Riforma delle pensioni, dal 2024 uscita a 67 anni

Riforma delle pensioni, dal 2024 uscita a 67 anni: sembra inevitabile, dopo le ultime scelte del governo, un ritorno graduale alla Legge Fornero. Resta la penalizzazione per chi è nato tra il 1960 e il 1961 e poche possibilità di uscita anticipata (Ape Sociale, forse Opzione donna e il contratto di espansione, se verrà prorogata).

4' di lettura

Quella che sta per essere approvata dal governo non è una riforma delle pensioni, ma una controriforma: un ritorno graduale alla legge Fornero. Entro il 2024 si uscirà a 67 anni, proprio come era previsto prima dell’approvazione di Quota 100.

Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su Whatsapp, Telegram, Facebook, Instagram e YouTube.

Un ritorno graduale, ma non meno problematico. Andrà così:

  • 2021: Quota 100 (62 anni, 38 di contributi);
  • 2022: Quota 102 (64 anni, 38 di contributi);
  • 2023: Quota 104 (66 anni, 38 di contributi);
  • 2024: 67 anni.

Riforma delle pensioni: uscite anticipate

Le uscite anticipate potrebbero essere ancora possibili, ma solo con gli strumenti che già si conoscono. Ovvero l’Ape Sociale allargata, l’Opzione donna riveduta o la proroga del contratto di espansione.

Non è molto. Anzi, rispetto alle aspettative è quasi zero.

Ma i nodi sono tanti. La riforma delle pensioni si è rivelata come una delle operazioni più complicate per il governo.

Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo whatsapp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook . Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale YouTube

Riforma delle pensioni: equità generazionale

È una riforma delle pensioni che deve guardare all’oggi, certo, ma anche alla sostenibilità nel prossimo futuro e per farlo deve anche valutare una equità fra generazioni.

Non dimenticando mai un dettaglio non certo trascurabile: entro il 2040 il Paese avrà sei milioni in meno in età lavorativa. Conseguenza del calo demografico che va avanti da anni e che non accenna a fermarsi (anzi).

Cioè: i lavoratori saranno sempre meno rispetto a chi intasca l’assegno pensionistico.

Il che significa che una pensione agevole oggi significa una pensione impossibile domani.

Riforma delle pensioni: la prima ipotesi

Senza dimenticare questa linea sono due le ipotesi allo studio del governo.

La prima è quella che sembra meno probabile.

Prevede due anni a Quota 102, per arginare il più possibile lo scalone di 5 anni causato dalla soppressione di Quota 100.

Poi dal 2023 si passerà completamente al sistema misto retributivo/contributivo.

Secondo questa ipotesi si andrà in pensione a 64 anni, ma l’assegno sarà calcolato solo sul contributivo (e quindi solo sul valore dei contributi versati). Con un requisito essenziale: il conteggio dovrà garantire almeno un assegno superiore di 1,2 volte il minimo, e quindi 618 euro al mese.

Poi a 67 anni, sarà calcolata anche la quota retributiva.

Questo sistema potrebbe garantire meglio la pensione di chi è giovane oggi perché ha costi che secondo le proiezioni dovrebbe essere sostenibile.

Riforma delle pensioni: la seconda ipotesi (più probabile)

Ma questa è la prima ipotesi, la seconda è quella che ha più chance di realizzarsi.

Il passaggio graduale da Quota 102 a Quota 104 per poi ritornare ai 67 anni della riforma Fornero.

Quei 67 anni indicano un limite che può essere sostenibile anche in tempi medio lunghi, mentre il passaggio graduale, oltre a evitare scaloni, consentirebbe uno spostamento lento, forse più semplice da far “digerire” ai contribuenti.

Riforma delle pensioni: il mesto ritorno alla Fornero

Insomma, due ipotesi sul campo. Ma la più probabile è quella di un graduale ritorno alla Legge Fornero (un minimo di 67 anni di età per la pensione di vecchiaia e almeno 42 anni e 10 mesi di contributi, uno in meno per le donne): un sistema pensionistico verso il quale si sono scagliati tutti e che oggi, conti alla mano, sembra difficile da sostituire.

Per chi aveva sperato in qualcosa di meglio, in una uscita un po’ meno lontana nel tempo, non può che restare deluso.

Riforma delle pensioni: la beffa per chi è nato nel ’60

Ma chi ci resterà anche peggio sono i nati nel 1960.

Infatti con Quota 102 nel 2022 andranno in pensione (se hanno i requisiti contributivi) le persone che sono nate nel 1958.

Nel 2023 sarà la volta dei nati nel 1959.

Chi è nato nel 1960 dovrà aspettare – con il graduale ritorno alla Legge Fornero – i 66, 67 anni di età.

Senza contare che solo 50mila persone (tra i nati nel 1958 e il 1959) hanno i requisiti per uscire dal lavoro.

Una situazione quasi di impasse, con un ritorno che al momento sembra segnato verso la Legge Fornero. Forse sarà più semplice ragionare su soluzioni diverse quando in pensione andranno solo persone con il contributivo (che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995).

Ma anche questa non è una consolazione: significa aspettare almeno dieci anni. A meno che non arrivi prima una vera riforma delle pensioni.

Gruppo WhatsApp offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su YouTube | Google | Gruppo Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie