Rivalutazione pensioni: i conteggi sono sbagliati

Rivalutazione pensioni: i conteggi sono sbagliati, l'Inps ha riconosciuto l'1,6% di aumento e non l'1,7%, gli importi saranno compensati nei prossimi mesi. Ma nel frattempo gli importi sono stati inferiori a quelli previsti e l'inflazione continua a galoppare.

3' di lettura

Rivalutazione pensioni: i conteggi sono sbagliati. L’Inps ha applicato l’1,6% invece dell’1,7% che era stato invece ufficializzato dal Ministero dell’Economia. Si tratta dello 0,1% in meno, una percentuale comunque sufficiente a far sballare i conti. Aggiungiti al gruppo Telegram di news su Invalidità e Legge 104 ed Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su Whatsapp, Telegram, Facebook, Instagram e YouTube.

O meglio: i pensionati si sono ritrovati un assegno inferiore a quello dovuto.

L’Inps ha applicato alla rivalutazione Istat l’1,6 invece dell’1,7% dunque. L’Istituto di previdenza ha spiegato che avrebbe calcolato quel tasso con i dati di ottobre (appunto 1,6) per riuscire a erogare in tempo l’aumento.

Rivalutazione pensioni: l’Inps, troppo anticipo

In pratica l’Inps non ha tenuto conto, perché si è mossa troppo in anticipo, della comunicazione che è arrivata a novembre dal Mef, quella dove veniva stabilità che la rivalutazione doveva essere dell’1,7%.

Un “errore” che sta causando un certo malcontento. Non si tratta di grosse cifre, ma anche gli importi di molte pensioni sono lontani dal poter essere considerati “grosse cifre”.

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Rivalutazione pensioni: il conguaglio a marzo

Da marzo ci dovrebbe essere un conguaglio, e l’Istituto nazionale di previdenza sociale dovrebbe quindi versare anche gli arretrati che sono maturati a gennaio e febbraio.

L’errore è stato evidenziato e segnalato anche da molti pensionati.

Rivalutazione pensioni: rivalutazione progressiva

Dal prossimo anno si ritorna dunque con una rivalutazione progressiva. La scelta privilegia le pensioni medie e alte. Ma del resto – questo il motivo della scelta del governo – negli ultimi 10 anni proprio quelle pensioni sono state maggiormente penalizzate, con la conseguenza di aver visto ridotto e di molto il loro potere d’acquisto.

Con la perequazione questi sono gli aumenti previsti (e ai quali l’Inps si dovrà adeguare):

  • aumento dell’1,7% per tutte le pensioni fino a 2.062,32 euro al mese;
  • aumento dell’1,53% per tutte le pensioni tra 2.062,33 e 2.577.90 euro;
  • aumento dell’1,275% per le pensioni oltre i 2.577,90 euro.

Con questa rivalutazione gli aumenti previsti (con l’1,7%) sono questi:

  • 34 euro lordi mensili per pensione di 2.000 euro (sempre lordi);
  • 42 euro lordi mensili per pensioni di 2.5000 euro (sempre lordi).

Rivalutazione pensioni: gli aumenti previsti

Gli aumenti dovrebbero essere questi:

  • Pensione lorda mensile 2021: 1.500 euro
  • Rivalutazione: 25.50 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 1.525,50 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 2.000 euro
  • Rivalutazione: 34 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 2.034 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 2.500 euro
  • Rivalutazione: 41,76 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 2.541 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 3.000 euro
  • Rivalutazione: 48,33 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 3.048,33 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 3.500 euro
  • Rivalutazione: 54,70 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 3.554,70 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 4.000 euro
  • Rivalutazione: 61,08 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 4.061,08 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 4.500 euro
  • Rivalutazione: 67,45 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 4.567,45 euro
  • Pensione lorda mensile 2021: 5.000 euro
  • Rivalutazione: 73,83 euro
  • Pensione lorda mensile 2022: 5.073,83 euro

Rivalutazione pensioni: la svalutazione

Comunque non cifre importanti. Soprattutto perché l’inflazione nel 2021 è stata di molto superiore all’1,7%. L’anno dovrebbe chiudersi con un tasso di inflazione superiore al 3% e molto vicino al 4%.

Il che significa che anche con una rivalutazione “aggiustata” all’1,7% è comunque inferiore di oltre il 2% rispetto alla svalutazione reale.

Il che significa che il potere d’acquisto per chi riceve la pensione è già sceso del 2%.

Ma non solo: l’inflazione continuerà a salire anche anche nel prossimo anno, erodendo così ancora di più il valore delle pensioni.

La nuova rivalutazione, che dovrebbe riequilibrare il potere d’acquisto dei trattamenti pensionistici, sarà deciso solo alla fine del prossimo anno e gli importi verranno aggiornati nel 2023.

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