Riforma delle pensioni 2022: ecco tutte le possibilità

Riforma delle pensioni: ecco tutte le possibilità di uscita previste nel nuovo sistema previdenziale italiano. Le ipotesi in campo sono diverse: ma convergono su una serie di punti che saranno l'ossatura della riforma. Li abbiamo analizzati. Si punta all'approvazione entro il 2022.

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6' di lettura

Riforma delle pensioni: queste sono le proposte in campo, conoscerle tutte consente di capire come cambierà il sistema previdenziale. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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I lavoro dei tavoli tecnici per elaborare e approvare la riforma delle pensioni entro il 2022 non si è mai fermato in questi mesi. Nonostante la pandemia e la guerra (che qualche rallentamento a dire il vero l’ha causato). L’obiettivo è quello di modificare l’attuale legge Fornero e dare agli italiani una definitiva configurazione del sistema, con regole precise e che non cambino di anno in anno (come è accaduto con Quota 100 (oggi Quota 102) o che non siano ritenute “sperimentali” per poi essere costantemente confermate (nell’incertezza), come l’Ape Sociale o Opzione donna.

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L’obiettivo dichiarato (e sottoscritto nella direttiva numero 28 del 2022 per l’azione amministrativa e la gestione del Ministero del Lavoro) è quello di mettere a punto una riforma delle pensioni che sia «Equa e flessibile nell’uscita dal mercato del lavoro».

Equa e flessibile significa: la possibilità di anticipare la pensione senza subire eccessive penalizzazioni (come invece nel caso di Opzione donna).

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Riforma delle pensioni: Corte dei Conti

C’è la proposta della Corte dei Conti, preoccupata per l’aumento della spesa previdenziale nei prossimi due anni. Un aumento così importante da mettere a rischio l’equilibrio dei conti pubblici.

I giudici che controllano la corretta gestione della spesa hanno formulato un’ipotesi che si può sintetizzare così:

  • concedere a tutti i lavoratori la possibilità di chiedere il pensionamento anticipato;
  • fissare l’età anagrafica per il pensionamento “normale” a 64 anni;
  • il minimo contributivo stabilito in 20 anni;
  • l’importo deve essere pari almeno a 2,8 l’assegno sociale (poco più di 1.200 euro in totale).

Questa soluzione prevede per tutti il calcolo con il sistema contributivo (come per Opzione donna).

Per la Corte dei Conti non si può prescindere da questo aspetto, in considerazione dell’invecchiamento costante della popolazione e del gran numero di persone che nei prossimi anni uscirà dal lavoro. In pratica: bisogna prevenire la possibilità di mettere a rischio le pensioni future.

Per la componente retributiva può essere preservata la componente di gradualità che viene considerata per il contributivo.

La Corte dei Conti si augura anche l’ampliamento dell’Ape Sociale, cosa che il governo ha fatto con l’ultima legge di Bilancio. È stato infatti allargato l’elenco dei lavori gravosi.

Ma seguendo le indicazioni della magistratura contabile, l’esecutivo ha anche:

  • prorogato Opzione Donna;
  • istituito Quota 102 (in sostituzione dell’insostenibile Quota 100);
  • ampliato il contratto espansione;
  • fondo di 550 milioni per gli anticipi pensionistici nelle piccole e medie imprese.

Riforma delle pensioni: il ministero

Un ruolo fondamentale nella riforma delle pensioni spetta ovviamente al Ministero del Lavoro e Politiche Sociali.

Il ministro Orlando ha stilato una scaletta di riferimento che dovrà essere rispettata nell’elaborazione del nuovo sistema previdenziale:

  • rafforzare le politiche previdenziali senza dimenticare la vigilanza della sostenibilità sociale e finanziaria del sistema previdenziale obbligatorio
  • intervenire per lo sviluppo della previdenza complementare e sugli enti previdenziali e assicurativi, e gestione dei trasferimenti agli enti,
  • valutare le possibili forme di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro compatibili con la sostenibilità del sistema previdenziale.
  • vigilare sulla corretta applicazione della normativa vigente a livello internazionale;
  • monitorare la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale e riassetto del sistema di governance e delle strutture organizzative degli enti pubblici di previdenza e di assistenza nonché degli istituti di patronato.
  • dare supporto e verifica connessa alla rinnovata governance degli istituti previdenziali privati.

Riforma delle pensioni: sindacati

Una delle controparti del governo sono i sindacati, che propongono una riforma radicale. Le sigle sindacali hanno stilato a loro volta un documento che sintetizza gli obiettivi che dovrebbe raggiungere la riforma delle pensioni che dovrebbe andare in vigore dal 2023:

  • flessibilità nell’accesso alla pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età;
  • ridurre i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione a determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale) che penalizzano i redditi più bassi;
  • modifica dell’attuale adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, l’attuale sistema è doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi, sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione.
  • rafforzamento dei contratti di espansione e della ISOpensione;
  • sostegno alle categorie più deboli (disoccupati, invalidi , caregiver, lavori gravosi e usuranti, donne) a cui vanno garantite strutturalmente condizioni più favorevoli;
  • ampliamento della platea dei lavori gravosi ed usuranti anche a coloro che svolgono attività lavorative con esposizione a materiale nocivo e a coloro che hanno una malattia professionale riconosciuta dall’ Inail e per chi è affetto da patologie che determinano un’attesa di vita più bassa;
  • rafforzare l’utilizzo della previdenza complementare con una massiccia campagna di informazione per i lavoratori e un semestre di adesione attraverso il silenzio assenso.

Le proposte di riforma delle pensioni avanzate dalla Lega non si discostano tanto da quella dei sindacati, anche se si tenta di riprodurre un sistema che è molto simile a quella di Quota 100.

Riforma delle pensioni: Inps

Sul tavolo delle trattative ha conquistato uno spazio anche la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico:

  • pensione a 62 anni;
  • almeno 20 anni di contributi;
  • si va in pensione solo con il calcolo contributivo a 67 anni si aggiunge anche la parte calcolata con il sistema retributivo.

Questa misura ha pregi e difetti: l’uscita è anticipata, la penalizzazione per 5 anni (fino ai 67), ed è sostenibile per le casse dello Stato.

Riforma delle pensioni: conclusione

Queste sono le proposte in campo. La riforma delle pensioni che verrà (speriamo presto) sarà una sintesi tra tutte queste ipotesi.

Al momento si può dunque dire:

  • che sarà ridotta l’età pensionabile;
  • che ci saranno sistemi per garantire una uscita anticipata;
  • che si predilige il calcolo contributivo;
  • che si punta a rafforzare la previdenza complementare.

Non si fa ancora accenno alle pensioni legate all’invalidità. O meglio: non si sa ancora se questi trattamenti rientreranno e come nella ridefinizione dell’intero sistema.

Da valutare anche la possibilità di innalzare i minimi (in particolare per i lavoratori che non sono riusciti a mettere da parte un monte contributivo così consistente ad assicurarsi una vecchiaia dignitosa).

Continueremo ad aggiornarvi con costanza e puntualità sull’evoluzione del dibattito.

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