Scafuro voleva l’Avellino: ci accolsero in 3mila da Picone

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Ci sono sogni che accendono passioni collettive, anche quando sono suscitati da bluff scoperti e imbrogli conclamati. Ad Avellino nessuno ha dimenticato l’estate di venti anni fa: il sogno aveva la faccia improbabile di Omar Scafuro, faccendiere originario del Vallo Lauro, cresciuto a Milano e operatore della Arthur Andersen, all’epoca una delle più prestigiose società di consulenza del mondo.

Per due settimane, tifosi, stampa e opinione pubblica, si sono fatti travolgere dal ciclone Scafuro: aveva, così andava ripetendo, messo su una maxi cordata di investitori vicini a Berlusconi per comprare l’Avellino da Sibilia, il tutto con il supporto tecnico di Galliani e Braida, in quegli anni padroni del calcio italiano.

Nessuno gli credeva, ma l’entusiasmo era contagioso

Ma diciamolo, ci piace raccontare questa storia soprattutto per un motivo: nessuno – tifosi, stampa, opinione pubblica e forse lo stesso Sibilia – ha mai creduto al faccendiere. Tutti, dal primo all’ultimo giorno di quella “trattativa”, hanno sempre saputo che era un bluff. Ma si sa, l’estate è la stagione dei sogni nel calcio, e se uno viene e ti promette la luna, non c’è nulla di male a dargli credito. Anche se è evidente che quella luna è solo il delirio di un tipo arrivato da Milano, sparito nel nulla, e poi ricomparso come un folletto a Napoli, Palermo e in Portogallo, lasciando dietro di sé una lunga scia di balle…

Franco Iannuzzi storico tifoso dell'Avellino
Franco Iannuzzi mentre ricorda Omar Scafuro

«Ci ha regalato un’estate indimenticabile»

Ad Avellino, in quella torrida estate del 1999, Scafuro ha solo iniziato la sua resistibile ascesa. Ne abbiamo parlato con un testimone, uno che ha avuto un confronto costante con Scafuro in quelle due settimane, Franco Iannuzzi, nome storico del tifo avellinese, che quando parla di «Omàr», ancora oggi non riesce a trattenere un sorriso: «Ci ha regalato un’estate indimenticabile».

«L’ho conosciuto a telefono – ricorda Franco mentre siamo seduti a un tavolino del bar Braodway -. Venne un amico e mi disse: ho incontrato un tipo che vuole comprare l’Avellino, se vuoi chiamo e te lo presento. L’ha chiamato, gli ha detto: ora ti passo un esponente importante dei tifosi e mi sono ritrovato al telefono con Omàr».

E come ti è sembrato, qual è stata la prima impressione?

«Mah – e quel mah si ripeterà molte volte nella conversazione con Iannuzzi -, che ti devo dire? Mi aspettavo di parlare con un imprenditore, uno cauto e concreto. E invece…»

E invece?

«Quello era un fiume in piena. Mi diceva: dovete starmi vicino, farò grande l’Avellino, torneremo in serie A, la squadra è pronta, i soldi ci sono, ho anche la struttura organizzativa. Devo solo parlare con il Commendatore… Quello non era un bel periodo per la società. Sibilia era stanco, le delusioni si erano accumulate, tutta quell’energia, quell’ottimismo, ci lasciava ben sperare. Mah…»

Mah…

«E appunto…. Troppe chiacchiere. Prima di incontrarlo ci siamo sentiti altre tre, quattro volte al telefono. Mettevo il vivavoce e c’erano sempre decine di tifosi nel bar. Partiva fisso il coro che in quei giorni echeggiava, non senza ironia, in tutta la città: omàr omàromàromàr omàr omàr… E lui dall’altra parte rideva tutto contento e ripeteva: non vedo l’ora di incontrarvi e abbracciarvi tutti…»

Omar Scafuro
Omar Scafuro

Quando è arrivato alla stazione lo abbiamo spiato…

E poi quel giorno è arrivato…

«Sì, e i mah si sono moltiplicati…»

Perché?

«Ma dico: tu sei uno che racconta di muovere miliardi (si parla di lire ndr), e poi che fai? Da Milano vieni ad Avellino in treno… Che all’epoca senza alta velocità era un viaggio. Mi dici: sai ho paura dell’aereo. E vabbè, poi aggiungi: mi vieni a prendere alla stazione di Napoli. E uno si chiede: ma questo non può noleggiare una macchina o prendere un taxi?»

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Andaste a prenderlo?

«Sì, pure per curiosità. Arrivammo alla stazione un po’ prima. Quando è sceso dal treno ci siamo nascosti e lo abbiamo spiato, senza farci vedere. Volevamo capire come si comportava…»

E allora?

