Pronto soccorso sfasciato: dopo il Covid torna la violenza su medici e infermieri

La denuncia del Nursing Up dopo il caso del San Camillo. Ma la settimana precedente la violenza sui professionisti della salute era già tornata a Napoli



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Quasi finita, al momento, l’emergenza Covid, e medici e infermieri hanno svestito in fretta i panni di “eroi del popolo”, per tornare a quello che erano: professionisti a continuo rischio aggressione. L’ultimo episodio al San Camillo di Roma. Un 44enne originario del Costarica, ma con passaporto italiano, non si sa per quale motivo ha sfasciato tutto, anche il macchinario della Tac, causando danni per un milione di euro. Prima che facesse anche peggio è stato bloccato a fatica dai carabinieri. Ma altri episodi di violenza si sono già verificati a Napoli, dove la violenza su medici e infermieri è diventata quasi consuetudine. Si era fermata nel periodo dell’emergenza covid. Ma è stata solo una pausa, evidentemente.

Pronto soccorso devastato

«Leggo con stupore – ha dichiarato Antonio De Palma, presidente del Nursing Up -, con enorme amarezza di un Pronto Soccorso ancora una volta devastato dalla furia cieca di persone fuori controllo, che hanno distrutto beni di pubblica utilità e hanno generato un clima di paura e di terrore. Quanto accaduto qualche giorno fa al San Camillo di Roma è un episodio da terzo mondo, continua De Palma, ma soprattutto, questa non è retorica, deve riproporre con forza ai nostri occhi una situazione di drammatica attualità, quella della sicurezza del nostro personale sanitario e quindi anche dei nostri pazienti. Questioni che non devono più essere “riposte” in un cassetto”.

Il coraggio delle infermiere

“Basta – continua il presidente – con una “politica del fare” senza alcuna sostanza e capacità reale di prevenzione. Leggo, del coraggio “sul campo” manifestato da due infermiere. Vorrei ringraziarle a nome mio e di tutti i colleghi italiani: di fronte a una situazione da “guerriglia urbana”, con un uomo certamente fuori di sé, che ha aggredito anche un vigilantes e ha distrutto un intero reparto, addirittura armato di estintore, le due donne hanno pensato a mettere in salvo i malcapitati pazienti, alcuni anche anziani. A questo punto vorrei puntare dritto il dito contro un sistema sanitario, che a livello nazionale e regionale, continua a fare orecchie da mercante”.

Strategie per reprimere la violenza

“Voi – aggiunge – pensate a creare gli Osservatori, inasprite le pene con i disegni di legge, ma dove sono le strategie idonee per reprimere tutto questo sul nascere? Vero, mi dicono che sul posto c’era un vigilantes, che ha rischiato anche la vita, ma a questo punto mi pare evidente che per tutelare la salute di personale infermieristico, medico e naturalmente anche dei cittadini, occorre impiegare negli ospedali un numero superiore di addetti alla sicurezza. Non serve a nulla che i carabinieri, per quanto celeri, arrivino sul posto a cose fatte: quando gli infermieri hanno i volti tumefatti, i pronto soccorsi sono devastati e i pazienti hanno rischiato la loro incolumità fisica”.

Reprimere la violenza sul nascere

“Il Governo – conclude De Palma – metta in atto, e lo faccia subito, azioni sinergiche per creare, negli ospedali, le condizioni per maggiori controlli preventivi. Per reprimere sul nascere la violenza inaudita. Basta con le parole e i proclami. I nostri infermieri rischiano la vita sul posto di lavoro. I nostri governanti si sentano finalmente responsabili della salute e del benessere di chi come noi, non si tira mai indietro, quando per la salute degli altri c’è da combattere. Qualsiasi sia il nemico di turno”.

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