Cultura

Non è un paese per femmine

Se non sei figa come scrittrice, probabilmente, verrai scartata. Non un caso isolato. Nel Paese dei paradossi il maschilismo è ancora diffusissimo

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4' di lettura

Ho una notizia per voi. Il maschilismo appartiene agli uomini quanto alle donne. Da oggi in poi, tutte le volte che vi imbatterete in un comportamento ottuso sappiate che dietro ogni grande maschilista c’è sempre una grande donna. E’ bene riconoscere che alcuni uomini adulti sono il risultato della dimensione narcisistica e infantile tipica del maschio italiano, circondato, protetto e valorizzato dalle figure femminili familiari. Difficile immaginare che un meccanismo sedimentato come questo possa cambiare all’improvviso, da un giorno all’altro.

Non una di meno”

Per fortuna ci sono le conquiste degli anni settanta, le battaglie per il riconoscimento dei diritti, i movimenti femministi che hanno combattuto i processi di esclusione a cui le donne sono state sottoposte. Un percorso collettivo che prosegue oggi con il lavoro delle attiviste che mantengono viva l’attenzione su questi temi, con le campagne di sensibilizzazione sulle forme di sessismo veicolate dai mezzi di comunicazione, con i movimenti (“Se non ora quando”“Non una di meno”) che lottano perché si raggiunga maggiore consapevolezza sulla discriminazione di genere.

Le aspettative però, sono l’anticamera della delusione e convincersi che i rapporti tra esseri umani siano una equazione con risultato esatto dove tutto torna e tornerà sempre, vuol dire perdere in partenza.

La banalità dell’imbecillità

Deve essere un retaggio delle favole che leggiamo da bambine ad illuderci, della fiducia che abbiamo nel lieto fine. Basta un pò di esperienza per sapere che non è così, che a vincere non è sempre il buonsenso. Avete presente “La banalità del male” ? Ecco, esiste anche “La banalità dell’imbecillità”: dare una spiegazione al comportamento di alcuni/e è inutile, stiamo cercando un senso dove semplicemente non c’è. Con questo approccio il 99% delle persone potrebbe evitare la frustrazione di alcuni confronti.

Esistono ancora oggi, nel terzo millennio, persone maschiliste?

Sì. Il sessismo riguarda solo alcuni contesti e ceti sociali? No. Esistono dinamiche maschiliste e sessiste nei luoghi del potere culturale? Un gigantesco si.

Prendiamo il caso di una aspirante scrittrice, osserviamo la risposta che riceve da un talent scout: “Nell’editoria domina il maschilismo, si sa. L’intensità, la qualità letteraria, la tecnica dell’opera non saranno tenute in nessuna considerazione”.

Ma è figa?

In comitato editoriale, nel discutere il romanzo d’esordio di una donna, la prima domanda è: “Ma è figa?”. Se si decide che l’autrice non lo è, tutto diventa complicato. Come proporre alle presentazioni una che non ha nessun sex appeal?”.

Traduzione: gli uomini possono anche essere brutti, le donne devono inseguire la bellezza ed essere disponibili, perché solo così anche per loro arriverà (forse) il successo. Quindi, brutte astenersi dallo scrivere, mi raccomando. Belle, voi siete un passo avanti ma attente a cosa scrivete. Eh già, perché ci sono cose di cui gli uomini possono parlare e le donne no. “Le donne adorano i sentimenti – continua l’editor – che parlino di quelli e lascino stare il resto”. Traduzione: alle femmine non resta che la scrittura al femminile, i maschi invece possono fare scrittura e basta.

Editoriali? Roba da maschi

Una tesi che trova conferma nelle prime pagine dei maggiori quotidiani dove l’opinionismo politico è prerogativa degli uomini così come gli editoriali, le analisi e le rubriche di commento. Le giornaliste fanno per lo più interviste o articoli su temi “femminili” (questione sollevata dalla scrittrice Michela Murgia con l’hashtag #tuttimaschi!).

Eppure questo non è un articolo femminista, io non lo sono. Non lo sono perché è ingiusto ridurre le donne ad una categoria socioculturale e il femminile ad una variante della cosiddetta normalità: non siamo un’eccezione. Non mi piace l’idea delle “quote rosa”: le donne devono essere libere di manifestare il proprio pensiero e non incastrate nel ruolo di rappresentanti di sé in quanto donne. (A proposito di fotografie della società contemporanea: leggi anche “Bella e perduta: l’Italia che il cinema non racconta più”)

I luoghi comuni permeano il nostro immaginario, continuamente alimentato da internet, televisione, cinema, pubblicità: faremo ancora i conti con discorsi, comportamenti, articoli, post e spot sessisti, questo è certo.

Se non vi apprezzano, allontanatevi

La soluzione, per quanto riguarda la sfera privata, è fin troppo banale, valida sempre e in qualsiasi contesto (familiare, lavorativo, amicale, sentimentale): allontanarsi. Non frequentare coloro che manifestano un pensiero in generale sessista e nello specifico di disistima verso di Voi. Anche perché, di norma, sono persone incapaci di razionalizzare, non li sentirete mai ammettere: “sono maschilista”. Scegliete persone diverse. Persone che vi rispettino non solo in quanto donne (sorelle, madri, amiche, colleghe, amanti) ma in quanto esseri umani: scegliete chi merita il vostro tempo e la vostra attenzione.

Per quanto riguarda la collettività sappiamo che la causa del problema è culturale: bisogna fare prevenzione attraverso l’educazione. La scuola non deve trasmettere modelli di mascolinità e femminilità discriminanti e conformisti ma capaci di rappresentare i cambiamenti sociali e rispettosi delle diversità. In famiglia è fondamentale dare il buon esempio, a partire dal linguaggio: diamo alle nuove generazioni strumenti critici che stimolino il processo di formazione e acculturazione. Scrive Oscar Wilde: “Il fatto è che sei caduta recentemente, Cecily, nella cattiva abitudine di pensare da sola. Dovresti smettere. Non è del tutto femminile… agli uomini non piace.”

Immagine di copertina  © Letizia Battaglia – (La bambina con il pallone, 1980)

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