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Salario minimo o meno tasse sul lavoro: cosa serve di più

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale? Temi caldi e affrontati da due voci autorevoli dell’attuale scenario politico italiano. Vediamo cosa dicono.

di Valerio Pisaniello

Marzo 2023

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale? A discuterne il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, e un ex Ministro del Lavoro, Tiziano Treu. Temi assolutamente caldi e affrontati da due voci autorevoli dell’attuale scenario politico italiano. Vediamo cosa dicono (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unicoLeggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale: Durigon traccia la linea governativa

Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro, in un’intervista a Money.it, ha parlato di alcuni temi del programma del governo Meloni. Dalla riforma delle pensioni che potrebbe portare al superamento della legge Fornero, al nuovo Reddito di cittadinanza che potrebbe chiamarsi Misura d’inclusione attiva (MIA).

E ancora, smart working e salario minimo, come pure il dibattito sulla possibile riduzione dell’orario di lavoro che potrebbe portare all’introduzione della settimana lavorativa corta (da quattro giorni) anche in Italia.

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Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale, Durigon: «Il salario minimo non è la strada giusta»

Giorgia Meloni ha riferito che il salario minimo non è una priorità visto che in Italia esiste lo strumento del contratto nazionale, tuttavia gli stipendi restano fermi al palo e pagano le conseguenze dovute dall’alto tasso d’inflazione. Molti contratti risultano scaduti da tempo, il cuneo fiscale è ancora molto alto nonostante lo sgravio da voi introdotto. 

La soluzione di Durigon – dalle sue parole – sembra partire dal «taglio del cuneo fiscale nell’ultima manovra di bilancio. Sappiamo che non basta ma di fronte a una coperta cortissima, non si poteva andare oltre.

Detto questo, il salario minimo non è la strada giusta: c’è il concreto rischio di un livellamento verso il basso di tutti i salari.

La soluzione è puntare a un incremento del salario mediano e per farlo bisogna lavorare per potenziare la contrattazione collettiva che nel nostro Paese copre oltre l’85% dei lavoratori, perché non possiamo permetterci di vanificare gli sforzi fatti fino a oggi e quanto di buono è stato ottenuto grazie alla contrattazione». 

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Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale: secondo Tiziano Treu

Due misure diverse, ma non alternative, per risolvere i problemi legati ai bassi salari e all’alto cuneo fiscale e contributivo.

Il salario minimo garantisce che non ci siano retribuzioni al di sotto di livelli adeguati e quindi serve a contrastare la povertà nel lavoro, mentre la riduzione del cuneo contribuisce ad alleggerire gli oneri su tutti i salari e a dare più spazio alle dinamiche retributive nette, con beneficio per il potere di acquisto dei lavoratori.

Tiziano Treu anticipa, nell’intervista a IPSOA Quotidiano, i temi che verranno trattati nel corso della Tavola Rotonda dell’11° Forum One LAVORO, organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Dottrina Per il Lavoro.

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale: salario minimo come deterrente dei contratti “pirata”

«La fissazione di livelli salariali minimi –  secondo Treu – in qualunque forma adottata serve a combattere i bassi salari, comunque questi si formino, sia che vengano stabiliti da contratti collettivi pirata sia che si attuino con la violazione degli standard stabiliti anche da contratti collettivi rappresentativi». 

Per l’ex ministro del lavoro «gli attuali contratti collettivi, essendo di diritto privato, possono essere violati senza che le violazioni possono essere controllate e sanzionate dagli ispettori del lavoro. E’ possibile il ricorso individuale del lavoratore al giudice, ma evidentemente il ricorso non è una soluzione agevole.

Per questo gli standard salariali minimi devono essere in qualche modo rafforzati dalla legge in modo da essere presidiati con sanzioni che possono essere fatte valere anche in via amministrativa». 

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale? 

Un interrogativo decisamente complesso, l’ex ministro del Lavoro prova a fare il pinto sui contratti collettivi nazionali: «La proposta di direttiva europea, per superare le obiezioni dei sindacati italiani e nordici alla fissazione dei minimi salariali per legge, ha ammesso che i livelli minimi, possano essere garantiti in via di contrattazione collettiva, ma a condizione che questa garantisca una copertura salariale almeno al 70% dei lavoratori della categoria. La direttiva indica genericamente la necessità di rafforzare la contrattazione per raggiungere tale obiettivo ma senza specificare come.

Tale rafforzamento – continua – può essere ottenuto con sostegni diversi alla azione collettiva delle parti; ma l’unico modo certo per ottenere una piena garanzia del risultato è di dare forza di legge ai livelli salariali minimi stabiliti dai contratti collettivi più rappresentativi. Questo si può fare con decreti specifici, sulla base di una delega generale per legge, come avviene in altri paesi; e non necessariamente per tutti i settori, ma cominciando dalle categorie più deboli ed esposte a dumping salariale. Anche questa è una strada seguita in altri paesi, a cominciare dalla Germania».

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale, Treu: «Le due misure non alternative» 

Secondo Treu «le due misure sono diverse e non sono in alternativa, anzi sono entrambe importanti, specie nel nostro paese dove ci sono entrambi i problemi, bassi salari e alto cuneo fiscale e contributivo.

Il salario minimo garantisce che non ci siano retribuzioni al di sotto di livelli adeguati e quindi serve a contrastare la povertà nel lavoro. La riduzione del cuneo contribuisce ad alleggerire gli oneri su tutti i salari e a dare più spazio alle dinamiche retributive nette, con beneficio per il potere di acquisto dei lavoratori».

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale: si guarda anche alla settimana corta 

Nei giorni scorsi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha aperto all’ipotesi di sperimentare la settimana corta anche in Italia. Ma è davvero fattibile, considerando che l’Italia è in fondo alla classifica per la produttività, prevedere una settimana con soli 4 giorni lavorativi?

Secondo il sottosegretario Durigon «qualunque giudizio in questo momento sarebbe prematuro. È fondamentale prima aumentare la produttività delle nostre imprese: penso soprattutto a investimenti mirati nell’ammodernamento tecnologico e nella razionalizzazione delle risorse.

Poi ci sarà la valutazione della sostenibilità economica e si potrà parlare di riduzione dell’orario di lavoro. Riflettiamoci, ma parlerei di qualità più che di quantità, spostando il dibattito pubblico sulle politiche attive da mettere in campo».

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale: nella foto Palazzo Chigi

Salario minimo o riduzione del cuneo fiscale: fondamentale anche lo smart working 

Il Governo, a quanto sembra, strizza l’occhio anche allo smart working: «Proprio recentemente abbiamo prorogato lo smart working per i lavoratori fragili oltre il 31 marzo. Sul fronte della contrattazione, dobbiamo lavorare su formule più flessibili, per intercettare i nuovi bisogni del mercato del lavoro.

Sburocratizzazione per aiutare le nostre imprese e semplificazione dei vincoli che sono stati posti negli anni, per garantire maggiori tutele ai lavoratori e andare incontro alle esigenze di determinati settori che sono troppo legati alla stagionalità», la chiosa del sottosegretario. 

Fonti e materiale di approfondimento

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