Il giudice corrotto spiega ai Pm come aveva promesso di favorire Sidigas

Sentenze pilotate. Il giudice tributario Spanò confessa ai Pm come aveva promesso di impegnarsi per ricorsi che riguardavano la società Sidigas di Avellino.



8' di lettura

Sentenze pilotate in cambio di soldi e posti di lavoro per figli di magistrati. Manager Tv arrestati che intrattenevano rapporti con i protagonisti delle stanze del potere. Quello vero, il potere che conta, se uno degli arrestati era autore televisivo di un programma condotto dalla fidanzata di un ex ministro dell’Interno. Le confessioni di un giudice corrotto che rischiano di far tremare anche Sidigas (oggi nessuno dei riferimenti dell’azienda è indagato), società di distribuzione di gas naturale per oltre cento comuni campani. (La foto di copertina è di archivio)

Il ruolo del giudice Mauriello

Dichiarazioni che chiamano in causa un altro giudice tributario e membro del Consiglio Nazionale della Giustizia Tributaria, Antonio Mauriello, 73 anni, quello che per gli inquirenti era il “deus ex machina” del sistema corruttivo. Noi, occupandoci principalmente dell’informazione che riguarda la provincia di Avellino, approfondiremo gli aspetti dell’ordinanza cautelare che chiamano in causa proprio Sidigas, principale azionista dell’Avellino Calcio (estranea agli episodi contestati). Ma, per completezza, il lettore dovrà concederci delle divagazioni, sempre legate alla ricostruzione offerta dalla Procura di Salerno, che permettano di chiarire il ruolo giocato da alcuni protagonisti, nel contesto in cui questi episodi sono maturati. (Per agevolare la lettura abbiamo diviso l’articolo con dei titoletti, così ognuno possa trovare con più facilità l’aspetto di questo approfondimento che maggiormente può interessargli).

Il Ground Zero 2

L’epicentro del Ground zero 2, per citare il nome dell’inchiesta della finanza di Salerno, ha due momenti fondamentali. Il 25 e il 30 maggio 2019. Quando vengono interrogati il giudice Fernando Spanò, accusato di corruzione in atti giudiziari, e Giuseppe Naimoli, dipendente amministrativo presso la commissione Tributaria Regionale. Due nomi da sottolineare in rosso per capire cosa è accaduto ieri. Pochi giorni prima – che Naimoli e Spanò vengano ascoltati – la finanza ha eseguito 14 arresti tra giudici, consulenti, funzionari e imprenditori. Un terremoto che ha travolto la Commissione tributaria regionale della Campania, attirando gli occhi di tutta Italia sulla sezione distaccata di Salerno. In quel momento, al Governo, ci sono il Movimento 5 Stelle e soprattutto la Lega che inizia a fare incetta di preferenze nei sondaggi. Anche questo è un altro dato da segnare in rosso, se si ritiene valida la solidità dell’indagine della Procura salernitana.

Il giudice Spanò confessa

In quel maggio del 2019, il procuratore aggiunto, Luigi Alberto Cannavale, ed il sostituto Elena Guarino, si apprestano a interrogare Spanò. Uno dei magistrati arrestati insieme al collega Giuseppe De Camillis. E, probabilmente, non possono immaginare quello che accadrà dopo. Spanò, infatti, decide di raccontare tutto. Fa i nomi di imprenditori o aziende che avrebbe agevolato, ricostruisce episodi in cui ha intascato mazzette, a volte conferma, altre smentisce. Ma non tentenna mai. Al punto che il gip, anche alla luce degli altri elementi emersi in fase di indagine (intercettazioni ambientali, telefoniche e video), ribadisce più volte la bontà di quelle dichiarazioni. La Procura e la guardia di finanza prendono nota. Dalle parole del giudice e da quelle di Naimoli, viene fuori uno scenario popolato, per citare Indinnimeo, da protagonisti che, “mostrando un individualismo forsennato capace con il danaro di travolgere anche le garanzie minime di uno Stato democratico, sono portatori di rara delinquenza certamente da arginare con l’applicazione di misure cautelari”.

Naimoli parla di Sidigas

Sia Naimoli che Spanò parlano di Sidigas. Seguiamo la logica temporale, utilizzata dal gip. Naimoli spiega come abbia appreso, dal giudice Mauriello, che la società di distribuzione di gas naturale sia un cliente del suo studio legale. E aggiunge di essere a conoscenza di come l’azienda rappresenti il main sponsor dell’Avellino Calcio. Squadra di cui Claudio, figlio del magistrato arrestato, è presidente (Claudio, è bene chiarirlo per evitare equivoci, non risulta indagato né tanto-meno è co-protagonista di ipotesi delittuose che sono menzionate nell’ordinanza).

L’incontro avuto col giudice, si legge nell’ordinanza, era finalizzato a raccomandare il figlio del dipendente amministrativo per un posto di lavoro allo studio (poi – dopo due presenze in quell’ufficio – il figlio di Naimoli avrebbe rinunciato all’incarico).

In quel dialogo, ribadisce l’indagato ai Pm, il giudice Mauriello aveva chiesto notizie su ricorsi pendenti di Sidigas, aggiungendo di recuperare quelli, “assegnati alla Quarta sezione della Commissione Tributaria Regionale”, presieduta dal magistrato Spanò. Naimoli esegue. In passato, – per i Pm – entrando nel sistema di assegnazione delle cause, si sarebbe assicurato che fossero assegnate ai giudici giusti. Ben consigliato da “pizzini” sui quali c’erano i numeri di registro dei fascicoli. Fogli a volte consegnati anche all’interno del tribunale di Salerno.

