Riforma delle pensioni, tre mesi per decidere: i rischi

Riforma delle pensioni, mancano solo tre mesi al governo per decidere cosa fare ed evitare uno scalone di 5 anni dopo la soppressone di quota 100. Per ora si susseguono solo proposte, tutte diverse tra loro, e si studia un ampliamento dell'Ape sociale (che deve essere ancora prorogata). Non è stata rinnovata, ancora, neppure Opzione Donna. Si rischia il ritorno alla Fornero.

4' di lettura

Sulla riforma delle pensioni il governo ha ancora tre mesi per decidere. Tre mesi che separano l’esecutivo dalla scadenza di Quota 100, Opzione Donna e Ape Sociale. Tre mesi per evitare che con il conseguente ritorno della Legge Fornero (pensione a 67 anni) si crei uno scalone che potrebbe penalizzare milioni di italiani, tutti quelli che speravano di andare in pensione in questi anni.

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Riforma delle pensioni: solo proposte

Il governo sta ancora muovendosi a tentoni, tra diverse proposte che sono spesso contrapposte. Della riforma delle pensioni e della nuova legge previdenziale che dovrebbe entrare il vigore nel 2022, non c’è però neppure l’ombra di un protocollo.

Si stanno inseguendo, voci, proposte, alcune vengono dallo stesso esecutivo (come l’allargamento dell’Ape Sociale), ma sul piatto non c’è nulla di concreto. E soprattutto strutturale.

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Riforma delle pensioni: bisogna fare in fretta

Il governo è stato impegnato con la pandemia, con riforme ritenute più urgenti (come quella del fisco), ma di certo la riforma delle pensioni non può essere considerata di secondaria importanza. Anzi. Per gli italiani che avranno in pensione nei prossimi anni e quelli che ci andranno in futuro.

Ma non solo. Come detto il 31 dicembre è una soglia limite. Una scadenza che dovrebbe spingere l’esecutivo ad accelerare.

Riforma delle pensioni: scalone di 5 anni

Se non si mette mano alla riforma delle pensioni la conseguenza sarà inevitabile: il ritorno alla Legge Fornero e uno scalone di ben 5 anni per chi non è uscito dal lavoro quest’anno.

Per essere più chiari:

chi è andato in pensione con Quota 100, Opzione Donna o l’Ape Sociale, ha potuto smettere di lavorare tra i 57 (Opzione Donna) e i 63 anni (Ape Sociale), a determinate condizioni. E a 62 con Quota 100 (se si rispettano i requisiti contributivi).

Dal primo gennaio, senza una riforma delle pensioni, non sarà possibile: pensione a 67 anni.

Riforma delle pensioni: il silenzio di Draghi

Perché la situazione è preoccupante? Perché oltre a degli accenni che arrivano dalle commissioni (l’ampliamento del numero di lavori gravosi per l’Ape Sociale), le proposte dei sindacati, gli accenni di qualche partito e i piani proposti dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, c’è poco altro.

Lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, almeno in pubblico, non ha mai accennato alla riforma delle pensioni.

Oltre alla riforma fiscale il governo si è concentrato sulle politiche attive del lavoro.

Per carità, questioni importanti. Anzi, determinanti per il futuro del Paese (come la transizione energetica). Ma la riforma delle pensioni merita almeno la stessa rilevanza.

E sul punto è stato fatto davvero molto poco. Qualche riunione, qualche incontro, qualche proposta. Niente di più.

Riforma delle pensioni: le ipotesi

In campo al momento ci sono solo proposte, che devono però essere discusse e valutate.

  • A partire da quella dei sindacati, che propongono per tutti il limite dei 41 anni di contributi e la possibilità di andare in pensione già a 62 anni.
  • Poi quella dell’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri: pensione a 63 anni con una penalizzazione dell’1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67.
  • La proposta dell’attuale presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in pensione a 63 anni con il contributivo (poi a 67 anni scatta anche il calcolo retributivo).
  • La proposta di Forza Italia: in pensione a 62 anni (con 35 di contributi) e penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto a 66 anni.
  • O quella della Lega: 41 anni di contributi per tutti, a prescindere dall’età, ma solo con il calcolo contributivo.

Riforma delle pensioni e il futuro del Paese

Come vedete un panorama di proposte in contrapposizione tra loro e che non disegna un progetto strutturale di riforma delle pensioni.

Siamo molto distanti dalla definizione di una riforma delle pensioni complessiva e destinata a durare nel tempo, per garantire la pensione a chi deve andarci oggi, ai pensionati di domani e in un quadro di sostenibilità economica per il Paese.

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