Sequestri A16: su quei viadotti poteva esserci un’altra strage

Autostrade per l'Italia, indagine bis: nuovo interrogatorio


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Su quei viadotti dell’A16, fra Avellino e Benevento, poteva esserci una strage come quella dell’Aqualonga che è costata la vita a 40 persone nel 2013. Gli automobilisti correvano “una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità”, a causa di lavori di istallazione delle barriere non idonei e alla mancata trasmissione di alcuni video dei crash test relativi proprio a quei tirafondi. Sono questi alcuni dei dettagli che emergono leggendo il decreto firmato dal gip di Avellino, Fabrizio Ciccone, che ha portato al sequestro di barriere stradali poste lungo dodici cavalcavia dell’A16 fra Avellino e Benevento. Finiti nel mirino del capo della Procura avellinese, Rosario Cantelmo, e del sostituto, Cecilia Annecchini. Gli stessi inquirenti che hanno rappresentato l’accusa proprio nel processo per la strage dell’Acqualonga.

Il bus sulla quale viaggiavano le vittime ha sfondato le barriere di contenimento del viadotto, precipitando nel vuoto. I new Jersey, per il perito del giudice, il professore Felice Giuliani, non erano idonei a contenere l’urto a causa di una inadeguata manutenzione.

“Barriere stradali ancora a rischio”

E ora sono ancora le barriere stradali a finire al centro della nuova indagine della Procura che contesta a tre indagati (Michele Renzi, 50 anni, Vincenzo Costanino Ivoi, 50 anni, e Giulio Massimo Fornaci, 65 anni), fra cui dirigenti di Autostrade, varie irregolarità nell’ istallazione di quei new jersey, tali a renderle “non idonee ad assolvere alla loro funzione tipica di minimizzare il danno dei veicoli”.

Il giudice afferma come gli indagati abbiano accettato consapevolmente il rischio che la loro scelta potesse causare un disastro, “decidendo, nelle rispettive qualità, di procedere dopo il verificarsi del terribile incidente del 28 luglio 2013, alla sostituzione dei tirafondi istallati, tra l’altro, anche sui viadotti presenti sulla A/16 nel tratto tra Baiano e Benevento, e, segnatamente, di non riutilizzare tale opzione tecnica dopo i contrastanti e non affidabili esiti dei crash-test eseguiti” disattendendo perfino un parere negativo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (massimo organo tecnico-consultivo dello Stato in materia)”.

“La strage del bus poteva ripetersi”

Nelle motivazioni che hanno portato il magistrato ad accogliere il sequestro, si fa riferimento al “concreto pericolo che il perdurare della circolazione sui viadotti in questione possa protrarre una situazione di scarsa sicurezza stradale”, tale da causare un “evento disastroso di proporzioni analoghe a quello che si è verificato il 28 luglio 2013”. In seguito al quale, ribadisce il giudice, “alcun dispositivo di controllo è stato predisposto da Autostrade per tutelare l’incolumità degli utenti della strada”.

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