Roma, anche gli Irpini della capitale ricordano il devastante terremoto del 1980

Gli Irpinia della capitale ricordano il tragico terremoto del 1980 in provincia di Avellino.

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Riceviamo e pubblichiamo – Ieri sera è stata celebrata la nostra messa comunitaria con un numeroso gruppo di Irpini residenti a Roma Durante l’omelia dal parroco a nome loro è stata fatta la commemorazione dei defunti:

Siamo qui a Roma, noi Irpini della Capitale, a ricordare le vittime di una tragedia che sconvolse l’Italia e in particolare la nostra Provincia. Trentanove anni fa, ore 19.34.
I tifosi erano ancora per strada esultando dopo il successo al Partenio dell’Avellino sull’Ascoli per 4-2. Era l’Avellino della Serie A con Stefano Tacconi e Juary. Era una sera calda con temperature anomale per essere novembre e il cielo rosso ricopriva l’Irpinia.
All’improvviso, un boato tremendo causato da un terremoto di magnitudo 6.9, del 10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”. Una scossa interminabile di 90 secondi e poi soltanto macerie.

sotto bambini che, liberi dalla scuola, giocavano felici rincorrendo un pallone per strada o giocavano a nascondino tra le viuzze della città, giovani fidanzati usciti per una passeggiata, mamme e papà in procinto di cenare con i loro figli, uomini e donne mentre erano in chiesa alla messa della domenica sera, nonni e nonne felici di aver trascorso una giornata di festa con i propri nipoti.

Quelle tremende scosse con ipocentro a circa 10 km di profondità interessarono un’area di 17mila chilometri quadrati e colpirono la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. L’Irpinia fu distrutta, 2.914 morti, 8.848 feriti, oltre 280mila gli sfollati in ben 103 comuni della Provincia irpina.

Fate Presto” titolava Il Mattino, due parole significative di una tragedia epocale.
“Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò e ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito”, furono queste le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.

Le parole del Presidente raccontano ancora oggi la tragicità di quei momenti, la morte, la disperazione di chi aveva visto con i propri occhi quella catastrofe e che rivive ancora oggi in coloro che l’hanno vissuta in prima persona.
Nessuno ha dimenticato. Nessuno deve dimenticare, nemmeno chi non c’era.
Il popolo irpino, fiero come non mai, è ripartito, ha reagito, ha dato segno della forza di questa terra. Il 23 Novembre per noi ha un valore ben più alto di una semplice commemorazione o celebrazione.
Il pensiero di quel disastro, la memoria di quanto accaduto deve restare un valore e rivolgiamo un nostro pensiero, con questa preghiera, a chi ha perso la vita e ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha donato:

Dio Creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo, abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Michele Melillo

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