Scuola, grande equivoco Ocse-Pisa: gli studenti italiani sanno leggere, eccome!

Rapporto nazionale Ocse Pisa 2018, su 11mila quindicenni italiani di 550 istituti. La scuola italiana non è esce male, soprattutto per quanto riguarda i dati relativi alla lettura. Eppure i media hanno scritto altro.

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6' di lettura

Gli studenti italiani non sono così scarsi a leggere, nonostante gli articoli apparsi sui media nazionali in questi giorni. E non è l’unica analisi fuorviante. Lo vedremo a breve.

(di Gerardo Di Martino) Che il bianco sia bianco; che il nero sia nero; dipende; da che punto guardi il mondo tutto dipende…cantavano nel 1998 i Jarabe de Palo. La canzone fece veramente il giro del mondo, non solo per la musicalità, fornita di una buona dose di trasporto, ma soprattutto perché, quatti quatti, c’avevano proprio preso.

Gli accadimenti, come le notizie, invero, prendono la forma che l’osservatore dona loro, a seconda delle proprie esperienze, della sua formazione, del modo di pensare e di vedere la vita. Se un triangolo potesse pensare, si premurava di ripetere Senofane, immaginerebbe dio come un triangolo.

Non credo possa essere utilizzata migliore chiave di lettura, quando si parla, come discuteremo noi oggi, di risultati statistici e dell’esame di dati aggregati. Perché, vi sembrerà strano, non c’è spazio più soggettivo e discrezionale di quello dedicato all’analisi dei dati forniti da una rilevazione statistica.

L’avvocato Gerardo Di Martino

Cos’è l’indagine Pisa

Come è accaduto, giustappunto, per i commenti ai risultati dell’indagine internazionale promossa dall’O.C.S.E. (l’Organizzazione mondiale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), definita P.I.S.A. (acronimo inglese che sta per Programme for International Student Assessment), che coinvolge più di 80 Paesi, ogni anno.

Scuola, l’Ocse: gli studenti italiani non sanno leggere” titolava Il Messaggero martedì scorso. “Gli studenti italiani non sanno leggere: siamo al 25° posto su 36” ammoniva La Stampa. “Ocse-Pisa 2018, gli studenti italiani non sanno più leggere” rincarava Il Corriere della Sera.

L’immagine impietosa dei nostri ragazzi, e dunque dei nostri Istituti scolastici, ripresa dalle maggiori testate giornalistiche italiane, mi ha da subito incuriosito, incline come sono, oramai e sempre più, per tante ragioni, a crogiolarmi nel dubbio.

Prima ho raggiunto i risultati reali della verifica PISA. Poi le tabelle direttamente fornite dall’OCSE. Infine mi sono fermato ad osservare, incredulo.

Nella lettura gli studenti italiani sono meno capaci?

Niente di nuovo, in realtà: come dicevo, ciascuno la racconta come vuole. E vabbè. Ma questa volta, però, la cosa mi ha lasciato abbondantemente sgomento.

Gli studenti – se vogliamo dircela tutta – non sarebbero i soli ad avere difficoltà nella lettura, dal momento che il rapporto PISA – testo di media difficoltà, infarcito di info-grafiche ed illustrazioni – non restituisce affatto questo risultato.

Secondo gli esiti della indagine (i cui grafici di interesse sono riportati sotto) ben il 77% degli intervistati ha le competenze minime di analisi e comprensione di un testo nella propria lingua madre. Chiarissimo: 3 su 4 leggono e capiscono. Con buona pace di chi ha sostenuto il contrario.

E allora? Allora gli studenti che ne risultano privi, al contrario, sono 1 su 4. Ancora troppi? Forse. Certamente ancora troppo pochi per sostenere, senza rischio di smentita, che non capiscono ciò che leggono o che, addirittura, non sanno più leggere.

Datemi una leva e vi solleverò il mondo, osava garantire, secondo la tradizione, Archimede di Siracusa. In realtà, poi si è scoperto, che il matematico avrebbe predicato, più correttamente, che, per sollevare il globo, necessitava di un idoneo punto di appoggio, prima che di una adeguata leva.

