. Pensava bastasse per ridurre le distanze dai rappresentanti sindacali. Non è andata così.

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Riforma delle pensioni: la proposta di Cgil, Cisl e Uil

Per Cgil, Cisl e Uil una riforma delle pensioni non può essere fatta con 600 milioni. E piuttosto che accettare un graduale ritorno alla Fornero (in pensione a 67 anni), continuano a proporre l’uscita con 41 anni di contribuzione a qualsiasi età.

Un proposta, quella dei sindacati, che ha comunque due difetti: è costosa e favorisce solo chi ha iniziato a lavorare molto presto (e chi ha iniziato molto presto può già utilizzare lo strumento della pensione ai precoci).

Riforma delle pensioni: lo sciopero generale

Le posizioni sono dunque molto distanti, non sembra possibile una mediazione. Durante il faccia a faccia il presidente del Consiglio si è anche alzato dal tavolo ed è andato via. Secondo alcune voci era molto irritato, poi hanno fatto sapere che era per impegni precedenti.

Resta il fatto che non sarà semplice trovare una intesa.

Brunetta e Orlando incontreranno di nuovo i sindacati. Con un nulla di fatto potrebbe scattare sia lo sciopero generale sia le manifestazioni di protesta.

Non è un momento semplice.

Ma in fondo si sapeva: sono venuti al pettine i due nodi più complessi nel quadro delle riforme previste dal governo, le pensioni e il fisco.

Riforma delle pensioni: la proposta della Lega

Ma da qui, da questi due mattoni si ricostruisce il futuro del Paese.

E sulle pensioni il fronte aperto, come detto, non è solo con i sindacati, ma anche con la Lega.

Nelle ultime ore, forse non a caso, il partito di Salvini ha proposto una riforma delle pensioni che viaggia nella stessa direzione di quella suggerita dalle parti sociali: la possibilità di uscita dopo 41 anni di contributi e a 62 anni di età.

Riforma delle pensioni: le proroghe per l’uscita anticipata

La posizione della Lega sulla pensioni ha contribuito a gettare benzina su una trattativa che già viaggia su binari infuocati. Probabilmente il premier si aspettava di avere un fronte più compatto con i partiti di governo. Non è andata così.

Sul piatto restano almeno due proroghe molto attese e che garantiscono la possibilità di anticipo pensionistico a diverse categorie di lavoratori:

  • fragili;
  • disoccupati;
  • lavoratori occupati in mansioni gravose
  • donne;
  • caregiver.

Riforma delle pensioni: l’Ape sociale

L’Ape Sociale consente una uscita a 63 anni con almeno 30 anni di contribuzione.

L’importo della rata mensile di pensione viene calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se è inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se è maggiore).

A 67 anni scatta poi la pensione di vecchiaia.

Al già corposo elenco di lavori gravosi che consentono l’accesso a questo trattamento ne verranno aggiunti altri 27 che sono stati selezionati dalla commissione Damiano.

Riforma delle pensioni: Opzione donna

Per quanto riguarda Opzione Donna bisognerà valutare se sono cambiati i requisiti. La misura in vigore (e che era in scadenza), prevedeva l’uscita a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome che avevano maturato almeno 35 anni di contribuzione.

L’assegno veniva calcolato solo con il sistema contributivo e questo comporta per le assistite una riduzione non irrilevante dell’assegno pensionistico.

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