Scontro social sul biodigestore tra il prof e l’ambientalista

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Scontro social sul biodigestore. Non solo quello di Chianche. Nei giorni scorsi, Franco Mazza, del Comitato salviamo la Valle del Sabato, ha dichiarato a The Wam “che per realizzare un nuovo impianto potrebbe essere utilizzato anche uno dei tanti capannoni già esistenti”.

Una frase che evidentemente non è piaciuta al professore dell’università di Salerno, Giovanni De Feo (intervistato sempre su queste colonne), che in un post su Facebook l’ha stroncata così: “Chi sostiene che un biodigestore si possa costruire in capannoni industriali già esistenti dimostra incompetenza sull’argomento”.

Una lapidaria bocciatura della proposta di Mazza. Il presidente del comitato ambientalista non ha certo bisogno di difensori d’ufficio. Ma riteniamo che il senso della sua dichiarazione fosse comunque un altro. E cioè: laddove esistano in Irpinia – nelle tante aree industriali abbandonate – dei capannoni ormai vuoti, si può immaginare di realizzare un biodigestore. Ora, che sia nel capannone o al posto del capannone, poco cambia. Ma in una zona industriale significa poter già usufruire di spazi e servizi necessari per il funzionamento dell’impianto. Che è molto meglio di un impianto realizzato in mezzo al nulla, dove sarebbe necessaria la realizzazione delle infrastrutture necessarie.

Sia Mazza, sia De Feo, sono però d’accordo sul punto principale: la provincia di Avellino ha bisogno di un impianto come il biodigestore. C’è la necessità di completare sul territorio il ciclo dei rifiuti. Per eliminare la dipendenza dell’Irpinia dalle province del Nord, ottenere un consistente risparmio economico, e non incorrere in nuove e drammatiche emergenze (come quella che rischia di esplodere nelle prossime settimane).

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