Rimuovere da Facebook il video di Salvini significa davvero combattere l'odio?

Rapporto dei social con le Costituzioni e quindi le leggi. Il casi del video di Salvini e della pagina di Casapound.

Salvini diritto e rovescio


6' di lettura

Bisogna chiarirsi: cos’è Facebook? Perchè se, come sostengono quelli che lo gestiscono, la partecipazione alla Community consiste in un rapporto privatistico tra la società di Zuckerberg e l’utente, ebbè, allora sì che il profilo di Casapound o il video al citofono di Salvini possono essere rimossi, senza meno. Sono loro, gli amministratori, infatti, a decidere, in questo caso, chi e quando ha violato le Condizioni d’Uso e gli Standard del social.

Perché, vedete, stabilire in un regolamento, di qualsiasi tipo e per la disciplina di qualsivoglia attività, che è vietata la partecipazione ad organizzazioni che incitano l’odio ovvero la pubblicazione di post dello stesso tenore, significa, né più né meno, attribuire al solo gestore la possibilità di chiudere profili e sbattere la porta in faccia a chiunque, senza doversi giustificare con alcuno, senza particolari formalità e, comunque, senza vincoli, né limiti, a sua totale ed insindacabile discrezione.

Il video di Salvini al citofono

Il ruolo di Facebook

Chi decide, infatti, quando il profilo ovvero il singolo post incita all’odio, o meglio, è teso ad incitare all’odio, o meglio ancora, è capace di superare la soglia oltre la quale è incitazione all’odio? Semplice, loro, gli amministratori, in questo caso, Facebook.

Ma se, al contrario, come ha statuito il Tribunale di Roma ordinando la riattivazione della pagina Casapound (e come ritengo pure io), Facebook riveste un ruolo preminente nella tutela dei “nostri” principi ordinamentali e costituzionali, le regole del gioco cambiano pelle e natura.

Chi può sostenere, senza rischiare di essere smentito un momento dopo, che l’adesione di un’intera Comunità nazionale (e mondiale) al social (a questo, come a tutti gli altri) non determini un mutamento nella natura della funzione esercitata da Facebook, dal piano privato a quello pubblico?

La Costituzione e la Community

Date le condizioni, la Community è annoverabile tra i soggetti che non possono agire, applicando autonomamente le proprie regole, senza tener conto dei valori contenuti nelle Carte nazionali ed internazionali e senza che vi sia un controllo esterno rispetto alla corretta applicazione della legge rispetto alle decisioni interne adottate.

I principi sottesi all’Ordinamento ed alla Costituzione italiana, invero, costituiscono, per la società di Cambridge, allo stesso tempo, condizione e limite nel rapporto con gli utenti presenti sulla piattaforma. Non saranno loro a poter, dunque, autonomamente decidere di bannare, espellere ovvero oscurare post e profili, senza che sia stata accertata la violazione di quei principi, a prescindere dalla policy interna.

Perché dovrebbe incitare all’odio ed alla violenza la pagina di Casapound, laddove tale associazione opera legittimamente nel panorama politico italiano dal 2009?

Gerardo Di Martino in tribunale
L’avvocato Gerardo Di Martino – Autore della rubrica “Il Diritto e il Rovescio”

Censura e libertà di pensiero

La nostra Costituzione, il nostro Ordinamento nonchè i nostri giudici, nell’applicare le regole contenute nella prima e nel secondo, ritengono che alcuna violazione vi sia mai stata.

E la questione assume contorni abbastanza grotteschi, al limite del risibile, laddove si pensi che Facebook dichiara, tra i propri standard, di essere un servizio online mediante il quale gli utenti di tutto il mondo possono entrare in contatto, condividere informazioni e discuterne tra loro nell’ottica della libertà di espressione del pensiero. Ma se si oscura il profilo di Casapound e si elimina il video di Salvini quale libertà di espressione del pensiero garantirebbero la Policy e gli Standard approvati e declamati dallo stesso Facebook?

Non certo la libertà di espressione del pensiero e la garanzia del pluralismo su cui si è stato fondato il nostro Paese e l’Europa stessa, tra l’altro dalle ceneri delle precedenti forme di Stato che di quelle libertà avevano fatto polpette.

Propagandare il diritto di manifestare il proprio pensiero e poi censurarlo, una volta che sia stato, da terzi, rappresentato, sottende una visione autoritaria di quei valori, un sistema di pseudo garanzie al servizio delle volontà dell’amministratore di turno o della assoluta discrezionalità del gruppo di dirigenti investititi del potere di decidere.

Saranno sempre loro, infatti, a stabilire quando una frase o il contenuto di un profilo sia in grado di incitare all’odio e/o alla violenza. E ciò a fronte di un servizio, come quello offerto da Facebook, utilizzato da 2,8 miliardi di utenti in tutto il mondo.

Cosa è l’odio?

Capirete che il rilievo acquisito, di fatto, dalla Community impone di affidare la valutazione in ordine alla violazione, o meno, degli standard, a soggetti terzi, esterni alla società stessa, in grado di effettuare un autonomo ed imparziale bilanciamento di quelle presunte violazioni con il novero delle libertà fondamentali dell’Uomo (tra le quali vi è proprio quella di espressione del pensiero).

Altrimenti si rischia davvero che la decisione tra cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa sia tollerato e cosa no, venga posta sulle spalle di un piccolo ed incontrollato gruppo di uomini, slegato dalla Legge. In sostanza, saremmo all’arbitrio di pochi, nei confronti di tutti. Ed il pensiero non impiega parecchio a volare verso i corsi, rincorsi dai ricorsi storici.

Qui il discorso si fa interessante: ma cos’è l’odio, cos’è l’incitazione e cosa, in tutto questo, va oltre la soglia della libertà di pensiero e di espressione? E chi lo decide? Ma questi, sono gli stessi valori presidiati inderogabilmente dalla nostra Costituzione? O mi sbaglio? Dunque perché in una Comunità di tale grandezza non dovrebbe esserci quantomeno la possibilità di sindacare il loro rispetto da parte dagli Organi (giudici) che istituzionalmente sono deputati ad interpretare ed applicare la legge?

E comunque, non credo che possano incitare all’odio ed alla violenza più il profilo di Casapound e la citofonata di Salvini rispetto alle immagini di animali sgozzati, sparati e sanguinanti, distribuiti con inaudita e inarrestabile ferocia su innumerevoli profili social.

Il senso comune non potrà mai tollerare una simile barbarie, altro che Salvini al citofono. Perché dovrebbe essere consentito mettere in vetrina una tale forma di truculenta violenza, tanto sgradevole quanto inutile, pericolosa ed inquietante?

E su questi perché non interviene Facebook? Semplice! Perché, e ritorniamo al ragionamento iniziale, la decisione è rimessa ad uno o ad un piccolo gruppo di uomini ed al loro insindacabile “sentire”, in una parola all’arbitrio, non alla legge.

Poi qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare a questi signori che la storia ha da sempre dimostrato che un’idea non si potrà mai bloccare. Così come un pensiero non potrà mai essere cancellato. Il fascismo ed il comunismo oscurarono i valori e le libertà democratiche. Oggi, proprio queste, dopo averli sconfitti, sono tornate più forti di prima.

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