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Sesso e bugie: 3 uomini da evitare come la peste

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7' di lettura

Nei confessionali tra amiche gli uomini, devo dire, escono abbastanza male. Probabilmente accadrà lo stesso a noi donne quando sono gli uomini a riunirsi, ma ci sta, perché pure noi all’occorrenza facciamo parecchio schifo. C’è anche da dire che delle storie felici si parla poco: quelle si vivono e basta, mentre sono quelle storte ad attirare curiosità e commenti.

Il problema è che secoli di letteratura ci hanno consegnato un’idea dell’amore come di qualcosa senza cui la vita non ha alcun senso. Amori romantici, amori passionali, amori felici, amori complicati: pare che all’amore si perdoni ogni cosa. Io credo profondamente in questo sentimento, ma troppo spesso penso se ne sopravvaluti la nobiltà. Ho infatti realizzato nella vita, accanto ad esperienze certo riuscite, che uno dei suoi talenti migliori è la cecità.

A seguire: tre tipologie di uomini infelicitanti, che cerco di riassumere. (Questo racconto fa parte della rubrica Eros e Pathos. Qui puoi scoprirne di più)

Lei è ridicolo, si informi!’

(Totò)

Il vanesio

Il vanesio, di fatto, non rientra nella categoria degli amori infelicitanti, semplicemente perché non è capace di amare nessuno. Se ne può essere attratte all’inizio perché belloccio, ma nessuna donna normodotata riesce alla fine ad innamorarsene seriamente. Si tratta di solito di un giovane palestrato, o di un patetico over 50 affetto dalla sindrome di Peter Pan. Azzimato fino al ridicolo, il soggetto vive in un perenne stato di auto adorazione, documentato con post Facebook ed Instagram che lo ritraggono seminudo dopo un allenamento o dopo la doccia, davanti allo specchio con l’I-Phone in erezione.

Sopracciglia sfoltite dall’estetista, lampade, creme, muscoli ben in vista sotto abbigliamenti slim, o stile ranger finto sciatto, talvolta indossa sotto i vestiti cavigliere e gilet imbottiti di piombini, per continuare il suo potenziamento anche fuori orario palestra. Il vanesio si aggira per centri commerciali, e in genere in luoghi molto affollati, con un’andatura a metà tra RoboCop e una scimmia Bonobo; in faccia l’espressione tesa e concentrata di chi deve salvare l’umanità da un attentato globale. Il vanesio, se in coppia, non ti presenterà mai a nessuno come la sua compagna; tu sarai per tutti sempre ‘un’amica’. Lui, infatti, non si può dare solo ad una, ma deve restare aperto alla varietà di opzioni disponibili sul mercato, affinché il più elevato numero di femmine possano constatare quant’è figo e quant’è talentuoso. Talentuoso, però, nessun vanesio lo è quasi mai. Se lo sfiori per caso si infastidisce, perché gli hai scomposto la mise. Se gli cammini un passo avanti si infuria, perché fai ombra alla sua ruota di piume.

A letto, mi dispiace dirtelo caro vanesio, ma 8 volte su 10 sei un inetto. Più algido di un iceberg, cerchi gli specchi solo per assistere alla tua prestazione, che di solito dura meno di uno spot pubblicitario. Del piacere di chi hai accanto a letto non sai curarti. Non sei capace di fare la cosa giusta, di dire una parola, né di scusarti delle défaillance di cui nemmeno ti accorgi, troppo preso a controllare nello specchio quale movimento ti evidenzia meglio tartarughe, bicipiti e quadricipiti. Sai solo rivestirti in fretta di tutto punto e trascorrere un’ora in bagno peggio di Barbie, per rimetterti in piazza tirato a lucido a caccia di nuove femmine, a cui fare letteralmente il pacco.

L’evasore sentimentale

Il tipo a seguire, in cui temo ogni donna sia incappata almeno una volta nella vita, è quello che Franco Arminio definisce ‘l’evasore sentimentale’: colui che ha una ragazza, una compagna, una moglie e dei figli, ma che preferisce amare al nero e fuori porta, in modo da diminuire l’imponibile affettivo dichiarato; cioè non è che preferisce proprio amare fuoriporta, ma aspergere il seme diffusamente.

Se poi capita ogni tanto pure una relazione, tanto meglio. Maestro eccelso di menzogna pure davanti all’evidenza, questo genere di uomo è di solito un vanesio, che nella relazione primaria sta pure bene ma che, in cerca perenne di stimoli e di conferme, si offre a generi di donne completamente diverse tra loro, per assicurare alla specie umana un’equa distribuzione dei suoi talenti.

