La Nuova Psicologia

Sesso, guardare troppi porno rende impotenti? L’esperto risponde

Sesso e viagra
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Dopo una lunga ricerca sul web, fra le curiosità più comuni relative al sesso e all’utilizzo del porno oggi ne abbiamo selezionate alcune.Dedichiamo una pagina di The Wam ai “Pornoproblemi” 

Abbiamo intervistato il Dottor Luigi Maria Giannetti Specialista in Psichiatria e Sessuologia

Secondo uno studio pubblicato sul Guardian sono in aumento fra i giovani le disfunzioni erettili per l’eccessivo consumo di pornografia che impone standard elevati e conseguenti ansie da prestazione. Lei ritiene sia così? 

“Potrebbe essere così, tentare di raggiungere o paragonarsi a certi standard influisce sulle prestazioni ma non è in grado di causare disfunzioni erettili, in assenza di patologie organiche, depressione, disturbi d’ansia. In sintesi se non siamo di fronte ad una personalità nevrotica o ad un soggetto patologico la pornografia non dovrebbeincidere sulla prestazione. Taluni sostengono addirittura che l’utilizzo della pornografia potrebbe essere istruttivo e stimolante in alcune terapie per il trattamento dei disturbi sessuali”.

Come è cambiato, se é mutato, l’approccio con il sesso in questa epoca digitale e se sono evidenti le differenze con il passato 

“L’utilizzo di Internet ha certamente aperto una finestra sul mondo della pornografia anche dal punto di vista didattico e si imparano tante più cose sul sesso e la sessualità. C’è la possibilità di trovare qualunque cosa che abbia a che fare con la sessualità e l’utilizzo che se ne fa dipende molto dal livello culturale. Inoltre è possibile nella ricerca pornografica su internet ritrovarsi molto facilmente su siti illegali, pensiamo ad esempio alla pedopornografia”.

La diffusione di farmaci come Viagra, anche fra persone che non hanno problemi sessuali, ha cambiato il modo di vivere la sessualità? 

“Certamente, anche perché farmaci come il Viagra o il Ciaris (detto anche farmaco del week-end perché l’effetto dura per 2/3 giorni) spesso vengono abusati per aumentare le normali prestazioni sessuali o per cercare di risolvere un problema di eiaculazione precoce. L’utilizzo e l’abuso di questi farmaci da parte dei giovani può portare a danni organici anche gravi, mentre per gli anziani può essere utile ma solo dopo un’indagine approfondita andrologica che valuta l’effetto del farmaco anche rispettoad altri parametri come la concentrazione di testosterone. Infatti se c’è una eccessiva carenza ormonale, potrebbe non funzionare. In presenza di un disturbo sessuale la terapia farmacologica va sempre associata ad un trattamento psicoterapico”. 

Ad uno sguardo superficiale sembra che i giovani di oggi siano molto più aperti rispetto a tematiche che riguardano il sesso, secondo molti studi invece non è così, lei cosa ne pensa?

“Le diversità tra maschio e femmina che un tempo erano più marcate si sono ridotte e la liberalizzazione di certi costumi può ridurre fantasie e motivazioni. Sia maschi che femmine affrontano questi argomenti con maggiore facilità ma non è detto che questo sia una cosa positiva perché quando tutto è più semplice da ottenere anche la motivazione in genere diminuisce”. 

E’ vero che nelle donne oltre i 50 anni si riduce il desiderio sessuale?

“No, non è vero, anzi può addirittura aumentare: con la diminuzione degli estrogeni aumenta il testosterone relativo. Questo significa che nelle donne può aumentare il desiderio sessuale anche se non è detto che venga riscontrato. Questo perché naturali meccanismi di funzionamento (istanze superegoiche morali e religiose) possono inibire l’intera risposta sessuale nonostante il nuovo assetto ormonale”.

 E nell’uomo? 

“La carenza di testosterone può verificarsi nel 20% degli uomini, determinando quello che si può definire il climaterio maschile o andropausa. Può essere affrontato con una terapia ormonale sostitutiva con testosterone, che per altro non sembra indurre cancro alla prostata come prima si riteneva. La terapia può essere consigliata e seguita da un andrologo, un sessuologo o un urologo accompagnata sempre da una serie di controlli ematochimici”.

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