Sei, il primo incubatore d’impresa made in Irpinia: idee per il nuovo business

Sostenibilità, etica e innovazione: i capisaldi della struttura nata ad Avellino a sostegno delle imprese. Siamo andati a vedere cosa fanno



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Sei, acronimo di Sostenibilità, Etica e Innovazione, è il primo incubatore d’impresa irpino.

Attualmente ha sede ad Avellino ma ha già in programma di aprire altre sedi nel Sannio e nel resto d’Irpinia. La sua mission è quella di favorire lo sviluppo di imprese, innovative e non solo, e di diffondere la cultura imprenditoriale in territori dove, storicamente, questa cultura non è molto presente. Oggi cerchiamo di capire meglio cos’è Sei e cosa fa parlando con il fondatore e CEO, Vincenzo Vitale.

Come nasce Sei, quando e perché?

Più di un anno fa, in una telefonata avuta con un mio ex collega e amico, Alessandro Imbimbo, anche lui di Avellino, che attualmente gestisce un Fondo di Private Debt su Milano, parlammo per la prima volta di creare un incubatore d’impresa. Nonostante la distanza geografica che ci separava entrambi dall’Irpinia, il legame è ed è sempre stato forte e il pensiero per fare qualcosa qui una costante. Alessandro, conoscendo la mia volontà di lasciare Genova, all’epoca lavoravo in un advisor per la Quotazione dei Titoli di Debito in Borsa, mi propose di dare vita ad un incubatore d’impresa, mettendo a fattor comune le conoscenze acquisite. Ad Alessandro si sono aggiunte altre persone, tra cui Massimiliano Imbimbo, che stava portando avanti con un proprio team, lo stesso progetto qui in Irpinia.

Quali sono le principali attività e a chi sono rivolte?

Praticamente abbiamo diverse tipologie di attività per chi si avvicina alla nostra struttura. Ci rivolgiamo a promotori d’impresa, quindi persone che devono organizzare di fatto il proprio business, ma hanno una buona idea. Forniamo un’adeguata consulenza a startup e imprese, naturalmente con un’offerta dei servizi, come puoi ben intuire, che cambia rispetto al nostro interlocutore. Abbiamo costruito un network e un team capace di offrire una consulenza qualificata praticamente in ogni ambito. Quando sarà possibile aprire la nostra sede, avremo uno spazio di coworking che potrà essere usato come ufficio dalle startup incubate, da studenti o professionisti.

Come sono strutturate e chi se ne occupa?

Nel nostro team trovi professionisti con background e esperienze diverse, e questa complementarità che rappresenta uno dei principali elementi di valore della nostra società. C’è chi ha un imprinting economico-finanziario e supporta l’azienda nella gestione e nella ricerca di finanza, professionisti che invece si occupano di guidare le imprese nei processi di internazionalizzazione, chi della tutela della proprietà intellettuale, o chi supporta le startup e i promotori d’impresa in tutto ciò che concerne la validazione della loro idea di business e le prime azioni da compiere, aspetto quest’ultimo, in cui abbiamo investito molto in termini di risorse umane e formazione.

Come vi possono contattare le persone che leggeranno questa intervista e che possono essere interessate ai vostri servizi?

Grazie della domanda Stefano, perché essendo nati da poco, ci aiuti nella diffusione dei nostri servizi. Sul nostro sito internet www.incubatoresei.it ci sono tutti i contatti, ma esistiamo anche sui principali social network, e lì contiamo di fare maggiore “rumore” nei prossimi giorni.

Come stanno reagendo le persone? Qual è stata la risposta finora?

L’entusiasmo e le reazioni che abbiamo raccolto sono state al di fuori delle nostre aspettative, ed è stata tale la voglia di molti “simpatizzanti” di sostenere il nostro progetto che abbiamo dovuto programmare un aumento di capitale, facilitato anche dal fatto che chi investe nell’incubatore, investe in una startup innovativa e ha diritto al 40% delle detrazione.

Ve lo aspettavate quando avete lanciato queste iniziative?

Non ci aspettavamo di avere già tre startup innovative che hanno già richiesto una partnership con noi, due Irpine e una addirittura di Savona, interessata a dei servizi offerti e ad avere una seconda sede in Italia, proprio qui in Irpinia.

Quali sono i risultati, finora, di cui siete più orgogliosi?

La sensazione di aver smosso qualcosa nella comunità irpina, e l’entusiasmo di molti ragazzi che ci hanno contattato per sapere di più questa iniziativa, increduli e felicemente sorpresi, come se l’esistenza di un Incubatore fosse una prerogativa solo delle grandi metropoli, lontana dalla nostra realtà.

Quali sono le iniziative o le attività che avete in mente per il futuro?

Un evento che ci piace molto è un aperitivo che svolgeremo presso la nostra sede una volta al mese, di giovedì, e sono i Thursday brains hour. Praticamente sono degli aperitivi nei quali tutto il nostro team e parte del nostro network sarà presente in sede e chiunque voglia incontrarli per chiedere un consiglio è libero di partecipare, senza vincoli di adesioni o costi.

Qual è la situazione in Irpinia e nel Sud Italia dal vostro punto di vista? Vedete dei cambiamenti nell’ultimo periodo?

Il mondo delle startup e i più in generale dei giovani, negli Stati Uniti ad esempio è supportato dalla generazione precedente, al motto ormai famoso di “give back”, dove chi ha acquisito una certa esperienza e un certo prestigio li mette a disposizione di chi si avvia su di un percorso di crescita. In Irpinia per la generazione precedente la nostra vale invece il motto “take all”, che sta per prendi tutto. Qui il potere e il prestigio, e il vantaggio competitivo acquisito vengono usati per continuare a conservare le posizioni di rilievo, la contaminazione positiva non esiste o è rara.

Su cosa si dovrebbe investire e cosa si può fare per migliorare? Quali sono i settori dove l’Irpinia e il Sud Italia ha dei vantaggi competitivi rispetto ad altri territori, ancora tutti da sfruttare?

Con l’incubatore abbiamo definito tre aree di azione: turismo, food ed innovazione. La sfida da condurre deve essere prima di tutto culturale, dobbiamo far capire alla nostra generazione che “fare impresa” non è affatto impossibile e il fatto di risiedere al sud ha degli svantaggi così come ha dei vantaggi. Mi spiego meglio.

Per l’imprenditoria ci sono dei vantaggi in termini di opportunità di finanza e parlo dei bandi dedicati per le regioni del Mezzogiorno, ma se tali fondi non vengono supportati da una consulenza qualificata, quale ad esempio quella che offre l’incubatore si corre il rischio di produrre un inutile spreco di denaro pubblico e un indebitamento per chi vi accede, senza considerare ansie, stress e disagio sociale.

Se andiamo più nello specifico e analizziamo i nostri prodotti, e parlo ad esempio di tutto ciò che ruota intorno all’enogastronomia, hanno una qualità egregia, sicuramente che non ha nulla da invidiare ad altre regioni d’Italia (e questo ce lo ripetiamo da una vita), ma possiamo dire lo stesso, non so, per le loro strategie di branding?

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