Disegno di Delluzio

Marisa, insegnante, è sposata da 22 anni con Paolo, dirigente d’azienda. Ora Marisa si è accorta che le numerose trasferte del marito per riunioni, convegni ed aggiornamenti erano in realtà rilassanti gite fuoriporta con Lucia, la giovane collaboratrice; ma pure con altre di passaggio, all’occorrenza. Una storia banale, come ne accadono a migliaia al giorno in ogni angolo del pianeta. I primi tempi, Marisa si è consumata nel dolore e nel silenzio perché, per capire fino a che punto Paolo volesse arrivare, o forse sperando che la sbornia gli passasse, aveva pensato fosse meglio non sbottare. Certo, aveva pure pensato di sfilare il rosario e di mollarlo su due piedi mettendolo alla porta. Poi, però, ha capito che la cosa migliore per separarsi da un fedifrago è restare sul campo.

Se avete accanto un compagno bugiardo, e avete ovviamente tempra a sufficienza, non lo dovete allontanare subito, ma dovete farlo cuocere lentamente affinché sia lui a suicidarsi dentro di voi, con la delusione quotidiana che vi procurerà ora per essere continuamente disonesto, ora per essere incapace di affrontare una scelta, ora per dimostrare ciò che serve quando serve. (Se trovi questo articolo interessante, condividilo con i tasti social. A te costa un attimo, ma ci farebbe crescere molto. Segui la pagina facebook di The Wam)

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Se resterete accanto a quest’uomo, infatti – assistendo alla sua lenta, inesorabile disfatta – vi verrà più facile al momento giusto allontanarvene senza rimpianti, dirigendovi altrove, finalmente ripulite da ogni residuo abbaglio. Voi in fondo lo sapete che non lo amate più; non si può amare a lungo un debole ed un bugiardo. Vi siete svendute troppo a lungo per qualche sicurezza a buon mercato, e state ancora lì a piangere non tanto l’amato – deceduto, ripeto, da tempo nella vostra stima e nel vostro sentimento – ma un posto vacante, le cose condivise negli anni, le abitudini più radicate e tutto il resto. Però, se continuate ad accanirvi in questa direzione, sappiate che la vita si piglia collera, perché in questo modo fate uno sgarro alla sua capacità di sorprendervi quando meno ve l’aspettate, oltre che alla vostra autostima, ma questo era sottinteso.

Il fatto è che durante una pena d’amore, la penante ama rotolarsi compiaciuta in un guado di disperazione fatto di cadaveri: innanzitutto il cadavere dell’amato che poi, a guardarlo bene somiglia tanto al cadavere di un padre con cui ha avuto un rapporto complicato o interrotto: primo abbaglio. E poi c’è il cadavere più grande, quello che continua a sanguinare pure da morto: quello dell’amor proprio ferito. Ma anche quello, ad osservarlo bene, ci si accorgerà che non è il corpo dell’amato, ma solo il proprio (secondo abbaglio) e lì, con un po’ di umiltà e di sana autoanalisi, si può rimediare.

Il tirchio sentimentale

Altro tipo di uomo infelicitante ricorrente nelle confidenze femminili è il tirchio sentimentale (che poi nel 90% dei casi, tirchio lo è pure di tasca), cioè l’uomo incapace di condivisione, che porta il conto meschino del tuo e del suo, ignorando la differenza tra coppia e compagnia. Chi cerca solo compagnia approfitterà di tutti i piaceri e le comodità offerti dall’altra parte, ma guai a prospettargli una difficoltà: il tirchio scapperà a gambe levate, adducendo un improvviso bisogno di recuperare i propri spazi, per dedicarsi all’unica persona con cui ha stabilito dalla nascita l’idillio perfetto: se stessa.

Se in un momento di crisi verrà chiamato a riconoscere anche le proprie responsabilità, si affretterà a precisare che colpe non ne ha, e che le sue eventuali scivolate sono sempre state una reazione alle tue. Il tirchio non desidera stare a lungo insieme a te, terrorizzato dall’idea di dover stringere legami. Meglio quindi definire ogni giorno nuove separazioni: negli spazi da abitare, negli interessi e nei momenti da condividere, soprattutto in tutte le cose che non si possono fare insieme. E se gli farai notare che tutto questo non va esattamente d’accordo con un naturale stato d’amore tra due persone, ti accuserà di essere opprimente. Il concetto del ‘noi’, infatti, non ha mai neanche lontanamente sfiorato il suo spirito profondo, perché per il tirchio sentimentale vige l’IO, assoluto e onnipresente. Povero piccolo uomo: non sa che la distanza separa, facendo rigidi come i morti.

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