Ritorno a scuola, ma non per tutti: proteste e sit in

Ritorno a scuola, ma solo in tre regioni: Abruzzo, Toscana e Val d'Aosta. Nelle altre, nonostante la decisione dei governo, si rientra il classe tra il 18 gennaio e febbraio. Proteste e iniziative in tutta Italia. Gli studenti si sono astenuti anche dalle lezioni a distanza, sostenuti da molti professori. «Riaprono tutto, ma non la scuola».

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Scuola, doveva essere il giorno del ritorno in classe, della ripresa delle lezioni in presenza, seppure al 50%. Non è stato così. Le classi si sono riempite (parzialmente), solo in tre regioni: Valle d’Aosta, Abruzzo e Toscana (in Trentino Alto Adige sono ripartite il 7 gennaio). Altrove non se ne parla. O meglio: c’è chi ha già rinviato a febbraio. La conseguenza: proteste di studenti, insegnanti e presidi in tutta Italia. I ragazzi si sono astenuti anche dalla didattica a distanza.

«Era tutto pronto per ripartire – ha dichiarato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina – sono state le Regioni a far slittare di nuovo la riapertura della scuola».

Scuola, in tutta Italia lo sciopero della Dad

Come detto, monta la protesta. Soprattutto tra gli studenti. Oltre ad aver organizzato lo sciopero della Dad, stanchi delle lezioni da casa, hanno chiesto di poter rientrare in classe. Alle manifestazioni, che si sono svolte da nord a sud, hanno preso parte tanti insegnanti.

Iniziative ovunque: Milano, Parma, Firenze, Roma, Viterbo, Pescara, Ancona, Salerno e altre città. Le proteste continueranno per tutta la settimana.

La riapertura nelle altre Regioni

L’ultima regione ad aver deciso di sospendere fino a febbraio le lezioni in presenza è stata la Basilicata. Si aggiunge a Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Veneto, Calabria e Sicilia. Didattica a distanza fino al 18 gennaio, nel Lazio, in Liguria, Molise, Piemonte e Puglia.

E il 25 gennaio, potrebbero tornare in classe gli studenti di Campania, Emilia-Romagna, Lombardia e Umbria. Potrebbero, perché un nuovo slittamento è sempre dietro l’angolo. Dipenderà da molte cose, a partire dalla curva epidemiologica. Ma anche dall’organizzazione dei trasporti e dai diversi turni di ingresso e uscita dalla scuola.

Cosa chiedono gli studenti

Nel frattempo giorno di presìdi e sit in.

«Non si può tenere aperto tutto, mentre la scuola resta sempre chiusa da ormai un anno», sostiene il comitato Priorità alla Scuola che è fra gli organizzatori della mobilitazione.

Una organizzazione che si augura, tra l’altro, finanziamenti adeguati alla scuola per avere più spazi, più personale, per riaprire le infermerie, fare uno screening sanitario regolare della comunità scolastica (docenti, ATA, studenti) e «inserire – si legge in una nota -, come categoria prioritaria, il personale scolastico ad alto rischio nella fase 1 dell’agenda vaccinale».

Le iniziative per oggi sono programmate a Firenze, Roma, Milano, Viterbo, Pescara, Faenza, Salerno. E domani, ancora Roma, quindi Ancona, La Spezia. Altre manifestazioni nei prossimi giorni: venerdì e sabato a Trieste. Il 16 gennaio, protagonista ancora Trieste con Pisa e Imola.

A Roma, dove il rientro a scuola è slittato al 18 gennaio, una decina di giovani dei licei Visconti e Albertelli si sono riuniti sotto la Prefettura per chiedere il rientro in classe.

«Il Lazio è zona gialla, è stato riaperto tutto tranne la scuola», ha raccontato uno dei presenti che oggi ha aderito allo sciopero della Dad. E come lui sono tanti gli studenti che si sono riuniti in assemblea di fronte ai licei.

Ma perché questo sciopero dovrebbe essere diverso dalle proteste dei mesi scorsi in cui è sempre stato chiesto il rientro in sicurezza?

«Sentiamo – hanno detto gli studenti – che ora c’è un’attenzione diversa al tema. I giornali iniziano a parlare di scuola e anche l’opinione pubblica si sta convincendo che la situazione sta diventando imbarazzante».

Riparte la Toscana, ma se i contagi aumentano…

In Toscana si è tornati invece a scuola, e non si sono registrate difficoltà nella rete dei trasporti.

«Viste le condizioni in Toscana – ha dichiarato il presidente della Regione, Eugenio Giani – giusto prenderci qualche rischio e ripartire, almeno ci rendiamo conto della situazione. Se i contagi risalgono possiamo interrompere di nuovo, ma l’immagine che stava passando che le scuole fossero un danno era sbagliata. La scuola è fondamentale per la comunità».

Ritorno a scuola anche per il 50% degli studenti abruzzesi delle superiori. Circa 29mila alunni, dopo due mesi di lezioni online. In Abruzzo si è deciso di ripartire anche perché indice Rt è al di sotto di 1.

Abuzzo in zona gialla? La scuola riapre

»D’altra parte – ha dichiarato l’assessore regionale all’Istruzione Pietro Quaresimale -, come deciso dal Governo, l’Abruzzo torna in zona gialla con bar e ristoranti aperti e quindi ci è sembrato opportuno la riapertura degli istituti scolastici superiori con uno sforzo organizzativo particolare da parte delle strutture regionali che si occupano del trasporto e della mobilità studentesca». I

«In questo senso – ha aggiunto Quaresimale – è stata incrementata la frequenza degli autobus sulle linee maggiormente frequentate dagli studenti con il conseguente aumento del numero di mezzi in circolazione. Abbiamo fissato con le prefetture i piani di trasporto in relazione anche allo scaglionamento del rientro a scuola, rivolgendo un’attenzione particolare alle aree ad alta intensità di frequenza».

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