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Riforma delle pensioni: come sarà dopo il voto

Riforma delle pensioni: vediamo cosa propongono i partiti al voto per ristrutturare il sistema previdenziale.

di The Wam

Luglio 2022

Riforma delle pensioni: sarà impossibile farla prima delle elezioni, vediamo quali sono i progetti dei singoli partiti. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Ci sono molte differenze tra la proposta della Lega e quella del Pd, come tra le idee di Forza Italia e quelle avanzate da altri gruppi politici. Chi andrà al governo potrà decidere il futuro del sistema previdenziale italiano. Il che significa anche il futuro di chi è già pensionato e di chi intravede la possibilità di uscire dal lavoro.

Molto probabilmente il nuovo esecutivo si muoverà sulla base del lavoro che è stato tracciato nei mesi scorsi, durante i quali ci sono stati molti incontri tra l’esecutivo e i sindacati per trovare una soluzione comune, capace di mettere insieme le esigenze dei pensionati e quelle della sostenibilità dell’intero sistema. Sostenibilità necessaria per garantire la pensione anche a chi oggi è giovane.

Riforma delle pensioni: misure temporanee

Ma una riforma delle pensioni è questione complicata. Gli ultimi governi non sono riusciti a formularne una. Solo misure temporanee per consentire di superare le rigidità della legge Fornero (in pensione a 67 anni).

E quindi:

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Riforma delle pensioni: sempre Fornero

Ma la legge Fornero, nel suo complesso è rimasta lì. E non si riesce a modificare nel suo impianto complessivo da ormai 10 anni. Anche perché il quadro è chiaro: non basta introdurre una sola misura (come Quota 100) per una modifica strutturale, ma una revisione completa e credibile del sistema previdenziale. (Riforma delle pensioni subito o si esce a 67 anni)

La cosa certa è che una riforma delle pensioni non sarà più rinviabile. Il prossimo governo dovrà affrontare e risolvere la questione. Riteniamo che l’argomento sarà proposto solo di striscio durante la campagna elettorale, e quindi sarà meglio sapere prima cosa hanno in mente i diversi schieramenti.

Iniziamo dal centrodestra.

Riforma delle pensioni: centrodestra

La posizione della Lega è ben nota: in pensione a 41 anni a prescindere dall’età. Una misura che è simile a quella riconosciuta solo per determinate categorie di lavoratori (come i precoci). Tutto sommato se non è la riproposizione di Quota 100 (62 anni e 38 di contributi) quasi ci siamo. Comunque sia, resta da verificare il resto dell’impianto pensionistico: in questa proposta manca un riferimento ai lavoratori fragili, ai giovani, alle donne e a una flessibilità in uscita non legata solo all’età, ma anche alla contribuzione.

Sempre nell’ambito del centrodestra, nelle ultime ore Berlusconi ha proposto di alzare la pensione minima (per chi non ha altri redditi) a 1.000 euro. È una buona cosa – bisognerà valutare i costi – ma non è una riforma del sistema previdenziale.

Riforma delle pensioni: centrosinistra

Vediamo ora cosa propongono i partiti che si muovono nell’area del centrosinistra.

Il Movimento 5Stelle propone quota 41, una soluzione molto simile a quella della Lega, il sostegno ai pensionati poveri (in linea con Berlusconi), la difesa del Reddito di Cittadinanza e il salario minimo (che non piace al centrodestra).

Ma anche in questo caso ci sono delle proposte bandiera, ma nulla di veramente concreto sulla riforma complessiva del sistema previdenziale.

Il Pd, oltre al salario minimo e alla riduzione della pressione fiscale, rispetto alle pensioni propone una maggiore flessibilità in uscita, soprattutto per le categorie svantaggiate (fragili, caregiver, donne e disoccupati). Una serie di proposte che nel dibattito con le parti sociali era stata sostenuta dal ministro per il Lavoro, Andrea Orlando.

C’è un abbozzo di riforma del sistema pensionistico, ma è appunto solo un abbozzo. Niente di concreto o definitivo.

Riforma delle pensioni: centro

E i partiti del cosiddetto centro? Quell’area che si muove da Calenda a Renzi, passando per la Bonino e i fuoriusciti da Forza Italia? Per ora, a quanto sembra (anche loro non si sono ancora pronunciati sulla riforma delle pensioni), la linea è la stessa del governo precedente. Ovvero: sistema contributivo,uscita a 62 o 64 anni (con minimo 20 anni di contribuzione), flessibilità e sostegno a fragili, caregiver, disoccupati, donne e i tanti giovani chiamati a fare i conti con carriere discontinue (e quindi povere di contributi).

Il governo precedente aveva anche immaginato – nell’ambito di questa riforma – di rendere strutturale l’Ape Sociale.

Riforma delle pensioni: quadro desolante

Insomma il centro assumendo tutte le conclusioni alle quali era arrivato il precedente governo sembra avere una idea più complessiva della previdenza che verrà. Ma quello era un lavoro che il presidente del Consiglio aveva avviato con i sindacati. Bisognerà vedere all’atto pratico cosa ne verrà fuori.

Il quadro complessivo che viene fuori da questa breve analisi è piuttosto sconfortante. Restituisce l’idea di partiti che non sanno neppure da dove iniziare per ristrutturare la previdenza. Sono un po’ più avanti i partiti di centro, ma solo perché hanno ripreso in toto il lavoro già fatto dal precedente governo. Gli altri sembrano muoversi a colpi di slogan da campagna elettorale.

Ci auguriamo che prima del voto ognuno dei partiti in lizza sia in grado di specificare nei dettagli come vuole riformare le pensioni e come questa riforma sia poi sostenibile nel lungo periodo.

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