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Pensioni 2022 e 2023, aumenti a confronto (tabelle)

Rivalutazione delle pensioni nel 2023: quali sono gli aumenti previsti e quali sono le differenze rispetto al 2022? Scopriamo tutto in questo approfondimento.

di Carmine Roca

Febbraio 2023

Come ha influito la rivalutazione delle pensioni nel 2023 sugli importi degli assegni e quali sono le differenze rispetto al 2022? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Rivalutazione delle pensioni nel 2023: differenze col 2022, tabella

La rivalutazione delle pensioni nel 2023 ha modificato, e non poco, gli importi degli assegni rispetto al 2022.

La perequazione del 7,3% ufficializzata dal Governo Meloni tramite decreto firmato dal ministro Giorgetti lo scorso 9 novembre e confermata dall’INPS con il messaggio del 10 febbraio ha comportato un’impennata degli importi degli assegni, se paragonati al 2022.

Basti pensare che il tasso di rivalutazione applicato a partire dal 1° gennaio 2022 era stato dell’1,7%. Poi, con un successivo conguaglio erogato a novembre 2022, il tasso di rivalutazione era stato portato a 1,9%.

Volendo fare un esempio, nel 2022 l’aumento sulle pensioni da 1.000 euro era stato di 19 euro al mese; nel 2023 si è arrivati a 73 euro al mese, con un incremento di quasi 60 euro.

Sugli assegni di 2.000 euro al mese, nel 2022 si era avuto un aumento di 38 euro al mese, mentre nel 2023 si è arrivati a 146 euro al mese, quasi 110 euro in più.

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Ecco una tabella che ci aiuterà a chiarire e a comprendere quali sono state le differenze tra la rivalutazione del 2022 e quella del 2023:

IMPORTO PENSIONE 2021AUMENTO 2022AUMENTO 2023
Pensione minima (515,58 euro)525,38 euro (+1,9%)563 euro (bonus esclusi) 571 euro (con bonus under 75); 597 (con bonus over 75)
1.000 euro19 euro (+1,9%)73 euro (+7,3%)
1.500 euro28,50 euro (+1,9%)109,50 euro (+7,3%)
2.000 euro38 euro (+1,9%)146 euro (+7,3%)
2.500 euro42,75 euro (+1,71%)155 euro (+6,20%)
3.000 euro42,60 euro (+1,42%)116,10 euro (+3,87%)
3.500 euro49,70 euro (+1,42%)135,45 euro (+3,87%)
4.000 euro56,80 euro (+1,42%)137,20 euro (+3,43%)
4.500 euro63,90 euro (+1,42%)121,50 euro (+2,70%)
5.000 euro71 euro (+1,42%)135 euro (+2,70%)
5.500 euro78,10 euro (+1,42%)128,70 euro (+2,34%)
Rivalutazione delle pensioni nel 2023: differenze col 2022, tabella

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Rivalutazione delle pensioni nel 2023: il nuovo sistema Meloni

Abbiamo visto che gli aumenti delle pensioni del 2023 sono stati quasi 4 volte superiori a quelli applicati nel 2022, complice un’inflazione mai così alta negli ultimi 40 anni.

L’inflazione, infatti, inficia sull’aumento delle pensioni. Con la perequazione (o rivalutazione) lo Stato adegua gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali all’aumento dei prezzi registrati l’anno precedente. È un modo per salvaguardare il potere d’acquisto delle pensioni.

Dal 1° gennaio 2023, con l’avvento del Governo Meloni, c’è stato un rinnovamento del sistema di rivalutazione. Ricordiamo, infatti, che la rivalutazione al 100% spetta soltanto sugli importi fino a 2.101,52 euro lordi al mese.

Poi si applicano percentuali di rivalutazione più basse all’aumentare degli importi. Dal 2023, le fasce di calcolo sono diventate sei, rispetto alle tre che erano in vigore nel 2022:

IMPORTO PENSIONIRIVALUTAZIONE
Pensioni fino a 2100 euro lordi al mese100%
Pensioni da 2101 euro a 2625 euro lordi al mese85%
Pensioni da 2626 a 3150 euro lordi al mese53%
Pensioni da 3151 a 4200 euro lordi al mese47%
Pensioni da 4201 a 5250 euro lordi al mese37%
Pensioni di importo superiore a 5250 euro lordi al mese32%
Rivalutazione delle pensioni nel 2023: il nuovo sistema di rivalutazione

Rivalutazione delle pensioni nel 2023: le differenze col Governo Draghi

In questa tabella di Itinerari previdenziali, possiamo verificare come è cambiato il sistema di rivalutazione delle pensioni dal 2014 al 2022, dal Governo Letta fino al Governo Draghi:

Rivalutazione delle pensioni nel 2023
Rivalutazione delle pensioni nel 2023: le differenze dal 2014 al 2022.

Possiamo dire che in termini economici, con il Governo Draghi si è assistito a una rivalutazione delle pensioni più conveniente, con sole tre fasce di valutazione (100, 90 e 75%) e una suddivisione che ha favorito le pensioni di importo più alto.

La rivalutazione piena (100%) è stata applicata, come nel 2023, sugli importi fino a 4 volte il trattamento minimo (2.100 euro al mese).

Le differenze iniziamo a notarle nella fascia da 4 a 5 volte il trattamento minimo (fino a 2.625 euro al mese).

Con il Governo Draghi, su questi importi spettava una rivalutazione del 90%, l’1,71% di aumento rispetto al 2021, mentre il Governo Meloni ha ridotto la percentuale, considerando l’inflazione più alta registrata nel 2022, scendendo all’85% di rivalutazione (il 6,20% di aumento).

È sulle pensioni oltre 5 volte il trattamento minimo che notiamo le differenze più forti. Se con Draghi la percentuale di rivalutazione fu fissata al 75%, per un aumento dell’1,42%, con il Governo Meloni assistiamo a una riduzione drastica: il 53%, pari al 3,87% di aumento.

L’attuale esecutivo ha introdotto altre tre fasce di valutazione rispetto al Governo Draghi, che ha mantenuto il 75% anche sugli importi da 6 a 9 volte il trattamento minimo.

Dal 2023 si applica il 47% di rivalutazione sugli importi oltre 6 volte e fino a 8 volte il trattamento minimo, il 37% per gli importi oltre 8 volte e fino a 10 volte il trattamento minimo e il 32% per gli importi oltre 10 volte il trattamento minimo.

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