Riforma pensioni 2023: cosa cambia col governo Meloni?

Riforma pensioni 2023: cosa cambia col governo Meloni e come saranno modificato il sistema previdenziale. Nel centrodestra ci sono opinioni discordanti: ma si pensa a flessibilità in uscita, solidarietà intergenerazionale, aumento delle pensioni minime e dei trattamenti per l'invalidità.

5' di lettura

Riforma pensioni 2023: vediamo cosa potrebbe cambiare con il probabile governo di Giorgia Meloni. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Inutile dire che anche la riforma delle pensioni sarà un argomento caldo per il prossimo governo. E delle decisioni sono attese già dalle prossime settimane.

Per due motivi:

  • non ci sarà il tempo necessario per approvare una riforma strutturale prima della prossima legge di Bilancio (che deve essere presentata a novembre);
  • vanno in scadenza tre misure molto importanti: Quota 102, Opzione Donna e Ape sociale, si dovrà decidere se approvarle.

Sull’argomento puoi anche legge un post che spiega cosa cambia per le pensioni dopo il voto; tutte le novità proposte dai partiti; ma anche le proposte, gli anticipi e le novità.

Riforma pensioni 2023: tempi stretti

I tempi sono decisamente stretti per una riforma complessiva del sistema previdenziale. Oltretutto gli alleati non sono del centrodestra hanno delle visioni che sono discordanti in diversi punti. Bisognerà quindi prima raggiungere un accordo interno, poi confrontarsi con le parti sociale e solo dopo dar via libera alla riforma.

Se tutto va bene se ne parla entro i primi sei mesi del 2023.

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Riforma pensioni 2023: i punti del centrodestra

Il partito di Giorgia Meloni in campagna elettorale ha puntato soprattutto su questi punti:

  • l’innalzamento delle pensioni minime e sociali;
  • l’innalzamento delle pensioni di invalidità, che non dovranno essere inferiori ad altre forme di assistenza (come appunto la pensione sociale).

Forza Italia, per voce di Silvio Berlusconi, ha proposto di innalzare tutte le pensioni a 1.000 euro (ma si tratta di una ipotesi difficilmente praticabile: questa misura avrebbe un costo di circa 70 miliardi di euro l’anno).

La Lega dopo Quota 100 (che è stata accantonata) ha ora un nuovo cavallo di battaglia sulle pensioni, Quota 41. In pratica chi ha 41 anni di contributi può andare in pensione a qualsiasi età.

Riforma pensioni 2023: strategia complessiva

Non sono dunque proposte coincidenti. Ma soprattutto riguardano specifici aumenti o particolari misure. Non c’è ancora una strategia complessiva, che metta in risalto tutte le esigenze che sono emerse per il sistema previdenziale italiano:

  • maggiore flessibilità in uscita;
  • tutela fragili, caregiver, donne e giovani;
  • sostenibilità economica;
  • questione riscatto laurea universitaria.

Riforma pensioni 2023: i rischi per il Reddito di Cittadinanza

Proprio per questo la discussione tra le componenti del centrodestra sarà preliminare a qualsiasi riforma strutturale. Questo presuppone tempi non rapidi. Anche perché, come abbiamo visto con molte altre misure, basta sbagliare i conti per trovarsi sotto di decine di miliardi.

Di certo i partiti sono tutti concordi nel prevedere degli aumenti per le pensioni minime e per quelle che vengono erogate a vantaggio di invalidi.

E questa è indubbiamente una buona base di partenza.

C’è da dire comunque, che le risorse per aumentare queste pensioni dovrebbero essere dirottate dal Reddito di Cittadinanza, che Fratelli d’Italia intende dimezzare. Un’altra questione aperta e molto delicata, dove comunque la strategia sarebbe già stata delineata fra i partiti che compongono la maggioranza di governo (anche de la posizione di Forza Italia e della Lega era in partenza molto diversa: l’Rdc avrebbe dovuto essere solo riformulato).

Riforma pensioni 2023: misure in scadenza

Come detto andranno in scadenza Quota 102, Opzione donna e Ape sociale.

Vediamo cosa intende fare il nuovo governo. Diciamolo subito: l’ipotesi più accreditata è una riconferma da parte dell’esecutivo. Sarebbe strano il contrario. I tre trattamenti sono gli unici che hanno garantito maggiore flessibilità alla Legge Fornero che impone invece la pensione di vecchiaia a 67 anni (o a 64 anni, ma con 20 di contribuzione – solo con il contributivo -: riservata però a chi ha avuto stipendi di una certa consistenza).

Difficile dunque abolire misure che hanno consentito uscite anticipate soprattutto a categorie che anche con la riforma si intende tutelare:

  • fragili;
  • caregiver;
  • donne;
  • lavoratori impegnati in occupazioni considerate gravose.

Riforma pensioni 2023: ricambio generazionale

Comunque il mantra della flessibilità in uscita è stato proposto anche da Fratelli d’Italia. Si vorrebbero consentire uscite anticipate dal lavoro per facilitare il ricambio generazionale e ridurre il peso della disoccupazione giovanile.

In questo senso si parla anche di applicare un meccanismo di solidarietà intergenerazionale. Prevede delle agevolazioni fiscali per gli over 65 che ricevono una pensione e sostengono le spese di familiari che hanno meno di 36 anni. Spese che possono essere: sanitarie, di istruzione scolastica e universitaria, pratica sportiva, canoni di locazione per uso abitativo o per l’acquisto di una prima casa.

Riforma pensioni 2023: cosa cambia col governo Meloni?

Riforma pensioni 2023: pensioni d’oro e Quota 41

C’è anche un accenno alle cosiddette pensioni d’oro: verranno riviste quelle che non corrispondono all’entità dei contributi versati.

In questo quadro complessivo non dovrebbe esserci posto per la Quota 41 che viene proposta dalla Lega. Non assicura una flessibilità in uscita (servono comunque 41 anni di contribuzione), non consente nessun ricambio generazionale (come è accaduto per Quota 100) ed in più avrebbe un costo elevato per il sistema previdenziale.

Le risorse, come detto, dovrebbero essere usate per aumentare le pensioni minime, gli assegni sociali e le misure che sono legate all’invalidità civile (assistenziali e previdenziali).

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