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Scandone: Festa, Nolan e l’imbarazzante silenzio degli imprenditori irpini

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2' di lettura

Il bonifico di 20mila euro del sindaco Gianluca Festa per assicurare il campionato di serie b alla Scandone, e la proposta del cestista statunitense, Norman Nolan, di trovare degli acquirenti per salvare la squadra, fanno onore a entrambi. Ma fotografano un’evidenza: non un imprenditore irpino si è fatto avanti per salvare il basket. Né qualcuno dei profili che fanno parte dell’assemblea dei soci, eppure parliamo di professionisti di successo che hanno sempre dimostrato – quando ne avevano la possibilità – attaccamento alla squadra.

Nolan
Norman Nolan

Scandone: imprenditori a guardare

Erano sufficienti proprio ventimila euro per provare a garantire un futuro alla Scandone, almeno in serie b. Certo, c’era il rischio di perderli in caso di parere negativo del Consiglio Federale su questo salvataggio in extremis. Ma ripetiamo: davvero imprenditori che si definiscono di successo, così come gli stimati professionisti amanti del basket, non potevano assumersi un simile rischio?

Invece, hanno scelto di stare a guardare. Così come nessuno si era fatto avanti quando si è presentata la possibilità di rilevare la squadra di pallacanestro dalla Sidigas.

Eppure almeno a parole, sui media e sui social network, in tanti hanno manifestato il proprio attaccamento alla pallacanestro. Pronti a parlare di dramma sportivo e sociale, in caso di morte della Scandone. Ma – il giorno del fallimento – e lo ripetiamo, quando c’era possibilità di rilevare la squadra, nessuno si è concretamente fatto avanti.

Original fans paladelmauro
Original Fans in protesta davanti al palazzetto

Scandone: l’esperienza De Cesare

Un discorso più ampio andrebbe fatto sul valore che davvero gli imprenditori di questa provincia danno a uno sport che non è il calcio e che non può assicurare loro un ritorno in termini economici ma, anche, di pubblicità personale. Basta guardare quanto è accaduto anche con lo stesso De Cesare che, con gli investimenti fatti nel basket, ha assicurato piazzamenti inaspettati per una realtà di provincia, ma ne ha tratto poco o nulla in termini di riconoscimento e visibilità personale.

E, forse, anche per questo ha deciso di fare un passo audace e rischioso come quello di rilevare anche la società di calcio, quando gli si è presentata l’occasione. Con il benestare del sindaco, Vincenzo Ciampi, e nonostante numerosi pareri di chi era scettico sull’idea di accentrare tutto lo sport cittadino nelle mani di un’unica persona. Preoccupazioni che – stando a quanto accaduto in questi giorni – non erano infondate.

Una riflessione anche sull’azionariato popolare. Una formula che in Italia non ha mai avuto successo. E, ci chiediamo, quanti tifosi erano davvero pronti a trasformare le parole in fatti, mettendo “portafoglio” per salvare la Scandone? Noi non siamo troppo fiduciosi sulla risposta. Voi?

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