Scontro sul reddito di cittadinanza: le ultime novità

Scontro sul reddito di cittadinanza: ecco le novità introdotte dalla legge di Bilancio. Dalla manutenzione straordinaria all'abrogazione: tutto quello che c'è da sapere.

7' di lettura

È scontro sul reddito di cittadinanza. La legge di Bilancio 2023 ha presentato un chiaro segnale sul proseguimento dello strumento o la sua riforma. C’è discordia anche nella maggioranza. Ecco perché. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Reddito di cittadinanza: legge di Bilancio, ecco le novità

Il Consiglio dei Ministri, in data 21 novembre, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato la legge di Bilancio per il 2023 e il bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025.

Tra le novità, una riguarda il reddito di cittadinanza. Dal 1° gennaio 2023 alle persone di età compresa tra i 18 e i 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età) è “riconosciuto il reddito nel limite massimo di 7/8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili”.

Spiega il Governo che, “è inoltre previsto un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. In mancanza, decade il beneficio del reddito. Si decade anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta congrua“.

Sarà una “manutenzione straordinaria del reddito di cittadinanza“, si legge su Ansa. La misura di contrasto alla povertà, così come è oggi, verrà modificata nel 2023 e sparirà dal 1° gennaio 2024, come confermato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).

Si legge in una nota che il reddito di cittadinanzasarà abrogato il 1° gennaio 2024 e sarà sostituito da una nuova riforma. Previsto un risparmio di 734 milioni per il 2023. I risparmi di spesa finanzieranno un apposito fondo che finanzierà la riforma complessiva per il sostegno alla povertà e all’inclusione“.

Nei prossimi paragrafi vedremo insieme su quali aspetti si sviluppa e si svilupperà ancora lo scontro sul reddito di cittadinanza, anche alla luce di quanto ufficializzato con la legge di Bilancio.

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Scontro sul reddito di cittadinanza: la contrarietà del premier Meloni

Scontro sul reddito di cittadinanza. Permane, comunque, lo scontro tra le parti, tra Giorgia Meloni e la ministra del lavoro Marina Elvira Calderone (indipendente). La ministra nella sua posizione è stata chiara, perché anche se è facile dire che chi può lavorare non dovrebbe più ricevere il sussidio, è molto più difficile capire chi sono gli “occupabili” e in che condizioni sono.

Per questo la decisione del governo Meloni di eliminare il reddito di cittadinanza per tutti i fruitori cosiddetti “occupabili”, è complessa da analizzare.

È chiaro, infatti, che c’è indecisione su chi dovrebbero essere i cosiddetti “occupabili”. Mentre la stima del governo è di circa 900.000 persone, l’Agenzia del lavoro ne calcola circa 660.000.

L’Inps a sua volta ne conta appena 372.000 di persone occupabili. Il vero dilemma è chi sono davvero gli occupabili, cioè chi non è nella condizione di avere bisogno di un supporto economico.

La definizione della platea di occupabili è essenziale per capire in che direzione andrà il reddito di cittadinanza. Sulla definizione del numero degli occupabili ci si gioca una carta importante della propaganda: il valore sociale del reddito di cittadinanza.

Capire chi sono gli occupabili, anche facendo controlli alla fascia dei “non occupabili”, potrebbe far diminuire la spesa del Reddito di cittadinanza. Il risparmio servirebbe per finanziare proposte della campagna elettorale come pensioni minime a 1.000 euro e sgravi ai datori di lavoro per assumere under 35.

Scontro sul reddito di cittadinanza: la contrarietà del premier Meloni

Scontro sul reddito di cittadinanza. Tanto in opposizione, quanto in campagna elettorale e ora al governo Giorgia Meloni si è sempre espressa con parole dure contro il reddito di cittadinanza.

L’ha chiamato metadone di Stato, ha fatto pressioni affinché venisse cancellato come strumento non valido per il lavoro e contro la povertà. Il motto, calmierato nel tempo, è: chi può lavorare non deve ricevere il sostegno dello Stato.

