Scuola e Coronavirus. Così aumentano le disuguaglianze

Il Coronavirus ha accentuato i divari già esistenti e le disuguaglianze educative nella scuola. Dalla perdita degli apprendimenti alla difficoltà di accesso ad una connessione internet adeguata.

3' di lettura

A scuola il conto del Coronavirus lo pagano gli studenti più svantaggiati. Aumentano i divari. Ne ha parlato Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli in un webinar promosso dall’associazione Poliferie. Un bilancio di fine anno per fare il punto sulle disuguaglianze educative in Italia.

Il punto sulle disuguaglianze

Il 2020 è stato un anno da ricordare, in particolare per la scuola. Tra stop ripetuti alla didattica in presenza e difficoltà a transitare l’attività scolastica su piattaforme digitali.

Il Coronavirus ha certamente avuto un impatto forte sugli studenti, spesso esacerbando problematiche già esistenti.

Di questo e molto altro si è parlato durante un webinar organizzato da Poliferie, un’associazione no profit che si occupa di mobilità sociale.

Una conversazione che ha avuto luogo nello spazio virtuale di una diretta Facebook il 17 dicembre. I volontari di Poliferie hanno potuto dialogare con Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli, per fare il punto sulle disuguaglianze educative nel paese.

Allarme disuguaglianze

Una discussione necessaria sulla scuola. Uno scambio di battute che si è rivolto attorno ad un tema centrale. Che impatto ha avuto il Coronavirus sulle disuguaglianze educative?

“La sensazione è che il Coronavirus non abbia creato nuove disuguaglianze, piuttosto che abbia accentuato problemi che la scuola aveva già“, ha raccontato Gavosto.

Certe criticità strutturali del sistema scolastico esistevano prima e sono implose come effetto del Coronavirus. E’ il caso della rotazione annuale dei supplenti e della mancanza di insegnanti fino ad inizio dell’anno inoltrato, a danno della continuità didattica. Particolarmente grave nel caso dei posti di sostegno.

Il Coronavirus, racconta Gavosto, ha accentuato i divari. Basta pensare alla difficoltà di accesso alla didattica a distanza, anche frutto di un ritardo infrastrutturale nell’accesso alla connessione adeguata.

Il divario territoriale tra centro e periferie ha fatto la differenza, contribuendo ad impoverire le comunità già deboli.

Ma non è tutto. La didattica a distanza non è riuscita a raggiungere uno studente con disabilità su tre, oltre ad aver lasciato indietro gli studenti più svantaggiati e meno motivati.

Un bilancio che fa riflettere, ma che non deve scoraggiare. Infatti, questa esperienza potrebbe creare le condizioni per ripensare a modelli di scuola più inclusiva e digitale, per cercare di recuperare i divari sempre più profondi.

Servirà coraggio da parte di tutto il sistema nel pensare alle soluzioni possibili, in condizioni non emergenziali. Oltre che premere sull’acceleratore della digitalizzazione e della formazione docenti.

Resta il fatto la scuola, oltre a formare il senso civico dei futuri cittadini, prepara questa generazione al futuro del lavoro.

Per questo, il dato più sconcertante è proprio quello della perdita degli apprendimenti. Ovvero il fatto che gli insegnamenti persi dei mesi passati in lockdown si tradurranno in minori opportunità lavorative e quindi minori guadagni per gli studenti di oggi. Proprio il direttore della Fondazione Agnelli aveva parlato della necessità di un “piano di recupero” degli apprendimenti perduti in un articolo uscito sul Sole 24 Ore.

Questa generazione è meno formata in matematica e italiano rispetto ai fratelli e alle sorelle maggiori” ha raccontato Gavosto a Poliferie “non abbiamo dati certi, ma il sospetto è il divario sia significativo”.

Poliferie: il progetto

Poliferie è un’associazione no profit attiva in più di 20 città italiane.

La sua missione è contrastare le disuguaglianze facendo formazione e promuovendo cicli di incontri nelle scuole per recuperare il divario di opportunità tra Nord e Sud del paese, tra campagna e città, tra il centro e le periferie.

Come? Offrendo orientamento post-diploma, sulle scelte professionali e le competenze trasversali. Partendo dal presupposto che il talento non dipende da dove si nasce né dal proprio background. Tutti possono fare tutto.

Attiva dal 2017, Poliferie si è espansa in tutta Italia, da Milano a Palermo, per raggiungere sempre più studenti in formazione, supportata da una rete crescente di 120 volontari di età media 25 anni.

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