E così anche per la Scuola italiana e per i suoi insegnanti. Avranno tante colpe i loro alunni – una su tutte il progressivo disimpegno dalle regole e dal necessario rispetto, in primis per i professori – ma non quella, la più disonorevole per un discente, di non saper comprendere un testo in lettura.

Il confronto con l’estero

Riavvolgiamo il nastro, allora, e procediamo con ordine (infografica OCSE alla mano, riportate sotto).

Gli allievi italiani hanno ottenuto un punteggio di 476, di poco inferiore alla media mondiale (487). Ma attenzione. Ci siamo pur sempre attestati tra il 23° ed il 29° posto, non diversamente dalla laboriosa Islanda o dal militarizzato Israele ovvero, ancora e soprattutto, dalla pettinata Svizzera.

Sapete come hanno titolato proprio le maggiori testate elvetiche nella stessa giornata di martedì? “Studio-Pisa: svizzeri al top in matematica, ma un po’ sotto la media in lettura” (TIO Svizzera).

Ma come? Abbiamo gli stessi risultati, ci abbracciamo in “classifica generale”, epperò gli svizzeri ritengono di essereal top in matematica ma un po’ sotto la media nella lettura”, mentre noi “non sappiamo più leggere”?

Interpretazioni diverse, per i medesimi dati, oibò. D’altronde, pur se la finestra è la stessa, non tutti quelli che vi si affacciano vedono le stesse cose, amava ripetere Alda Merini.

Ma allora – sempre se avete ancora un altro minuto da dedicare a questa riflessione – cosa si potrebbe oggettivamente nascondere tra le pieghe degli esiti di PISA 2018?

Molte questioni. Non potendole trattare tutte, una in particolare, ritengo: l’ambiente di scrittura e lettura che, a tutt’oggi, ospita i nostri ragazzi. Ragioniamoci insieme.

Il Mondo è cambiato

Il mondo è cambiato ed il cambiamento negli ultimi 20/30 anni è sicuramente, nella storia dell’umanità, il più rapido mai avvenuto. Corrente elettrica, computer, cellulari ed internet, in 20 anni, hanno rivoluzionato il mondo più velocemente di quanto sia avvenuto in duemila anni. Distillare l’analisi, allora, oggi, con gli schemi eretti dalle nostre generazioni, quelli di 20 o peggio ancora 30 o 40 anni fa, è il più grave errore che possa compiersi.

Pensateci. I ragazzi sono abituati a leggere non più di due o al massimo tre righe consecutive, su social ed applicazioni. Le conversazioni whatsapp si riducono a poche battute, di solito frammentate e comunque divise in più messaggi. Di fronte ad un unico post o messaggio di 6, 7 righe o più, non c’è nemmeno la curiosità di capire. Si salta a piè pari. Un “vocale”, alla fine, può mettere d’accordo tutti. Come la scrittura, sempre più allusiva, perché costituita da surrogati modello emoticon, e sempre meno capace di enunciare pensieri complessi, in modo articolato.

Ma siamo sicuri che sia un problema e non, invece, il modo di essere di un nuovo mondo che già stiamo vivendo, senza farlo nostro? D’altronde, sono tanto lontano dalla verità se rilevo che non sono solo i ragazzi interessati dal cambiamento? Che non sono solo loro a ritrovarsi in un diverso, quanto mai nuovo, ambiente di scrittura e lettura?

Turbiniamo quotidianamente a velocità multiple rispetto a 30 anni fa. Tutto il resto – scrittura e lettura comprese – non può che adeguarsi. Snellezza e rapidità dovrebbero costituire, quindi, a ben vedere, le pietre angolari su cui informare il sistema (anche) scolastico, senza perdere in conoscenze. Bella sfida! Purché la si comprenda, però.

I miei complimenti, infine: se siete giunti sin qui, avete la stoffa giusta, le competenze necessarie e una sufficiente capacità di concentrazione che permette di affermare, a chiunque ed a ragione, che per voi non c’è test OCSE che tenga, perbacco!

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