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Sequestri Sidigas e calcio. L’avvocato: ecco cosa può accadere venerdì

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3' di lettura

Venerdì, 13 settembre, per Sidigas è un giorno importante. Si discuterà l’appello cautelare, proposto dalla Procura di Avellino, contro il decreto di sequestro disposto dal gip, Marcello Rotondi. Potrebbero essere applicati, di nuovo, i sequestri all’azienda e quindi alle quote dell’Avellino Calcio. I giudici possono infatti accogliere quanto richiesto dal Pm o respingere quelle richieste. E, in quel caso, tutto rimarrebbe come è ora. Non ci sono altre strade possibili.

Ce lo spiega in dettaglio l’avvocato, Gerardo Di Martino, del foro di Avellino. Con questa analisi inauguriamo, su TheWam.net, la sua rubrica “Il diritto e il rovescio“. Sarà dedicata alle questioni più spinose di carattere giudiziario e non solo.

Ecco l’analisi dell’avvocato Gerardo Di Martino (Nella foto in basso):

L'avvocato Gerardo Di Martino

Venerdì si discuterà l’appello cautelare proposto dall’Ufficio del pubblico ministero avverso il decreto di sequestro dei beni nella disponibilità di De Cesare.

Ricorderete che la questione era terminata con il provvedimento del GIP di Avellino, il dottor Marcello Rotondi, che aveva escluso l’applicabilità del sequestro alla Sidigas; eliminato il vincolo apposto all’Avellino Calcio; confinato il vincolo (sequestro) ai soli beni riconducili alla persona fisica De Cesare (non più sequestri a Sidigas); ridotto l’importo da sequestrare (a 8 milioni di euro).

Sequestri Sidigas: l’appello del Pm

È contro questo provvedimento che, nel termine di legge, è insorto il pubblico ministero (il Procuratore Aggiunto di Avelino, Vincenzo D’Onofrio). Il pm ha chiesto al Tribunale in composizione collegiale di rivedere tale decisione, applicando il sequestro all’intero patrimonio, incluso quello della Sidigas e, dunque, dell’Avellino Calcio. In altre parole, di riportare indietro le lancette dell’orologio a quel rovente 8 luglio scorso, allorquando la guardia di finanza entrava, senza sconti, nei locali della società irpina.

Chiariamo subito un concetto: questa impugnazione, come tutte quelle che si svolgono nelle forme dell’appello, obbliga il giudice a pronunciarsi solo, e soltanto, su quanto richiesto dall’interessato.

Sidigas, il 13 udienza decisiva: ecco per cosa

Senza scendere troppo in profondità e ponendoci al riparo dalla tecnicità dei meccanismi che disciplinano la materia, basterà ricordare che per tutte le doglianze che indossano il vestito dell’appello vige il principio della devoluzione limitata esclusivamente ai motivi: soltanto ciò che è oggetto di censura, potrà essere valutato dal Giudice dell’impugnazione; soltanto la richiesta dell’appellante potrà essere decisa. E, quindi, per semplificare, il collegio giudicante si pronuncerà solo su quanto contestato dal Pubblico Ministero.

Ciò significa che venerdì, dinanzi al Giudice dell’appello cautelare, si profilano due strade, alternative tra loro: condividere le lamentele del pubblico ministero ed accogliere l’appello oppure, al contrario, ritenere corretto il provvedimento del GIP (quello che attualmente fa salvo l’Avellino) e, così, rigettare l’impugnazione dell’Accusa. Tertium non datur, avrebbero a questo punto esclamato i latini.

Non vi sono altre possibilità, non è in discussione il sequestro in atto, che continuerebbe a spiegare i suoi effetti, tal quale, salvo incrementare il proprio vigore, estendendo la portata ai beni della società, oltre che a quelli dell’indagato (in caso di accoglimento dell’appello).

Il ricorso al quale De Cesare ha rinunciato

Né il Tribunale che si pronuncerà dopo domani ha la possibilità di modificarlo in melius, giammai il potere di eliminarlo. Si è detto che risponderà, soltanto, alle richieste dell’appellante: non chiede certo questo il pubblico ministero, anzi domanda l’esatto contrario.

Mi risulta, tra l’altro, che De Cesare abbia già eliminato dal tavolo questa possibilità, rinunciando qualche giorno fa al riesame proposto avverso il decreto di sequestro, unico rimedio in grado, questo sì, di attribuire dal giudice dell’impugnazione il potere di dichiarare l’illegittimità del vincolo originario e, dunque, di eliminare il sequestro attualmente in corso (anche) sui suoi beni.

Delle conseguenze dell’eventuale accoglimento ne riparleremo in un successivo momento, solo se dovesse occorrere, solo se dovesse essere necessario, non fosse altro, per una questione di scaramanzia…

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