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Riforma delle pensioni: le 3 scelte del governo

Riforma delle pensioni: le 3 scelte del governo riguardano flessibilità, garanzia giovani e donne e previdenza complementare.

di The Wam

Marzo 2022

Riforma delle pensioni: le 3 scelte del governo. Prosegue a ritmi serrati la discussione tra governo a parti sociali sulla riforma delle pensioni. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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L’esecutivo e i sindacati sono ancora distanti, ma si lavora per trovare delle soluzioni condivise. E bisogna farlo in fretta, entro la fine di marzo: l’obiettivo è quello di inserire il progetto di riforma all’interno del Documento di Economia e Finanza.

Inutile dire che la guerra in Ucraina complica il dibattito, ma non è certo possibile rallentare: sul tavolo ci sono decine di altre riforme in attesa di essere completate e quella che riguarda il sistema previdenziale è tra le più importanti e decisive anche per disegnare il futuro del Paese.

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Riforma delle pensioni: tre punti

Sono stati comunque trovati i tre punti determinanti, le basi imprescindibili che dovranno formare il pacchetto complessivo della nuova previdenza italiana.

Tre punti, dicevamo. Eccoli:

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Riforma delle pensioni: previdenza complementare

Il primo punto, la previdenza complementare, è anche quello sul quale c’è già un accordo di massima. L’ipotesi più concreta è simile a quella già intrapresa nel 2007: dare il là a un nuovo semestre di silenzio assenso a partire dal primo gennaio 2023.

Ovvero: i lavoratori saranno iscritti alla previdenza complementare automaticamente, a meno che non presentino un rifiuto scritto. Si aderisce in pratica a un fondo pensione che sarà alimentato dal trattamento di fine rapporto (Tfr).

La previdenza complementare diventa una necessità per il nostro Paese. Soprattutto per l’immediato futuro, quando le pensioni saranno calcolate interamente con il contributivo, definendo importi decisamente più bassi rispetto a quelli attuali con riflessi che potrebbero avere conseguenze drammatiche sul tenore di vita di chi esce dal lavoro.

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Riforma delle pensioni: giovani e donne

Anche per l’altro punto, quello che riguarda la previdenza per giovani e donne, le distanze tra governo e parti sociali sono molto ridotte. L’accordo c’è. La soluzione si chiama pensione di garanzia, un bonus di sei mesi per ogni anno di contributi versati. Serviranno a coprire i periodi di formazione o di mancanza di attività lavorativa tra un contratto e l’altro.

La pensione di garanzia andrà a tutelare le persone che hanno delle carriere lavorative discontinue e si ritroverebbero quindi con un assegno pensionistico più basso dell’assegno sociale.

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Riforma delle pensioni: flessibilità in uscita

Il vero nodo da sciogliere, quello sul quale gira poi l’intera riforma pensionistica, è quello della flessibilità in uscita. Il punto che riguarda milioni di italiani con un’età prossima o quasi alla pensione. L’obiettivo è di superare le rigidità che sono state imposte con la Legge Fornero (67 anni).

La flessibilità fa rima con contributivo e del resto è inevitabile: tra qualche anno saranno davvero pochi i cittadini che avranno iniziato a lavorare prima del 1996 e che avranno quindi degli anni di contribuzione da calcolare con il retributivo.

Non c’è accordo sulla flessibilità perché mentre il governo è preoccupato di varare una riforma delle pensioni che sia sostenibile nel tempo per la casse dello Stato, i sindacati temono che il sistema contributivo rischi di essere troppo penalizzante per i lavoratori.

Riforma delle pensioni: uscita a 63 anni

Si parla con insistenza di una uscita anticipata a 63 o 64 anni che prevede un decurtamento dell’assegno pensionistico del 3% per ogni anno di uscita prima dei 67 anni.

Il quadro sulla flessibilità non è comunque chiaro: la certezza riguarda il contributivo e la volontà di consentire a chi vuole di uscire con anticipo da lavoro. Ma sul come e sul quanto (gli importi) i dubbi sono ancora numerosi.

Se si considera che l’obiettivo è quello di chiudere la partita entro la fine di marzo, beh siamo ancora lontano dal traguardo.

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