Valle del Sabato in rivolta contro fonderia: basta veleni!|VIDEO

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In centinaia hanno sfidato fiocchi di neve e temperature polari per dire un no secco, chiaro, definitivo al progetto che prevede la realizzazione di una fonderia di metalli nell’area industriale di Pianodardine. Tutti a piazza Libertà, di fronte alla Provincia, con cartelli, microfoni, fiori di carta. Convocati dal Comitato Salviamo la Valle del Sabato. Senza rabbia, ma con convinzione. E inesauribile determinazione.

“Ecco perché siamo qui a dire no”

“Non diciamo no per partito preso – dichiara Franco Mazza, presidente del comitato -. Diciamo no perché la misura è colma. Mi spiego: nella nostra Valle c’è un accumulo insostenibile di sostanze inquinanti, aggiungere altre aziende che non possono certo essere a emissioni zero, ma che trattano piombo, ferro, rame, bronzo e altri metalli, non fa che peggiorare la situazione. Che, e lo ripetiamo da anni, è già ben oltre ogni limite consentito”.

no fonderia nella Valle del Sabato
Uno degli striscioni esposti davanti alla Provincia

L’inquinamento è democratico: non si salva nessuno

I manifestanti hanno anche esposto striscioni (l’ormai tradizionale “Mo basta”), e cartelli. Ne citiamo uno tra i tanti: “L’inquinamento è democratico. Lo respirano i bambini dell’asilo di Prata e quelli del Palazzotto”. Che è anche un modo per sollecitare la reazione dei cittadini avellinesi. Perché la nube di gas che soffoca Pianodardine e Arcella non risparmia certo il capoluogo. Anzi. E in città si può imporre lo stop alle auto, ridurre l’orario di accensione dei riscaldamenti per le abitazioni, ma se non si interviene sulla zona industriale, beh, c’è poco da andare a piedi: l’aria che respiriamo continuerà a restare insalubre. E non solo nella Valle del Sabato, ma anche nei paesi della zona (che in molti casi hanno perfettamente coscienza del problema), Avellino compresa.

No fonderie nella Valle del Sabato
Cartelli di protesta davanti alla Provincia

Questa Valle trattiene tutti i gas inquinanti

Forse non tutti sanno (o preferiscono non saperlo): la Valle del Sabato è una delle zone a più alto asso d’inquinamento a livello nazionale. Non solo perché ci sono aziende: ma anche per ragioni strettamente orografiche. Ci spieghiamo: la particolare conformazione di quel pezzo di territorio, infatti, trattiene le emissioni delle fabbriche, che quindi si disperdono con grande difficoltà. Non proprio la condizione ideale per un’area industriale. Eppure, rispetto a questa situazione, piuttosto che pensare a una riconversione, a una drastica riduzione dei fumi o almeno a evitare che si realizzino altre fabbriche “pericolose”, si immagina di insediare nuovi impianti a rischio, come appunto una fonderia (dovrà – tra l’altro – trasformare in lingotti il piombo dei proiettili esplosi). “Non si tratta – conferma Franco Mazza – di un impianto, grande, niente a che vedere con le Fonderie Pisano, ma si inserisce in un contesto già difficile dal punto di vista ambientale. Mai che si decida di aprire a Pianodardine un’azienda che produce fiori o attività a emissioni zero”.

Novolegno? C’è un solo colpevole: Fantoni

Il presidente di Salviamo la Valle del Sabato torna anche sulla questione Novolegno, e sulle dichiarazioni del presidente della Provincia, Domenico Biancardi, che ritiene le proteste ambientaliste in parte responsabili della chiusura della Novolegno: “E’ una sciocchezza. L’unico colpevole è Fantoni, che dopo 30 anni ha deciso di investire altrove e lasciare senza lavoro 117 operai”.

Oltre alla fonderia di piombo e altri metalli, si prospetta nella stessa zona l’apertura a Pratola Serra – nella frazione San Michele – di un “Tempio della cremazione”. Altro impianto discusso, con emissioni di fumi insalubri. “Stiamo studiando anche quella pratica, se è come sembra prenderemo posizione”.

Le ragioni dei manifestanti che si sono incontrati questa mattina in piazza Libertà, sono note: oltre alla conformazione della Valle, che insiste su una zona di interesse storico e archeologico, ci sono da difendere colture di pregio e uniche al mondo, come quelle del Fiano. Come se non bastassero le ragioni di salute pubblica.

Franco Mazza, presidente del Comitato Salviamo la Valle del Sabato
Franco Mazza, presidente del Comitato Salviamo la Valle del Sabato

Guerra tra poveri sulla salute di tutti

Le proteste dei cittadini sono state irrimediabilmente ignorate per anni (e non bisogna mai dimenticare quel cancro ecologico che è la vicina ex Isochimica). Silenziate da interessi economici e politici. Frapponendo, alle questioni ambientali, l’esigenza del lavoro. Guerra tra poveri sulla salute di tutti. Sarebbe forse il tempo di immaginarla davvero una riconversione ecologica, una crescita dell’agro alimentare, in una zona che vanta da sempre una forte vocazione in quel settore. Non si tratta né di una decrescita felice, e neppure di un “no” a tutto e a tutti. Ma serve – oggi più che mai – la consapevolezza che la difesa dell’ambiente è in nome del futuro. Riempire aria, acqua e terreni di veleno, non porta lontano. Lo abbiamo già visto. E lo stanno vivendo sulla loro pelle, in questi giorni, anche gli operai della Novolegno.

Gli inquinatori non portano ricchezza

Gli inquinatori non portano ricchezza, ma distruzione. La possibilità di imporre una green economy nella Valle, non solo può portare nuovo sviluppo, ma consentirebbe di guardare al futuro senza timori. Oggi Pianodardine è vicina al collasso. E sarebbe il collasso di un pezzo determinante di questa provincia. La fonderia di piombo rischia di velocizzare quel processo. Certe aziende si potrebbero aprire altrove, dove i fumi di altre aziende non hanno ancora inciso ferite profonde nel territorio. E le emissioni di una sola fabbrica non avrebbero la capacità di arrecare danni definitivi e conseguenze incalcolabili. E scontate.

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