Riforma fiscale forfettari 2021, scatta il limite del 20%?

Riforma fiscale forfettari 2021, si va verso due anni di tassazione agevolata al 20% per chi sfora il tetto massimo consentito per i contribuenti a regime forfettario.

4' di lettura

Riforma fiscale forfettari – Il governo scalda i motori per la nuova Legge di Bilancio, che sarà coadiuvata da un nuovo regime fiscale. Sono previste modifiche sia degli scaglioni Irpef che del regime forfettario per le Partite Iva (entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

La strada pare segnata: due anni di regime agevolato per chi sfora la soglia dei 65.000 euro e poi passaggio definitivo all’Irpef, che sarà a sua volta “addolcito” con una limatura delle soglie minime e massime.

In questo articolo vedremo quali sono gli scenari più probabili sulla riforma fiscale forfettari e quali invece i progetti che difficilmente saranno approvati, ma che sono ancora sul tavolo dei Ministeri.

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Riforma fiscale forfettari: la situazione attuale

Attualmente, esiste un regime agevolato per tutte quelle Partite Iva che non superano la soglia di fatturato di 65.000 euro annui.

Il regime fiscale forfettari permette di pagare un’unica imposta annuale al 5% per i primi 5 anni e poi al 15%. Non è possibile scaricare nulla, eccetto che i contributi previdenziali.

L’aliquota del 5% e del 15% va inoltre applicata solo su una parte di fatturato, in base al coefficiente di redditività dell’attività svolta.

Si tratta, insomma, di una sorta di flat-tax, il cui requisito essenziale è quello di non superare il limite annuale di fatturato di 65.000 euro.

Oltre i 65.000 euro si è obbligati a passare in regime semplificato, in cui vanno rispettati gli scaglioni Irpef.

Questo è un problema perché all’uscita dal regime forfettario si verifica uno shock fiscale.

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Riforma fiscale forfettari: il limite del 20%

La riforma fiscale forfettari ideata dal governo eviterebbe il passaggio diretto all’Irpef, ma accompagnerebbe per due anni l’impresa con una flat-tax aumentata.

Una Partita Iva in regime forfettario al 5% passerebbe quindi al 10%; quella al 15%, passerebbe al 20%. La gradualità del 5% permetterebbe uno impatto meno traumatizzante.

Ci sarebbero però alcuni requisiti da rispettare. Le imprese che vogliono approfittare di questa opzione dovranno essere in salute e fatturare ogni anno almeno il 10% in più dell’anno precedente. Facciamo un esempio:

Una Partita Iva in regime forfettario è attiva da due anni e approfitta della tassazione agevolata del 5% sul fatturato prodotto, al netto del suo coefficiente di redditività.

Se l’attività svolta è di commercio all’ingrosso, allora l’aliquota andrà applicata al 40% del fatturato totale annuo.

Se ipotizziamo che l’impresa sfori il limite dei 65.000 euro incassando un totale di 80.000 euro, allora sarà obbligata a pagare l’Irpef.

Con il regime forfettario agevolato per due anni, su 80.000 euro, l’impresa pagherebbe il 10% del 40% di 80.000 euro, ossia 3200 euro. Con l’Irpef invece rientrerebbe nell’ultimo scaglione, dove pagherebbe 25.420 euro più il 43% sul reddito che supera i 75.000 euro. In totale quindi si parla di 27.570 euro.

Riforma fiscale forfettari 2021, scatta il limite del 20%?
Riforma fiscale forfettari 2021, scatta il limite del 20%?

Riforma fiscale forfettari, le altre opzioni

La proposta dell’area di centro-destra sull’aumento della soglia di fatturato a 100.000 euro per i forfettari non ha trovato d’accordo i partiti di maggioranza.

A meno che non prevalga la posizione della Lega e di Forza Italia, difficilmente si allargherà così tanto il tetto massimo.

Improbabile anche l’opposto, ossia una diminuzione della soglia a 55.000 euro, voluta dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha ipotizzato la soluzione dello scalino di due anni proprio per evitare ulteriori scontri e tentare una mediazione fra le parti.

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