Riscossione debiti, l’Inps non fa sconti: termine 60 giorni

Riscossione debiti, l'Inps non fa sconti: termine 60 giorni e non 150 come invece deve fare l'Agenzia delle Entrate, vi spieghiamo perché. Dunque per i contributi previdenziali non versati bisognerà pagare entro due mesi dalla notifica per evitare conseguenze. La proroga riguarda solo l'agenzia di riscossione.

4' di lettura

Per la riscossione debiti l’Inps non potrà applicare l’estensione dei termini di pagamento a 150 giorni. Resta il limite precedente: 60 giorni per versare i contributi previdenziali che non sono stati pagati.

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Non è una scelta esclusiva dell’Inps: la decisione arriva dopo che è stato chiesto un parere ai ministeri del Lavoro e dell’Economia rispetto all’applicazione anche per l’Istituto di previdenza della norma che ha ampliato i tempi di riscossione per l’Agenzia delle Entrate.

Ma cosa diceva la legge (ovvero l’articolo 2 del decreto legge 21 ottobre 2021, numero 146):

«Con riferimento alle cartelle di pagamento notificate dall’agente della riscossione dal primo settembre al 31 dicembre 2021, il termine per l’adempimento dell’obbligo risultante dal ruolo, previsto dall’articolo 25, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, è fissato, ai fini di cui agli articoli 30 e 50, comma 1, dello stesso decreto, in centocinquanta giorni».

Riscossione debiti Inps: tempi di pagamento

E quindi era stato stabilito il prolungamento dei termini per gli avvisi di pagamento e le cartelle esattoriali a 150 giorni dalla notifica e non più a 60. Un prolungamento dei termini che, è chiaro, non prevedeva l’applicazione di somme aggiuntive (tassi, sanzioni).

Ilo che significa anche che prima dei 150 giorni l’agente riscossore non può dare il via al recupero dei debiti iscritti a ruolo.

Quindi, tra l’altro, stop ai pignoramenti (per 5 mesi).

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Riscossione debiti Inps: così l’Agenzia delle Entrate

Per quanto riguarda l’Agenzia delle Entrate la faccenda è assai delicata, anche perché come saprete dal 31 agosto è terminato il periodo di sospensione imposto per oltre un anno a causa della pandemia da covid.

E infatti a partire da quella data (il 31 agosto, appunto), sono tornate a partire cartelle esattoriali, avvisi di pagamento, pignoramenti: insomma tutto l’armamentario tipico della riscossione.

Il problema ulteriore è stato causato dalla mole di arretrati accumulati nel periodo di sospensione.

E quindi, proprio in previsione di una pioggia di cartelle esattoriali sulla testa di milioni di cittadini, il governo ha deciso di prolungare e più che raddoppiare i termini di pagamento.

Provvedimento necessario, secondo tutti i partiti di governo, nonostante le sanatorie e la cancellazione delle cartelle esattoriali arretrate e che risalivano al periodo 2000.2010.

Riscossione debiti Inps: perché non si adegua

Ok, fin qui ci siamo: ma perché l’Inps non si adegua e può continuare a imporre un massimo di 60 giorni per il pagamento dei contributi non versati?

Beh, la risposta è nel primo rigo della norma che prolunga i termini: « Con riferimento alle cartelle di pagamento notificate dall’agente della riscossione dal primo settembre al 31 dicembre 2021…», il che significa che non è stato inserito in quella normativa anche l’Istituto nazionale di previdenza sociale.

Per sciogliere ogni dubbio l’Inps ha chiesto un parere ai ministeri del Lavoro e dell’Economia. E la valutazione fatta dai funzionari dei due dicasteri è stata concorde:

la norma non riguarda le attività di riscossione dei contributi previdenziali non pagati che rientra nella esclusiva competenza dell’Inps.

Riscossione debiti Inps: il paradosso

La proroga dei termini (quella citata nell’articolo 2 del decreto legge numero 146 del 2021), faceva espresso riferimento all’attività di notifica delle cartelle esattoriali inviate dall’Agenzia delle Entrate.

Proprio per questo l‘Inps può continuare a recuperare le somme dovute all’istituto, per qualsiasi ragione, continuando a far vale il termine dei 60 giorni dalla notifica.

Per paradosso, se gli stessi crediti dell’Inps venissero riscossi non in autonomia ma affidandosi all’Agenzia delle Entrate i tempi di pagamento sarebbero stati prolungati fino a 150 giorni.

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