«Un tipo strano, con quella valigetta consumata. Andava su e giù e si guardava intorno. Quando ci siamo fatti vedere ha iniziato a sbracciarsi, ci ha salutati con un impeto e un affetto, come dire… inconsueti. Ma il bello doveva ancora venire…»

E quando sarebbe arrivato?

«Dopo un po’, ad Avellino: scene che non dimenticherò mai. Durante il viaggio non ha smesso un istante di parlare. Ci ha detto che avrebbe riportato l’Avellino in serie A, che il direttore sportivo sarebbe stato Ottorino Piotti, che aveva già pronta la formazione, che contava di riportare in società Beniamino Vignola, che avrebbe preso lo stadio per venti, trent’anni, che lo avrebbe ingrandito, ci avrebbe organizzato tanti concerti…»

E tu?

«Gli ho detto: che ce ne frega dei concerti, conta che rifai una grande squadra. E per tutta risposta sai cosa ha aggiunto?»

Dimmi…

«Faremo anche le biciclette, verdi e con il simbolo del lupo. E allora è scappato un altro mah…»

Omar Scafuro
Omar Scafuro oggi

Tremila tifosi in attesa con cori e fumogeni

Arrivati ad Avellino…

«Beh, ci aspettavano. Durante il viaggio mi tempestavano di telefonate: quando arrivate? Ci sono tanti tifosi qui. Ma mica immaginavo quello che ci saremmo trovati di fronte…»

Racconta…

«I tifosi si erano radunati davanti al bar di Picone, erano almeno tremila. Quando siamo arrivati si sono accesi i fumogeni, è partito il coro omàr omàromàr… Lui si è affacciato dal finestrino dell’auto: braccia alzate a salutare tutti. Quando è sceso è stato un abbraccio collettivo. Domande, sorrisi e cori. Tanti si sono avvicinati e mi hanno chiesto: e allora? Beh, già immagini cosa ho risposto…»

Cosa?

«E che potevo rispondere? Mah… pensavo ancora ai concerti e alle biciclette e a quel tipo strano che andava avanti e indietro lungo i binari…»

E dopo?

«Poi l’ho portato al bar Braodway, che è casa mia. Stesse scene, stessi cori. E lui continuava a ripetere: faremo grandi cose… L’ho accompagnato anche nella sede di Ottopagine, che all’epoca era di fronte al bar, in contrada Baccanico, ed era un riferimento per gli sportivi avellinesi. Anche lì, promesse e promesse».

Omar Scafuro
Omar Scafuro

Al de la Ville fiumi di champagne, non pagato

E dopo tutti questi giri…

«L’ho accompagnato dai parenti, nel Vallo di Lauro. Ma la festa non era finita…»

Quando è continuata…

«Il giorno dopo. Hotel de la Ville, pirotecnica conferenza stampa. Scafuro presenta il progetto (serie A, concerti e biciclette), dice che non può fare nomi, ma dietro di lui ci sono imprenditori vicini a Berlusconi, non smentisce se ci sia lo stesso Berlusconi, parla di Galliani, di Braida, di Piotti, di Papadopulo nuovo allenatore, di Sibilia presidente onorario. I tifosi credono sì e no al dieci per cento di quello che dice, però tutto quell’entusiasmo – dopo stagioni grigie – non è solo contagioso, ma serve a colorare i nostri sogni, e così finisce tra cori e fiumi di champagne, che – tra l’altro – nessuno ha mai pagato».

Scafuro e la fidejussione fasulla

E poi…

«Poi i mah arriveranno tutti al pettine… Iniziano gli incontri di Scafuro con Sibilia. E si parla di soldi. Prima ci sono. Poi no. Poi arriva una fidejussione. Poi no. Poi arriva…»

E per la cronaca era una fidejussione fasulla, scritta dallo stesso Scafuro su una carta intestata della Bnp, l’istituto di credito francese, come ha rivelato anni dopo al Sole24Ore, l’avvocato di Sibilia, Ermes Visconti.

«Alla fine il gioco è stato scoperto, con Sibilia che sembrava più divertito che incazzato per quel folletto con l’accento milanese…»

Chiese da bere, gli portammo acqua bollente: non lo abbiamo più visto

E i tifosi?

«Come puoi immaginare, l’hanno presa meno bene. C’è chi gli ha detto: Omàr, mo’ è meglio che te ne vai. Venne anche al Broadway per parlare con i tifosi. Chiese al ragazzo al banco un bicchiere d’acqua, era tutto sudato. Gli venne subito servita. Ma calda. Capì che non era aria. Non l’abbiamo più visto…»

Lo hanno visto invece – tra gli altri – i tifosi della squadra portoghese Beira Mar, non una squadra qualunque, ma quella che ha sfornato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, Eusebio. Lì Scafuro, in modo discutibile, è riuscito a entrare nella società (guarda l’intervista video). Ed è andata molto male. Ad Aveiro (la città dalla squadra), Omàr è ricordato con meno affetto…

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