Schwazer. Accuse e complotti, le tappe del calvario

Alex Schwazer: “Le urine furono alterate”. La sentenza del Tribunale di Bolzano durissima con Wada e Iaaf. Cosa è successo? Ecco le tappe del calvario.

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Alex Schwazer non si è dopato. Il Gip del Tribunale di Bolzano ha messo la parola fine al processo di primo grado per doping del marciatore altoatesino.

Il giudice ha accolto la richiesta del pm contestandone la tesi di “opacità” da parte di Iaaf e Wada nelle analisi che portarono alla positività e alla squalifica di Schwazer, e rilancia dure accuse contro le due associazioni. Il giudice ritiene “accertato con altro grado di credibilità” che i campioni di urina nel 2016 furono alterati per far risultare l’atleta positivo.

Falso ideologico, frode processuale e diffamazione”, sono questi i reati che il gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ipotizza nei confronti di chi avrebbe manipolato le provette di Alex Schwazer.

Schwazer: archiviazione per non aver commesso il fatto

La decisione del Gip fa seguito alla richiesta della procura, dello scorso 3 dicembre, di archiviazione del procedimento penale per il 36enne nativo di Vipiteno. L’inchiesta si riferiva al presunto caso di doping di Schwazer, risalente al 2016, e non al primo caso, del 2012 (quello ammesso dallo stesso marciatore).

Tutto era nato da un controllo in seguito al quale il tribunale di arbitrato sportivo aveva condannato Schwazer a una squalifica di 8 anni, che sta ancora scontando. L’atleta ha sempre contestato la validità di questo secondo caso di presunta positività, puntando il dito sugli anomali valori, altissimi, del Dna contenuto nella provetta, dichiarandosi vittima di un complotto.

Schwazer vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino

Schwazer nel 2012 ammise il doping

Dalla prima positività al doping del 2012 all’assoluzione di oggi del Gip di Bolzano. Sono tante le tappe della vicenda Alex Schwazer. Ripercorriamo così il trascorso extra-sportivo del marciatore altoatesino.

Il 6 agosto 2012, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, Schwazer viene trovato positivo all’eritropoietina. Un controllo a sorpresa effettuato dalla Wada ne attesta la positività al doping. Schwazer viene escluso dalla comitiva azzurra.

Un mito dello sport italiano, quattro anni prima oro di Pechino, diventa uno sportivo dopato. Schwazer ammetterà di aver fatto uso di eritropoietina “per essere competitivo come gli altri”, dice in lacrime nel corso di una conferenza stampa diventata storica. Congedato anche dall’arma dei Carabinieri, nel 2013 Schwazer viene squalificato per 3 anni e 6 mesi.

Schwazer: nel 2016 il ritorno e la nuova positività

Schwazer, reintegrato dalla Vidal, punta all’Olimpiade di Rio. A Roma l’8 maggio 2016 vince la 50 km di marcia con un tempo pauroso: 3 ore e 39 minuti esatti.

Il momento magico con vista Rio de Janeiro dura però davvero poco: il 22 giugno 2016, un nuovo controllo a sorpresa della Iaaf (effettuato a gennaio a Vipiteno) fa emergere una quantità troppo alta di anabolizzanti e steroidi nel sangue di Schwazer.

Scoppia un nuovo caso. Le controanalisi di luglio confermano tutto: è doping. Questa volta però Schwazer non ammette alcun tipo di colpa. Anzi, vuole tornare essere scagionato da questa storia e tornare a correre. Si inizia a parlare di complotto.

Schwazer: il pianto di felicità all’arrivo della vittoriosa marcia alle Olimpiadi di Pechino (ANSA/Kay Nietfeld)

Schwazer: la nuova squalifica di otto anni

Il 18 luglio 2016 il Tas di Losanna decide di sospendere la pena, offrendo un’udienza straordinaria: da una parte la Iaaf e dall’altra Schwazer e i suoi legali. Il 10 agosto arriva la condanna: a ridosso della 20 chilometri dell’Olimpiade di Rio, il Tas sentenzia otto anni di squalifica per Schwazer, dando ragione alla Iaaf. Ora l’archiviazione: quasi cinque anni dopo, la sentenza del Gip del Tribunale di Bolzano che ha disposto l’archiviazione del procedimento penale, per “non aver commesso il fatto”.

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