Riforma Reddito di Cittadinanza in 4 punti. Orlando a lavoro

Riforma Reddito di Cittadinanza. Ecco quali sono le novità su cui lavora il Governo Draghi: Assegno Unico senza tagli, meno Irpef e tanto altro.

4' di lettura

Riforma Reddito di Cittadinanza – Saranno tre mesi di fuoco per il Governo e per il Parlamento, che dovranno segnare la strada per la nuova Legge di Bilancio (entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

La pressione dell’Europa per rispettare tutte le tappe previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta dando i suoi frutti e ogni ministro lavora alacremente per portare a casa le riforme.

Il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha ricevuto una proposta di riforma del Reddito di Cittadinanza, elaborata dall’Alleanza per la Povertà.

Il testo su cui lavorerà il ministro, che sta anche tenendo progettando la riforma degli ammortizzatori sociali, come la Naspi, è complesso e articolato. Quattro punti però sono quelli fondamentali.

In questo articolo spiegheremo quali sono le proposte di riforma che, con buona probabilità, troveranno accordo politico ed entreranno in vigore già a partire dal 2022.

Riforma Reddito di Cittadinanza: Assegno Unico senza tagli

Il primo punto riguarda l’erogazione di più soldi alle famiglie numerose, che sono particolarmente svantaggiate soprattutto se ci sono minori a carico.

Nella «Scala di Equivalenza», il sistema che serve a determinare l’importo del Rdc, i minori infatti hanno un punteggio di 0,2 mentre i maggiorenni di 0,4.

Inoltre, l’integrazione dell’Assegno Unico sulla ricarica di Reddito di Cittadinanza tiene conto della «quota minori» già erogata nell’importo del Rdc.

Significa che, come si saranno accorte numerose famiglie che stanno percependo la misura-ponte (Assegno Temporaneo Figli Minori) con Rdc, in realtà l’importo ammonta spesso a qualche decina di euro in più.

La proposta di riforma è quella di aumentare il punteggio dei minori nel calcolo dell’importo e rendere l’Assegno Unico Figli cumulabile con Reddito di Cittadinanza, senza alcuna decurtazione.

Secondo le prime stime questo piccolo intervento coinvolgerebbe 400mila famiglie con un aumento annuo dell’importo di 1.800 euro, ossia 150 euro in più al mese.

Se vuoi approfondire questo punto, ti invitiamo a leggere questo approfondimento.

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Riforma Reddito di Cittadinanza: solo 2 anni di residenza

La riforma Reddito di Cittadinanza dovrà tenere conto di tutte quelle famiglie di stranieri che hanno potuto accedere al Reddito di Emergenza, ma sono sempre state escluse dal Rdc per il requisito della residenza.

Attualmente, infatti, per ottenere il Reddito di Cittadinanza bisogna avere la residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativi sul territorio.

La proposta è quella di abbassare la soglia da 10 anni a 2 anni, per permettere a circa 150mila famiglie di ottenere il sussidio.

Il costo di questo movimento ammonterebbe a 900 milioni di euro all’anno.

Riforma Reddito di Cittadinanza: meno Irpef ai lavoratori

Un’altra proposta è quella di diminuire l’Irpef, dal 100% fino al 60%, per i lavoratori che percepiscono il Reddito di Cittadinanza.

Così facendo si aumenterebbe, seppur sensibilmente, il reddito familiare disponibile.

Questo particolare sistema segue lo schema di uno strumento di welfare francese, chiamato «Prime Activité».

Riforma Reddito di Cittadinanza in 4 punti. Orlando a lavoro
Riforma Reddito di Cittadinanza in 4 punti. Orlando a lavoro

Riforma Reddito di Cittadinanza, flessibilità sul patrimonio mobiliare e accompagnamento alla domanda

L’ultimo punto riguarda l’allentamento dei «vincoli aggiuntivi» legati al patrimonio mobiliare (come il possesso di automobili entro una certa cilindrata…), con anche l’allargamento della soglia di accesso, per permettere anche a chi escluso per qualche centinaio di euro di accedere al beneficio.

Infine, sarà previsto un servizio di accompagnamento alla presentazione domanda e di informazione.

Molti nuclei familiari, infatti, non accedono alla misura non perché non vogliono farlo, ma perché non ne conoscono l’esistenza.

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