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Quota 41 e riforma delle pensioni, ci siamo

Riforma delle pensioni: verso Quota 41 il governo accelera per questa soluzione ritenuta strutturale.

di The Wam

Novembre 2022

La riforma delle pensioni viaggia verso Quota 41: il governo ha deciso di iniziare da questa misura. Ovvero: uscita con 41anni di contributi e un’età anagrafica tra i 61 e i 63 anni, più probabile 61. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Su questo argomento puoi anche leggere un focus che spiega come funzionano 4 proposte e l’uscita possibile a 62 anni; c’è un pezzo che si sofferma su proroghe, anticipi e novità; e un pezzo che cerca di capire quali saranno le novità in vista del 2023.

Non proprio dunque come voleva la Lega (41 anni a qualsiasi età) ma una ipotesi calmierata. Il sì definitivo arriverà tra qualche giorno, quando saranno completati i calcoli dell’Inps per capire i costi del provvedimento a medio e lungo termine.

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Si vuole evitare l’errore commesso con Quota 100, prima approvata con la convinzione che avrebbe rappresentato la base del futuro sistema previdenziale per poi accorgersi che era troppo onerosa

Con Quota 41 più flessibilità in uscita?

Una misura, la Quota 41 calmierata, che consente una flessibilità in uscita ma di fatto solo a chi ha iniziato a versare contributi molto presto o per chi ha le risorse necessarie per riscattare gli anni di laurea (che hanno un costo non irrilevante).

Il governo a proposito di Quota 41 calmierata parla di una riforma strutturale, il modo per uscire dalle strettoie imposte dalla Legge Fornero.

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Perché Opzione Uomo è stata esclusa

Fino a qualche giorno fa l’ipotesi sembrava parzialmente accantonata, si stava lavorando per una misura più ambiziosa ma che avrebbe dovuto prevedere una serie di “aggiornamenti” per ridurre la penalizzazione del lavoratori: Opzione Uomo, una misura simile a Opzione Donna, ma magari rivista.

Molto probabilmente le prime simulazioni dell’Inps non hanno dato esito positivo. Ossia: la misura si è rivelata costosa, non vantaggiosa (eccessiva riduzione dell’importo pensionistico) e quindi avrebbe rischiato di non essere utilizzata da una buona parte di cittadini che sono alle soglie dell’uscita dal lavoro.

A chi piace Quota 41?

Si riparte dunque da Quota 41. Piace alla Lega, piace ai sindacati ed evidentemente ha convinto anche gli altri componenti del governo.

Ieri primo faccia a faccia tra l’esecutivo e i sindacati. Oltre all’ok per Quota 41 le parti sociali hanno preferito non esprimere un giudizio complessivo sull’incontro: verificheremo la legge di Bilancio, ha dichiarato Landini della Cgil.

Per i sindacati le priorità immediate sulle pensioni e sul lavoro sono queste:

Quali saranno le misure confermate nel 2023?

Per garantire una flessibilità in uscita che non preveda più di quattro decenni di contribuzione,  nella prossima legge di stabilità saranno confermate le due misure in scadenza: Opzione donna e Ape Sociale.

Cosa prevede Opzione Donna?

L’impianto di Opzione donna non sarà modificato. Resterà la possibilità di andare in pensione a 58 anni (59 per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi. L’opportunità sembra molto favorevole, ma il calcolo per il trattamento dell’importo pensionistico sarà fatto solo con il contributivo (anche per gli anni precedenti al 1996 che avrebbero dovuto essere conteggiati con il sistema retributivo, più vantaggioso). 

Opzione donna comporta una riduzione della pensione che oscilla tra il 20 e il 25%. Insomma, bisogna fare dei calcoli e valutare bene i pro e i contro prima di decidere.

Come funziona l’Ape sociale?

L’Ape sociale è l’altra misura che il governo Meloni (così come aveva deciso anche l’esecutivo Draghi) ha deciso di confermare. Oltretutto è una delle poche uscite a disposizione per caregiver, fragili, disoccupati e lavoratori impegnati in attività gravose.

L’Ape sociale è un accompagnamento alla pensione per chi ha compiuto 63 anni e ha versato 30 o 36 anni di contributi (dipende dalla categoria). In questo caso non ci sono penalizzazioni. O meglio: si riceverà un importo non superiore a 1.500 euro fino ai 67 anni quando scatterà la pensione di vecchiaia (piena).

Che fine farà Quota 102 nel 2023?

Al momento Quota 102 andrà verso il rinnovo per almeno un altro anno. Si sta valutando se dovrà essere riformulata in qualche modo. I requisiti richiesti sono 64 anni di età e 38 di contributi.

Quota 41 sarà come Quota 102?

In pratica però la Quota 41, che prevede 41 anni e 61, 62, 63 anni di età. 

Potrebbe essere così:

Ma allora a quanti anni si uscirà con Quota 41?

A 61, 62 o 63 anni? La differenza è notevole. Diciamo la verità, andare in pensione a 63 anni con 41 di contributi è un passo avanti rispetto alla Fornero, ma di certo non rappresenta quella flessibilità in uscita che tanti cittadini si aspettavano.

L’età in uscita dipenderà dalle risorse disponibili, che ci sono, ma sono tante anche le urgenze. È ovvio che più scende l’età in uscita e più alto sarà il costo della misura.

Il bonus per chi lascia dopo i 63 anni

Nella manovra di Bilancio dovrebbe rientrare anche il bonus per i lavoratori che lasciano dopo i 63 anni di età. Si tratta di una misura che dovrebbe riguardare in particolare i medici e il pubblico impiego (ma non doveva essere facilitato un ricambio generazionale?). In pratica chi lavora dopo i 63 anni avrà diritto alla decontribuzione così da avere un netto in busta paga considerevolmente più alto.

Quota 103, con uscita a 63 anni

La Lega spinge anche per un’altra possibilità: Quota 103 (63 anni di età e 40 di contribuzione). Anche questa misura trova il consenso dei sindacati. E probabilmente da un punto di vista strettamente economico sembra anche la misura più sostenibile. Sicuramente più di Quota 41 nella sua formulazione originaria (41 anni di contributi senza limite di età).

Anche per Quota 103 sono in corso le stime dell’Inps per valutarne i costi a medio e lungo termine.

La Lega, dal canto suo, spinge per una decontribuzione capace di rendere più sostanziosa la busta paga e spingere i lavoratori a rinviare la pensione, soprattutto nel settore pubblico (medici, operatori sanitari e altre categorie specifiche).

Riforma delle pensioni: Quota 41, ci siamo

Riforma strutturale delle pensioni, quando?

La verità è che la riforma strutturale del sistema pensionistico è una operazione molto complessa. Che diventa ancora più difficile quando le risorse a disposizione non sono così importanti e in concomitanza ci sono molte altre emergenze da affrontare (come il caro energia).

Se in pochi mesi è difficile fare di più, ovvero confermare Ape Sociale, Opzione Donna e molto probabilmente Quota 102, oltre a proporre Quota 41 e il Bonus per chi esce dopo i 63 anni, è pur vero che nel 2023 sarebbe il caso di mettere davvero mano al sistema previdenziale, con i soliti tre obiettivi:

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