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Riforma pensioni: 4 mesi di anticipo per ogni figlio

Riforma pensioni, 4 mesi di anticipo per ogni figlio: è la proposta che il governo ha formulato ai sindacati nelle ultime ore.

di The Wam

Febbraio 2023

Per la riforma pensioni che dovrà essere approvata nei prossimi mesi si fa strada l’ipotesi di concedere alle donne 4 mesi di anticipo per ogni figlio. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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I 4 mesi di anticipo per ogni figlio erano già stati previsti dalla riforma Dini, ma solo per chi rientrava nel contributivo pieno. Il governo intende invece estendere questo “beneficio” a tutte le forme pensionistiche per le donne, 

anche chi rientra nel calcolo misto.

Su questo argomento puoi leggere un post sulla riforma delle pensioni per il 2024: cosa arriva subito e cosa no; sono aperte le domande per accedere a Opzione donna 2023, come capire se ne hai diritto.

Riforma pensioni: la proposta del governo

La proposta è stata avanzata nelle ultime ore dal governo ai sindacati. È stata esposta ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl dal sottosegretario Claudio Durigon.

I 4 mesi di anticipo dovrebbero dunque essere allargati, nelle intenzioni dell’esecutivo, a una platea molto più vasta di aventi diritto. Anche, come accennato, alle donne che rientrano nel calcolo misto per la determinazione dell’importo pensionistico. Ovvero quelle che hanno iniziato a versare contributi prima del primo gennaio 1996 e quindi hanno una parte dei versamenti che rientra nel sistema retributivo.

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Riforma pensioni: il motivo dell’anticipo

Per il governo l’anticipo pensionistico legato ai figli è una delle forme di tutela che sono state immaginate per le lavoratrici. Non viene data eccessiva importanza alla possibilità, pure ventilata, che questo vantaggio sia discriminatorio nei confronti delle donne senza figli.

Probabilmente la misura viene ritenuta in linea con una serie di iniziative che vorrebbero invertire il calo demografico del Paese. Un calo che sta iniziando a fare vedere i suoi effetti anche sul mondo del lavoro.

Riforma pensioni: Opzione donna, si cambia (ancora)

Il governo ha dunque confermato ai sindacati che si sta lavorando per modificare Opzione donna. Non è stato però chiarito se l’obiettivo è quello di ripristinare la misura dopo i cambiamenti imposti nell’ultima legge di Bilancio o se invece saranno previste modifiche di natura diversa.

Le risposte sul punto arriveranno solo tra qualche giorno. Il governo non si è sbilanciato perché sta discutendo con il ministero di Economia e Finanze per valutare il costo delle modifiche e le risorse che sono a disposizione.

Quando saranno chiariti questi aspetti la discussione sulla nuova Opzione donna con le parti sociali entrerà nel vivo.

Per intenderci vediamo come era Opzione donna prima e come è diventata dopo le modifiche imposte nell’ultima finanziaria:

Opzione donna prima:

Opzione donna in questo momento:

Riforma pensioni: Opzione donna, cosa dicono i sindacati

I sindacati sono uniti nel sostenere il ritorno alla prima Opzione donna. Il governo l’ha molto ridimensionata (riservandola solo ad alcune categorie di lavoratrici) per contenere la spesa.

Le parti sociali hanno dimostrato che un aumento dei costi ci sarebbe stato solo nei primi cinque anni. Poi il guadagno sarebbe stato tutto per le casse della previdenza. Del resto, le donne che aderiscono a Opzione donna hanno sì un netto anticipo per l’età della pensione, ma perdono circa il 30 per cento della retribuzione.

Alla richiesta dei sindacati non c’è stata ancora una risposta. La discussione intorno a Opzione donna è piuttosto paradossale. Nella versione originaria la misura riguardava già un numero ridotto di lavoratrici, tra 20 e 25mila. Quindi anche le risorse necessarie per coprire le spese non potevano essere così alte (ricordiamo che si tratta comunque di una uscita anticipata penalizzante).

Con la riformulazione del trattamento adottata con l’ultima legge di Bilancio l’accesso a Opzione donna è riservata a meno di 2.000 lavoratrici. Rispetto ai numeri della previdenza italiana siamo molto vicino allo zero.

Nell’immagine una mamma con il suo bambino

Riforma pensioni: perché il governo è preoccupato

L’attenzione del governo sulla tenuta dei conti per la previdenza ha comunque un suo fondamento. C’è un allarme concreto per i costi. L’INPS prevede di chiudere il bilancio con un rosso di 9,7 miliardi. Una crescita del disavanzo notevole rispetto al 2022, quando invece i conti si sono chiusi con 1,8 miliardi di attivo.

Ma non solo. La crescita delle spesa per le pensioni sarà di 23 miliardi nel 2023, fino ad arrivare ai più 50 miliardi nel 2025.

La situazione oltretutto sembra destinata a peggiorare per via del calo demografico. Un dato può aiutarci a capire: nel 2050 per ogni pensionato ci sarà solo un lavoratore in attività. Il che significa che l’attuale sistema previdenziale non sarebbe più sostenibile.

All’interno di questo quadro non sarà semplice introdurre le maggiori flessibilità in uscita che sono richieste sia dai lavoratori, sia dai sindacati. La sintesi si preannuncia difficile e rischia non soddisfare le tante attese.

Resta anche da valutare un’adeguata riforma del sistema assistenziale: da decenni si parla infatti di aumentare le pensioni di invalidità. Un altro punto dolente, un altro ostacolo che dovrà comunque essere affrontato e superato.

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