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Riforma pensioni 2023, le ultime notizie: cosa cambierà?

Riforma pensioni 2023: cosa potrebbe cambiare il prossimo anno? Ecco le ultime notizie.

di Carmine Roca

Febbraio 2022

La Riforma Pensioni 2023 è già sul tavolo del Governo Draghi: novità in vista per il prossimo anno (Scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Cosa potrebbe accadere al sistema pensionistico italiano nel 2023? Cosa cambierà per i giovani, per le categorie gravose e per le donne? Ne parliamo in questo articolo.

Se sei interessato/a all’argomento e vuoi saperne di più, continua a leggere l’articolo.

Riforma pensioni 2023: le prime proposte

Il Governo Draghi, con il contributo dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil), sta vagliando una serie di novità per la Riforma Pensioni 2023.

Il confronto è ancora a uno stato embrionale e le informazioni contenute in questo articolo potrebbero, ovviamente, mutare nel corso dei prossimi mesi.

Cosa cambierà nel 2023? I sindacati hanno formulato le loro proposte, puntando sull’uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi versati, a prescindere dall’età anagrafica del lavoratore o sulla flessibilità in uscita a 62 anni di età.

A preoccupare il Governo è la portata dello sforzo economico nel dover accontentare una grossa fetta di lavoratori vicini all’età pensionabile, ipotizzata dai sindacati. Inoltre, l’attuale Governo Draghi sembrerebbe interessato a confermare la soglia anagrafica minima per andare in pensione, fissata a 64 anni.

Per quanto riguarda le pensioni anticipate, per evitare una spesa eccessiva per le casse dello Stato, si prenderebbe in considerazione soltanto il calcolo contributivo, mentre non dovrebbero esserci problemi per la riconferma, anche nel 2023, di Opzione Donna e dell’APE Sociale.

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Riforma pensioni 2023: uno sguardo ai giovani

A destare maggiori preoccupazioni sono i giovani e le loro carriere lavorative discontinue e intervallate da periodi di disoccupazione o di cassa integrazione, da stipendi bassi e precariato.

Il rischio per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 è di ritrovarsi, tra qualche anno, con una pensione di importo inferiore alla soglia minima.

Ecco che il Governo e i sindacati potrebbero lavorare per coprire i “buchi” delle carriere lavorative dei più giovani con una sorta di pensione di garanzia, assegnando dei contributi virtuali, permettendo al futuro pensionato di percepire un assegno dignitoso.

L’altra idea prevede un bonus contributivo una tantum assegnato ai lavoratori più giovani. Resta da capire se le ipotesi al vaglio sono fattibili per le casse dello Stato.

Riforma pensione 2023: gravosi e donne

Intanto, tra maggio e agosto 2022 sono stimate le prime uscite dal mondo del lavoro con Quota 102, che ha sostituito Quota 100.

Con la nuova opzione pensionistica è possibile andare in pensione con 64 anni di età e 38 anni di contributi. Ma la platea è abbastanza ristretta: poco meno di 17mila lavoratori ne usufruiranno.

Saranno, invece, circa 20mila i lavoratori appartenenti alle categorie gravose che beneficeranno della riconfermata APE Sociale nel 2022.

Riforma pensioni 2023
Riforma pensioni 2023: cosa potrebbe cambiare il prossimo anno?

Molte meno, infine, saranno le donne lavoratrici dipendenti e autonome che sfrutteranno Opzione Donna uscendo dal mondo del lavoro a 58 anni (dipendenti) e 59 anni (autonome). A preoccupare sono i troppi mesi – 12 per le dipendenti, 18 per le autonome – che trascorrono tra l’uscita dal lavoro e l’accredito del primo mese di pensione.

Per questo motivo, il Governo ha al vaglio la possibilità di rendere strutturale Opzione Donna, inserendo una novità importante: la gratuità del cumulo dei contributi versati in diverse gestioni previdenziali, fino alla soglia dei 35 anni necessari per andare in pensione. Inoltre, si starebbe considerando la possibilità di inserire un bonus contributivo per i periodi di maternità, ovvero un bonus o uno sconto di 12 mesi di versamenti per ogni figlio.

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