Scontri tra tifosi: con gli ultrà seduti la passione muore

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Football without fans is nothing“, così Jock Stein, celebre allenatore dei Celtic di Glasgow e primo allenatore a vincere il triplete, definiva il ruolo dei tifosi. Esaltandoli, dandogli un ruolo primario all’interno della scena sportiva. Una frase in contrapposizione a quanto invece sta accadendo nelle ultime ore, con le televisioni che puntano il dito contro l’atteggiamento degli ultrà, dopo gli scontri tra tifosi sugli spalti.
Fa specie, in questo contesto, la protesta dei tifosi della Vis Pesaro contro la decisione della Questura locale che impone ai tifosi di restar seduti per tutta la durata del match, chi non rispetterà tale obbligo riceverà una multa di 167 euro con annesso daspo.

Scontri tra tifosi: lo stadio non è un teatro

Una decisione questa che è ai limiti dell’assurdo, dalla difficile comprensione. Una scelta che vorrebbe lo stadio assumesse le sembianze di un teatro, snaturare quello che è un luogo popolare in un posto borghese, basato sull’apparenza e sulla poca spontaneità, dove tutto è controllato, anche il tifo. Pochi giorni fa, in occasione del derby fra Rimini calcio e Vis Pesaro, i carabinieri hanno sequestrato appena 5 furgoni contenenti spranghe e caschi che probabilmente dovevano servire per un’aggressione ai danni dei tifosi di casa. Una situazione quindi non del tutto tranquilla quella che tira intorno ai tifosi di pesaresi, in questo momento al centro dell’attenzione da parte delle forze dell’ordine.

Scontri tra tifosi: non basta il pugno duro

Episodi che determinano un atteggiamento repressivo da parte delle forze dell’ordine chiamate ad intervenire per evitare situazioni spiacevoli come quelle vissute durante il boxing day tra i tifosi interisti e napoletani, sfociati con la morte di un tifoso neroazzurro dopo esser stato investito.
Sicuramente non è questo il modo in cui intervenire per risolvere il problema, rendere lo stadio un posto teatrale, obbligando gli spettatori a restar seduti, è da considerare come una cieca repressione che colpisce indiscriminatamente anche chi non prende parte a determinati episodi di violenza. Il crimine va represso nella propria specificità, con misure ed interventi ad hoc, rendendo gli stadi posti dove poter esprimere il proprio calore rimanendo al sicuro. Un posto dove urlare, sostenere la propria squadra, alzarsi all’impiedi senza il timore di non poter più entrare all’interno di uno stadio, dove i facinorosi vengono tenuti alla larga a priori con azioni mirate.

Scontri tra tifosi
Scontri tra tifosi

Scontri tra tifosi: gli interventi vanno contestualizzati

Al tempo stesso bisogna sottolineare anche le esasperazioni dei provvedimenti adottati da parte delle forze dell’ordine, non ultimi gli striscioni di alcuni tifosi juventini puniti con ben 7 daspo. L’episodio punito riguarderebbe degli striscioni con scritto: “Questa settimana i topi escono a cercare rogne, granata tornate nelle fogne”, un chiaro messaggio goliardico in perfetto clima derby. Dove la punizione è considerata esagerata. Diversamente sono da punire, a nostro parere, quelli riguardanti la strage di Superga, ritenendoli offensivi. Non bisogna arrivare a punire indiscriminatamente qualsiasi striscione, un modo di manifestare la propria fede sportiva sbeffeggiando gli avversari. Non bisogna creare delle task force volte a smascherare questi “criminali”.

Bisogna anche contestualizzare i cori degli stessi ultras. Da settimane, se non da mesi, tiene banco la polemica intorno al cosiddetto razzismo territoriale, ultima mostruosità liberatasi dalle catene della cultura del politicamente corretto. Da sempre le tifoserie italiane sono caratterizzate da un forte campanilismo che in determinate occasioni (come derby o partite contro rivali storiche) sfocia in cori e striscioni volti a beffeggiare gli avversari. Bisogna quindi comprendere il perché di determinati cori e cosa è realmente razzista, come definire razzista un coro, quali caratteristiche debba possedere. Il coro contro i napoletani non è un coro contro i meridionali, ma contro una specificità di tifosi, nulla a che vedere con del razzismo vero, inteso come superiorità di una razza umana su di un’altra, è solo una questione di appartenenza, di rivalità sportiva, di una prevaricazione di un club su di un altro. Dinamiche rintracciabili in tutti i contesti europei.

Sicuramente bisogna far si che le società collaborino con le forze dell’ordine affinché possano garantire maggior sicurezza, al tempo stesso si deve conservare la bellezza di questo sport, che risiede soprattutto sugli spalti, col calore emesso dal pubblico presente che incita la propria squadra, rendendo gli stadi vere e proprie bolge folcloristiche che entrano a far parte della cultura di tutti noi.

Scontri tra tifosi: quello fatto finora non è sufficiente

Lo sport rappresenta un’esaltazione; un semplice scatto è una ribellione al quotidiano. Una partita di calcio, con tutti i suoi contatti e insulti, è la migliore delle violenze possibili, vissuta senza rancore ma legittimata e giustificata dalla pratica. Raggruppare infatti sotto il termine violenza fenomeni con premesse estremamente diverse, ma simili nella prassi e negli esiti, è l’errore di una modernità perennemente spaesata e timorosa; si finisce così a mettere sullo stesso piano l’esplosione della violenza repressa – che sfocia in forme odiose e raccapriccianti – e la sana e vecchia violenza fisica, scuola di vita, vissuta senza rancore o esigenze di vendetta, senza ribollimenti di frustrati e invidiosi, nel momento, senza premi e punizioni, al di là del bene e del male.”

Gli spalti sono un luogo dove immedesimarsi e condividere la passione per i colori della propria città o quartiere. Rendere gli stadi dei miseri teatri asettici, dove sarà consentito solo battere le mani in determinate occasioni non combacia con l’idea di sport popolare, di una attività che riusciva (e riesce) ad unire sugli spalti i professionisti e la classe operaia eliminando ogni singola differenza sociale.

Bisogna intervenire diversamente, lasciando da parte le stupide polemiche e concentrando le proprie attenzioni sui personaggi violenti che sporcano l’immagine di questo sport. Gli scontri di ieri sera, che hanno portato alla morte di un 35 enne, sono la prova evidente di come le politiche repressive finora adottate siano state sbagliate. Uno scontro fra oltre 60 persone, organizzato a livello transnazionale (erano presenti anche tifosi del Nizza fra gli interisti) denotano il fallimento degli interventi adottati sinora.

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