«Era ubriaca, non sa niente»: Robinho choc, fu davvero stupro?

Pochi giorni fa, Robinho fu applaudito per la scelta di giocare nel Santos per 230 euro al mese. Ma sulla sua testa pende una condanna a nove anni di carcere, formulata dal Tribunale di Milano, per avere - secondo l'accusa - abusato di una giovane albanese in un locale milanese. Dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche che sembrano inchiodare il calciatore, il Santos lo ha immediatamente licenziato.

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Qualche giorno fa scrivemmo dell’atto d’amore di Robinho nei confronti del Santos, la squadra che gli ha permesso di diventare calciatore.

L’attaccante brasiliano, ora 36enne, aveva accettato di giocare per 230 euro al mese, per aiutare il club in difficoltà economiche. A pochi giorni di distanza da quel gesto applaudito da tutti, Robinho è finito nuovamente al centro di una vicenda che lo vede protagonista dal 2013, dall’ultimo anno vissuto in Italia con la maglia del Milan.

Il brasiliano è accusato di avere stuprato una giovane albanese conosciuta in un locale milanese, e per questo già condannato in Italia a nove anni di carcere.

«Non mi importa niente»

Una pena aggravata dalla «minorata difesa e psichica della donna». Le intercettazioni telefoniche sembrano inchiodare Robinho alle accuse:

«Sto ridendo perché non mi importa niente. La ragazza era completamente ubriaca, non sa niente», dice il brasiliano nel corso di una telefonata resa nota venerdì da Globo Esporte, proseguendo con altre rivelazioni scabrose.

Un’auto-confessione per i giudici di Milano. E in Brasile, dove fino a qualche giorno fa hanno creduto all’innocenza del calciatore, in molti hanno cambiato idea. In primis il Santos, che ieri ha licenziato Robinho, che si era sempre difeso parlando di «rapporto consensuale» con la vittima della violenza.

Robinho è stato condannato dal Tribunale di Milano nel 2017, ma già da tre anni aveva lasciato l’Italia per fare ritorno in Brasile. E pare che in precedenza, quando militava nel Manchester City, prima dell’importante esperienza con il Milan, a Robinho era stata mossa un’accusa identica, evaporata in un nulla di fatto.

Notte di violenze

L’episodio milanese si svolse al Sio Cafè. Robinho era in compagnia della moglie e di cinque amici. Qui, secondo l’accusa, avrebbe adocchiato la ragazza albanese e dopo aver riportato a casa la moglie, il calciatore e gli amici «sottoposero la donna a plurimi e ripetuti rapporti sessuali».

Dopo la sentenza in primo grado e la condanna a nove anni, si attende lo svolgimento del processo d’appello. Il caso, intanto, è nuovamente diventato mediatico. E anche in Brasile sono a caccia della verità.

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