Spanò parla delle cause Sidigas

A questo punto facciamo un balzo avanti. Spanò sta per parlare di Sidigas ai Pm. Il magistrato conferma come, durante degli incontri (alcuni anche ad Avellino), Mauriello gli abbia segnalato alcuni ricorsi pendenti della società. E chiarisce che per il suo interessamento gli era stato promesso che avrebbe ricevuto dei soldi, con gli importi da stabilire man mano che i procedimenti si definivano.

Spanò ha poi individuato i ricorsi della Sidigas che gli erano stati segnalati da Mauriello. Ricorsi, per i quali, aveva accettato la promessa di pronunciarsi in maniera favorevole. In totale si tratterebbe di dieci procedimenti fra il 2018 e il 2019 (tra seconda e quinta sezione, di cui era vicepresidente, e quarta sezione che presiedeva).

Una è comunque – al momento in cui vi scriviamo – la sentenza favorevole effettivamente emessa in favore del gruppo Sidigas e menzionata negli atti. Mauriello – si legge nell’ordinanza cautelare – avrebbe consegnato 10mila euro a Spanò per condizionare una pronuncia favorevole di Enerimpianti Srl (azienda – si legge negli atti – proprietaria del 76,6% del capitale sociale di Sidigas Spa). Un procedimento del valore di poco superiore ai 900mila euro.

L’indagine della Procura di Avellino su Sidigas

Qui una divagazione è d’obbligo per guidare il lettore, interessato alle vicende di Avellino, verso lidi che, forse, desidera esplorare meglio. Enerimpianti – infatti – era già spuntata nella tribolata estate di Sidigas. E, anzi, per il Procuratore aggiunto di Avellino, Vincenzo D’Onofrio, assume una rilevanza fondamentale nell’inchiesta sull’azienda di distribuzione di gas naturale e sull’imprenditore napoletano Gianandrea De Cesare. Il numero uno, della sezione Criminalità economica irpina di Palazzo De Marsico, nell’atto d’accusa ipotizza come Sidigas.com e Sidigas.spa abbiano dirottato soldi proprio nelle casse di Enerimpianti. Così da non pagare imposte come Iva e Accise. Ipotesi basate sugli accertamenti svolti dalla guardia di finanza di Avellino, guidata dal colonnello Gennaro Ottaiano.

Un quadro di accuse che, unito a ipotesi di reato gravi come l’auto-riciclaggio, ha sorretto il sequestro da 97 milioni eseguito dagli inquirenti. Il coordinatore dell’inchiesta, infatti, dopo un parere del gip che smontava in parte quel provvedimento, ha insistito facendo ricorso al Riesame e ha visto accogliere le sue motivazioni. Sidigas, per evitare il fallimento, ha adottato una procedura di concordato in bianco. La società ha promesso, quindi, un piano di rientro per pagare lo stuolo di creditori e l’Erario.

Vincenzo D'Onofrio
Il procuratore aggiunto di Avellino, Vincenzo D’Onofrio

Arrestato il manager Tv Casimiro Lieto

Torniamo al nostro Ground Zero. E affrontiamo un altro episodio che riguarda Avellino, considerate le origini di uno degli arrestati eccellenti. Parliamo di Casimiro Lieto, nato a Monteforte Irpino, un passato in tv locali fino alla Rai allora diretta da Biagio Agnes, anche lui avellinese. E poi migliaia di consulenze televisive prestate anche per programmi di varie emittenti, molti dei quali sono conosciuti al grande pubblico. Come Sanremo o Telethon fino alla Prova del Cuoco. E, qui, torna utile riprendere quell’appunto sulla Lega che vi avevamo consigliato di sottolineare in rosso.

L’autore irpino era infatti molto apprezzato, nonché legato da un rapporto di amicizia, con Elisa Isoardi, che è stata fidanzata del Segretario della Lega ed ex Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. E proprio il Carroccio ventilava la candidatura di Lieto alla direzione di Rai1. Per i magistrati il manager Tv avrebbe promesso un posto di lavoro per il figlio di Spanò, in cambio dell’impegno a indirizzare un provvedimento da oltre 200mila euro che lo riguardava. Una questione spinosa poiché si tratta di un Appello, rispetto a una prima sentenza già emessa in favore di Lieto. E, a onor del vero, va detto come proprio Spanò abbia dichiarato di essere stato già orientato verso la conferma di quella prima pronuncia. Questioni che ora saranno valutate dai giudici del Riesame.

Un gol da campionato del mondo

Ciò che invece ha conquistato, ed era prevedibile, l’interesse nazionale, è una conversazione al cellulare fra Lieto e Mauriello. Il manager si complimenta col giudice e dice: “Grandissimo presidente, un gol, un gol da campionato del mondo, ma io lo sapevo che lo poteva fare solo un presidente sto gol”

L’interlocutore, interdetto domanda: “E quale è sto gol fammi sentire?”

“No, nel senso che è arrivato il dispositivo”.

Un episodio che è ricostruito in uno dei cinque capi d’accusa che motivano l’arresto del magistrato che, scrive il gip citando le parole di Spanò, avrebbe “ostentato rapporti e contatti con esponenti apicali della Lega Nord” .

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