Scuole, tutte chiuse dove cresce il contagio. Le regole

Scuole, dove cresce il contagio da coronavirus e si diffonde la variante inglese saranno tutte chiuse. La Campania anticipa ma inasprisce le decisioni del governo che punta a imporre la dad solo nei comuni e nelle province in zona rossa. La didattica a distanza dovrebbe scattare nei territori dove per sette giorni si registrano 250 contagi ogni 100.000 abitanti.

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Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, si è portato avanti, ma l’idea di chiudere su tutto il territorio nazionale anche le scuole d’infanzia e le elementari, che erano rimaste quasi sempre aperte in questi ultimi mesi, diventa una ipotesi sempre più probabile. In particolare nelle zone rosse, dove, in molti casi, gli amministratori locali hanno già adottato il provvedimento.

L’indicazione che arriva all’esecutivo Draghi dal Cts è chiara: alzare la guardia e adottare misure più drastiche nei luoghi dove il contagio da coronavirus e la diffusione della variante inglese stanno provocando più danni. E nell’alzare la guardia c’è anche la chiusura delle scuole, potenziale veicolo di contagio.

Deciderà il presidente Draghi

La decisione sarà presa dal presidente del consiglio. Le chiusure saranno comunque localizzate e non regionali (come è invece accaduto in Campania). La didattica in presenza, anche per scuole d’infanzia ed elementari, sarà interrotta solo dove sono esplosi i focolai più gravi e riguarderà quindi singoli comuni o province.

La scelta di intervenire con rigore nelle scuole è stata sostenuta anche dall’Istituto Superiore della Sanità. Agira ora per contenere l’onda dei contagi. Agire ora – questa è la base del discorso – e potenziare la campagna di vaccinazione.

La soglia di contagio suggerita dal Cts

Si va dunque verso la chiusura di tutte le scuole nelle aree in zona rossa. In quelle arancione saranno invece i governatori, i sindaci o anche i prefetti a stabilire un eventuale inasprimento delle misure del contenimento dei contagi. Ma sempre e solo in base al numero dei contagi. Il Cts, anche per uniformare eventuali scelte di amministratori locali, ha suggerito una soglia: 250 contagi per 100.000 abitanti su sette giorni. Che poi è la stessa soglia che provocherebbe in automatico il passaggio in zona rossa e lo stop alle lezioni in presenza.

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Per le zone gialle sono rimaste inalterate le regole sulla frequenza delle scuole superiori: non più del 50% degli alunni in classe, gli altri a seguire da casa, alternandosi. Per elementari e medie, invece, continua la regolare didattica in presenza.

Dove le scuole sono già chiuse

Le scuole sono già chiuse nelle nuove zone rosse o nelle regioni che rientrano nella fascia arancione scuro. E quindi stop alla didattica in presenza a Brescia, Bologna, Molise, Basilicata e provincia di Bolzano. Potrebbero riprendere le lezioni in Puglia, che è zona gialla, ma dove la Regione ha deciso le chiusure. La Campania ha imposto la dad ovunque, dalle scuole d’infanzia all’università, anche se è zona arancione.

La posizione del ministro Bianchi

Il nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi non ha una posizione ideologica sulla necessità di riprendere le lezioni in classe. Si è più volte dichiarato preoccupato per la perdita di socialità provocata dalla chiusura delle scuole, ma ha anche sostenuto che è necessario agire con prudenza «visto che le varianti del coronavirus sono così aggressive».

I congedi parentali

L’obiettivo del governo è quindi quello di scongiurare le chiusure fino a quando è possibile, ma rispetto a situazioni che diventano critiche, preferisce avere dei parametri nazionali per uniformare le scelte e mettere in sicurezza studenti, famiglie, insegnanti e personale scolastico.

Saranno assicurati congedi parentali dove verranno chiuse anche le scuole materne ed elementari.

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