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Riforma pensioni Meloni: bonus contro penalità, le cifre

Riforma pensioni Governo Meloni: spunta un bonus per disincentivare l'uscita anticipata con Quota 103. Di cosa parliamo?

di Carmine Roca

Novembre 2022

La riforma pensioni è uno dei nodi da sciogliere per il Governo Meloni. Vediamo insieme le ultime novità (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Riforma pensioni: bonus contro penalizzazioni

Dalla penalizzazione prevista per chi va in pensione anticipata, al bonus riconosciuto a chi, pur soddisfacendo i requisiti per l’accesso anticipato rimane a lavorare ancora qualche anno.

Un incentivo a chi continua, imperterrito, a lavorare rinunciando alla pensione seppure in possesso dei requisiti richiesti. È questa la nuova proposta dell’esecutivo Meloni, collegata a Quota 103 e prevista dalla riforma pensioni.

Parliamo di una Quota 41 per tutti, ma rivisitata: se passasse, la misura consentirebbe a lavoratori e lavoratrici di andare in pensione con un minimo di 62 anni di età e con 41 anni di contributi.

A differenziare la pensione anticipata introdotta dalla Legge Fornero e la possibile nuova misura previdenziale ipotizzata dal Governo Meloni, sarebbe l’introduzione di un bonus busta paga, anziché di una penalizzazione sull’importo della pensione.

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Ricordiamo che la Legge Fornero, quando entrò in vigore, prevedeva una penalizzazione sulle anzianità retributive maturate fino al 2011 per i lavoratori o le lavoratrici che potevano accedere alla pensione anticipata prima di aver compiuto 62 anni.

Il taglio, per disincentivare il lavoratore ad andare in pensione prima del previsto, era di circa il 2% per ogni anno di anticipo per chi andava in pensione prima dei 60 anni di età e dell’1% per chi andava in pensione prima dei 62 anni di età. La penalizzazione fu congelata e poi soppressa definitivamente dalla legge 232 del 2016.

Ad oggi, dunque, non esistono penalizzazioni sull’importo delle pensioni anticipate. In ogni caso una perdita sull’assegno corrisposto c’è sempre, perché andando in pensione prima dei 67 anni, la quota contributiva del trattamento avrà un valore inferiore, a causa di un montante contributivo e di un coefficiente di trasformazione più basso.

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Riforma pensioni: quanto si perde con la pensione anticipata?

Prima di addentrarci nel vivo del discorso riforma pensioni e di spiegare come il nuovo Governo vorrebbe disincentivare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro attraverso bonus in busta paga, vediamo quanto si potrebbe perdere, dal punto di vista economico, accedendo alla pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne), a Quota 102, all’Ape Sociale o a Opzione Donna.

Ad esempio, un lavoratore di 63 anni, con 42 anni di contributi maturati, può andare in pensione con la Legge Fornero ricevendo un assegno mensile di circa 1.350 euro netti, a fronte di quasi 1.600 euro di stipendio netto mensile (retribuzione di 30.000 euro lordi l’anno).

Accedendo a Quota 102, con 64 anni di età e 38 di contributi, maturerebbe una pensione di circa 1.215 euro netti al mese, a fronte di uno stipendio di quasi 1.600 euro al mese (retribuzione di 30.000 euro lordi l’anno).

E già è possibile notare una “penalizzazione” per chi accede a Quota 102 rispetto a chi va in pensione con la Legge Fornero: pesano, infatti, gli anni di contributi (4 in meno), anche se l’età è maggiore (64 anni contro i 62 anni dell’esempio precedente). Questo perché la quota contributiva perde valore con un montante contributivo e un coefficiente di trasformazione più bassi.

Sarà ancora più bassa la pensione corrisposta a chi accede all’Ape Sociale con 63 anni e 30 di contributi (nel caso di disoccupati, caregiver e invalidi civili). Parliamo di una pensione inferiore ai 1.000 euro netti al mese, a fronte di uno stipendio di 1.600 euro netti al mese (retribuzione di 30.000 euro lordi).

Infine, con Opzione Donna il taglio è ancora più drastico, perché l’assegno è ricalcolato col sistema contributivo puro. Pensiamo a una lavoratrice dipendente che va in pensione con 58 anni di età e 35 di contributi.

A pesare fortemente è il coefficiente di trasformazione basso che influisce sul montante contributivo, per un assegno mensile di circa 850 euro netti al mese, a fronte di quasi il doppio dello stipendio (retribuzione di 30.000 euro lordi l’anno).

Leggi anche: Quota 100 o 102 flessibile? Cosa cambierà?

Riforma pensioni
Riforma pensioni Governo Meloni: spunta un bonus per disincentivare l’uscita anticipata.

Riforma pensioni: Quota 103, sarà possibile?

Dopo aver fatto alcuni esempi sulle “penalizzazioni” (ma sarebbe meglio chiamarli tagli sull’assegno) che si applicano alle pensioni anticipate, torniamo alla proposta di Quota 103 con bonus, prevista dalla riforma pensioni del Governo Meloni.

La formula potrebbe essere inserita nella prossima Legge di Bilancio, anche se mancano le risorse economiche. Ci sarebbe il tesoretto lasciato in eredità dal Governo Draghi, ma dovrebbe essere destinato in buona parte a fronteggiare il caro bollette.

Non regge economicamente neppure Quota 41 per tutti, la possibilità voluta fortemente da Matteo Salvini di uscire dal mondo del lavoro con il solo requisito contributivo (41 anni) senza limiti di età: costerebbe 5 miliardi di euro l’anno, un costo proibitivo per le casse dello Stato.

Inserire, dunque, una soglia di età (61 o 62 anni) che snellirebbe la platea di beneficiari (da 200mila a 90mila circa) e disincentivare l’uscita anticipata attraverso un bonus in busta paga da erogare a chi, pur avendo i requisiti, continua a lavorare ancora qualche anno, potrebbe essere una soluzione praticabile.

Intanto, con la riforma pensioni, sembra essere certa la proroga per Opzione Donna e per l’Ape Sociale, due misure anticipate in scadenza al 31 dicembre 2022.

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