Riforma delle pensioni, la proposta: uscita a 62 anni

Riforma delle pensioni, la proposta: uscita a 62 anni, previdenza complementare e Quota 41 senza limiti di età. Si è svolto il primo incontro tra il governo e le parti sociali. L’intesa è ancora lontana. Non si è discusso di un allarme lanciato da tempo dal’INPS: tra qualche decennio il numero dei pensionati sarà pari a quello dei lavoratori.

6' di lettura

Riforma delle pensioni, è ripartito il confronto tra il governo e sindacati per il rinnovo del sistema previdenziale. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Al primo incontro erano presenti la ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, i sottosegretari Carlo Durigon e Federico Freni, il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico e i vertici delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.

Diciamolo subito: questo primo incontro non è andato bene. O meglio, c’è anche una certa condivisione di intenti, il problema è sempre lo stesso: le risorse. Una questione che preoccupa nel medio lungo termine, quando il numero dei pensionati sarà pari a quello dei lavoratori.

Su questo argomento potrebbe interessarti sapere come funziona, con esempi, il metodo contributivo; per la rivalutazione delle pensioni 2023 è stato commesso un errore di calcolo: vediamo quanto si perde; e infine c’è un focus sulla pensione delle donna, perché è più bassa?

Riforma delle pensioni: uscita a 62 anni e la Quota 41 integrale

Tre sono le proposte avanzata dai sindacati:

  • abbassare il limite di età per andare in pensione a 62 anni;
  • consentire a chi ha 41 anni di contribuzione di uscire a qualsiasi età;
  • lo smantellamento completo della Legge Fornero.

Proposte ambizione. O meglio: molto costose per la previdenza sociale. E che potrebbero passare solo se si introducessero delle penalizzazioni:

  • calcolo solo con il contributivo;
  • prima si esce rispetto ai 67 anni e più si decurta l’importo pensionistico.

Paletti che non hanno convinto i sindacati.

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Riforma delle pensioni: quanti soldi ci sono

I sindacati, e in particolare il leader della Cgil, Maurizio Landini, hanno chiesto al governo di quantificare le risorse a disposizione. Ovvero: quanti miliardi il governo ha deciso di stanziare per la riforma delle pensioni?

La ministra Calderone è stata evasiva sul punto, non è scesa nel dettaglio. Ma ha chiesto ai sindacati per quale motivo non avessero inviato al governo la loro proposta complessiva di riforma. Poteva essere una base di discussione utile per avviare il confronto.

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La ministra ha proposto ai sindacati di proseguire gli incontri su tavoli specifici. Si inizierà l’otto febbraio, la discussione si concentrerà sui giovani e le donne. Si avvierà nel frattempo un altro confronto, questa volta sulla previdenza complementare.

Due temi strettamente connessi (giovani, donne e previdenza complementare) che sono imprescindibili per le discussioni ulteriori.

Quando si parla di sostenibilità il pensiero è sempre rivolto a chi andrà in pensione tra venti, trenta anni. L’uscita a 62 anni e Quota 41 sono compatibili con le pensioni di domani?

Forse no, ma potrebbe essere importante la previdenza complementare.

Riforma delle pensioni: Opzione Donna

Al centro del dibattito è rientrata Opzione Donna, la misura più discussa durante la travagliata costruzione della Legge di Bilancio. La misura come sapete è stata modificata. Ora l’accesso è a 60 anni, ma solo per caregiver, invalide e disoccupate, che hanno 35 anni di contribuzione.

Dalle prime stime sembra che in queste condizioni rientrano per il 2023 non più di 3mila donne. Come dire poco più di zero.

La ministra Calderone aveva già cercato di impedire questa stretta. E anche di eliminare dalla misura il vantaggio che viene concesso a chi ha dei figli (un anno di anticipo per chi ha un figlio, due per chi ne ha due o più). Per molti costituzionalisti si tratta di una palese discriminazione.

Riforma delle pensioni: l’allarme dell’INPS

Ma sulla riforma delle pensioni pesa il potenziale aumento della spesa previdenziale che sarà inevitabile nei prossimi anni. Negli ultimi decenni le nascite in Italia sono state in costante calo e andranno in pensioni quelli che al contrario sono nati negli anni del boom delle nascite, tra il 1960 e il 1970.

Questo in prospettiva potrebbe creare gravi problemi per l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale.

Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha anche delineato con i numeri la situazione che dovrà presto gestire:

  • oggi per ogni pensionato ci sono circa 1,4 lavoratori;
  • nel 2029 (fra soli sei anni) ci saranno per ogni pensionato 1,3 lavoratori;
  • nel 2050, quando andranno in pensione coloro che hanno iniziato la carriera in questi anni, ci sarà un lavoratore per ogni pensionato. Con la situazione attuale il sistema previdenziale rischia di andare in default.

La questione che si pone, di fronte a questo quadro, è quella di aumentare dunque il numero dei lavoratori per impedire che il sistema collassi nel giro di qualche decennio.

Nella foto un pensionato in bicicletta

Riforma delle pensioni: sguardo al futuro

Un tema fondamentale, imprescindibile e che non può essere accantonato mentre si discute della riforma delle pensioni e per estensione dell’intero sistema previdenziale.

Eppure la questione non solo non è stata sfiorata nel corso dell’incontro, ma neppure è all’ordine del giorno.

In realtà bisognerebbe partire da questa criticità per poi costruire un sistema pensionistico che sia adeguato alle esigenze dei lavoratori, equo (che non crei privilegi) e sostenibile (per il futuro di quanti andranno in pensione tra qualche decennio).

Forse una cosa saggia sarebbe quella di smettere con le Quote, imporre un’età definita per l’uscita e possibilità di anticipo con condizioni chiare. Oltre a pensare per i pensionati di domani a una soluzione che preveda una pensione complementare che adegui importi pensionistici che rischiano di essere ancora più bassi di quelli attuali. Soprattutto per chi non avrà la fortuna di vivere carriere lavorative senza nessuna interruzione.

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