Riforma delle pensioni: l’assegno diviso in due quote

Riforma delle pensioni: il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha proposto di dividere l'assegno in due quote, una contributiva e una retributiva. La prima sarà intascata in anticipo, la seconda al compimento di 67 anni. Sul tavolo la questione dei lavori usuranti e dei lavoratori fragili. Ma al momento il governo non pensa a una riforma delle pensioni strutturale. Il tema dovrà comunque essere affrontato entro la fine dell'anno per evitare uno scalone.

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Rinviata la discussione sulla riforma delle pensioni, concluso (alla fine del 2021), l’esperimento

Quota 100, resta il nodo, in mancanza di nuove regole, dello scalone che si verrà a creare all’inizio del 2022.

Sul tavolo ci sono molte proposte (quota 102, quota 92), e tra queste c’è anche quella avanzata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che già si è pronunciato sulla necessità di agevolare l’uscita dei lavoratori fragili e di quelli che sono stati impegnati in attività usuranti.

Il presidente Tridico ha sollecitato una discussione sulla possibilità di dividere la pensione in due quote: una contributiva, che può essere anticipata, e una retributiva, per la quale sarà necessario compiete 67 anni.

Una soluzione di questo tipo sarebbe molto più gestibile per le casse dello stato.

Contributiva e retributiva

La proposta è stata avanzata durante il convegno “Pensioni: 30 anni di riforme”.

In sintesi questa è l’ipotesi del presidente dell’Inps per la riforma delle pensioni:

  • la parte contributiva potrebbe essere versata all’assistito a 62, 63 anni
  • la parte retributiva al compimenti dei 67 anni

Tridico ha anche aggiunto che si può studiare la concessione di un anno in meno di contributi per ogni figlio e un anno in meno per ogni 10 di lavori usuranti o gravosi.

Flessibilità

«Occorre pensare – ha dichiarato Tridico – a strumenti tali da introdurre un regime di flessibilità strutturale del pensionamento, collegata al metodo contributivo».

L’obiettivo del presidente dell’Inps è chiaro: la riforma delle pensioni dovrebbe garantire una uscita con requisiti meno stringenti, o anche più bassi (per anni e contributi) soprattutto per chi ha svolto lavori usuranti.

C’è anche un’altra questione: l’aspettativa di vita. Per alcuni lavori il coefficiente dovrebbe essere portato a 2.5 (ora e 2.8) rispetto alla pensione minima con 64anni di età.

Lavoratori fragili

Il presidente Tridico ha anche accennato, e lo fa da un po’, alla questione dei lavoratori fragili (un po’ le stesse categorie inserite nell’elenco delle persone con priorità di vaccinazione contro il covid). Per questi lavoratori ha proposto un pensionamento anticipato sperimentale.

Non si tratta di un gruppo di persone molto numeroso e i costi sarebbero molto inferiori rispetto a quelli, che erano insostenibili per le casse dello Stato, di Quota 100.

Una delle soluzioni è quella di rafforzare l’Ape Sociale, che per ora resta prorogata solo fino al 2021.

Evitare lo scalone

Come detto di riforma delle pensioni non se ne parla al governo. Vengono ritenute prioritarie il Recovery Plan, la lotta alla pandemia e il sostegno alle categorie che sono state pesantemente danneggiate dai lockdonw. Ma il nodo resta, ed è urgente intervenire, se non subito di certo prima delle fine dell’anno.

Anche perché deve essere affrontata la questione dello scalone. Chi è nato nel 1960 non potrà andare in pensione, come invece ha potuto fare chi invece è nato nel 1959 (grazie a Quota 100), ma dovrà aspettare almeno fino al 2027. Una penalizzazione davvero eccessiva.

Al momento però, sul tavolo del governo c’è solo la possibile proroga dell’Ape sociale (per tutti quei lavoratori, e dopo la pandemia sono molti, in difficoltà), la conferma di Opzione Donna (che non è stata un grande successo), e la possibilità di prolungare ed estendere il contratto di espansione, per favorire l’uscita dei lavoratori anziani a vantaggio di giovani e promuovere le ristrutturazioni e le riconversioni aziendali.

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