Scandone – Agonia prima della morte: a rischio la serie B

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In città si parla solo dell’Avellino Calcio. La tempesta giudiziaria che ha coinvolto la Sidigas Spa, ha stravolto i progetti sportivi del patron De Cesare. E ha travolto anche la Scandone, nonostante se ne parli di meno. Troppo poco, forse, rispetto alla storia recente del club. Diciannove campionati di massima serie, una Coppa Italia vinta, le trasferte europee. Poi il colpo di spugna di questa stagione. un epilogo drammatico. Squadra non iscritta in massima serie. Debiti e vicende giudiziarie lo impediscono.

Eppure, come detto, l’Avellino Calcio è al centro delle discussioni quotidiane di ogni singolo irpino appassionato di sport. Nei bar, nei parchi pubblici ed in ogni luogo di ritrovo la domanda ricorrente è: riusciremo a terminare la stagione? In attesa di comprendere le reali intenzioni societarie e quale sarà il futuro del calcio avellinese bisogna soffermarsi soprattutto sul rapido crollo della Scandone. Settantuno anni di storia che rischiano di essere cancellati. Al professionismo la città ha detto già addio. Forse sarà comunque serie B, scongiuri permettendo.

Intanto continuano i problemi societari, non ultimo il taglio dell’energia elettrica all’interno del palazzetto dello sport, una orrenda figura per la società di De Cesare.

Tra pochi giorni arriveranno i lodi degli ex tesserati biancoverdi, che non hanno percepito l’ultima mensilità dello stipendi. A questi ai si aggiungeranno i giocatori delle passate stagioni, ancora in contenzioso con la Scandone.

Le parole del sindaco Festa hanno innervosito i tanti tifosi della palla a spicchi, stanchi di essere presi in giro. La vicenda wild card ha irritato tutti. In sostanza, con quella scheda si poteva permettere a un’altra società di ripartire, ma senza il nome della Scandone.

I debiti ci sono eccome e non basta dire che i debiti sono in equilibrio con i crediti se questi ultimi dipendono proprio dalla Sidigas. Un cane che si morde la coda insomma. Intanto la Scandone sopravvive in uno stato comatoso. I dipendenti si ritrovano senza più una sede, sfrattati dalla casa natale per tantissimi decenni. La società è assente da oltre un mese e gli stipendi non risultano pagati negli ultimi due mesi. Una situazione che non può passare inosservata agli occhi del sindaco e che non può esser definita “tranquilla”.

La Scandone è pericolosamente vicina al baratro, la rata di appena 1.800 euro non è stata pagata. Sicuramente il sindaco non poteva per l’ennesima volta esporsi per ottemperare al pagamento richiesto dalla Fip, ma sicuramente il presidente Mauriello era nelle facoltà per poterlo fare. Il mancato versamento è indice di disinteressamento da parte dei vertici societari. Alla luce di quanto visto, come possiamo immaginare che venga allestita una squadra in tempo per il prossimo campionato? Difficile immaginare la Scandone in campo per la prossima stagione di Serie B, soprattutto alla luce della procedura di liquidazione intavolata dalla Sidigas Spa nei suoi confronti.

Difficile immaginare l’inizio del campionato di Serie B per la Scandone. A settembre faranno sentire la propria voce i giocatori che finora non sono stati pagati e sicuramente i molti lodi in arrivo non permetteranno il proseguo del campionato di Serie B. Fideiussione permettendo.

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