A parole è facile essere d’accordo con tale affermazione, ma basta guardarsi intorno nelle circostanze attuali, con la crisi economica e il caro bollette – in un quadro di disoccupazione al 34,6% – per capire che eliminare un sostegno contro la povertà è più complesso di uno slogan.

Scontro sul reddito di cittadinanza: i numeri dell’Inps

Scontro sul reddito di cittadinanza. L’Rdc costa allo Stato circa 9 miliardi di euro l’anno. Cancellato lo strumento significa trovare i soldi per finanziare alcune promesse elettorali.

È proprio sul tema degli occupabili che si apre un dubbio: quanti sono? Secondo la maggioranza di governo gli occupabili sono circa 900.000, secondo Anpal si tratterebbe in realtà di 660.000 unità, ma l’Inps ne conta appena 372.000. In questo calcolo sballato, già di per sé dubbio, ci sono da considerare anche i figli a carico e le condizioni di disagio.

Scontro sul reddito di cittadinanza
Scontro sul reddito di cittadinanza: ecco le novità introdotte dalla legge di Bilancio.

Scontro sul reddito di cittadinanza: favorevoli e contrari 

Scontro sul reddito di cittadinanza. A favore del reddito di cittadinanza si sono espressi preoccupati i governatori delle regioni del Sud, come il governatore della Calabria: «La nostra è una regione con uno dei tassi più alti di povertà assoluta».

Nei giorni scorsi, a fare resistenza c’è stata anche Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro, che ha sempre dimostrato di non aver atteggiamento critico, ma anzi volto alla riforma dello strumento.

Secondo Calderone infatti il reddito di cittadinanza andrebbe mantenuto e potenziato, così come le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi. In particolar modo Calderone sembra interessata a mantenere il sussidio anche per i cosiddetti occupabili, considerando che gli inoccupati non lo sono scelta il più delle volte e lasciarli senza nessun tipo di sostegno aggraverebbe la condizione economica di tutti, non soltanto delle persone senza più sostegno.

L’ex premier Giuseppe Conte dichiara che è «disposti a tutto per difenderlo. E aggiunge: «Chi vuole smantellarlo è in preda a furia ideologica».

«Noi, e lo dico con la massima fermezza, siamo disposti a tutto per difendere il reddito di cittadinanza, un sistema di protezione sociale che doveva essere introdotto da decenni. Siamo disposti a dare battaglia in tutte le sedi, istituzionali e nelle piazze, se il governo andrà avanti con questo indegno proposito di smantellare il reddito di cittadinanza».

Lo promette il leader M5S, parlando all’evento “Cantiere delle idee. Costruire una società più giusta” a Palazzo Giustiniani.

«Un governo che ha come obiettivo quello di smantellare il reddito di cittadinanza – attacca Conte – è un governo che ha completamente perso il contatto con la realtà delle difficoltà economiche e sociali che attraversano il Paese. E’ un governo in preda a una furia ideologica. Non è conservatore, è reazionario».

«I fatti ci dicono – ricorda poi il leader M5S – che forse la prospettiva più rivoluzionaria è stata realizzata nel Conte I. Con la Lega per la prima volta abbiamo introdotto una legge anticorruzione. Ancora, abbiamo realizzato il reddito di cittadinanza, che è la misura più di sinistra che sia stata varata negli ultimi 30 anni».

Interessanti, a questo punto – per ragioni numeriche – diventano le opinioni del Terzo Polo. Che le posizioni di Carlo Calenda e Matteo Renzi sul reddito di cittadinanza erano piuttosto distanti si sapeva. Per Calenda, infatti, il reddito di cittadinanza andrebbe riservato alle persone che non sono in grado di lavorare e «vanno aiutate».

L’ipotesi quindi è quella di una riforma. Lo scontro sul reddito di cittadinanza tiene impegnato pure Renzi, che ha raccolto le firme per abolirlo, non esitando a definire la misura «un fallimento». La sintesi: il reddito deve essere destinato a coloro che per varie ragioni non possono lavorare.

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