Sicurezza tribunale Avellino: “Ultimi test 2009. I soldi non bastano”

Sicurezza tribunale Avellino:
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Dieci anni ed è ancora tutto fermo sul tema della sicurezza del Tribunale di Avellino. E ci vorranno più soldi per il progetto di manutenzione della struttura (da cinque milioni a quasi sette), con i tempi dell’eventuale gara d’appalto che si allungherebbe ancora (è necessaria una procedura di gara di tipo europeo). La sintesi delle dichiarazioni del presidente della Camera Penale irpina, Luigi Petrillo. Nell’incontro aperto alla città organizzato questa mattina al secondo piano del palazzo di giustizia. Gli avvocati, dopo aver letto gli atti amministrativi relativi alla struttura, sono venuti a conoscenza di una fotografia ancora più impietosa che riguarda una struttura già finita, e a ragione, nel mirino dell’opinione pubblica.

Luigi Petrillo, presidente camera penale di Avellino
Luigi Petrillo, presidente della Camera penale di Avellino

Le criticità

Petrillo ha spiegato che, secondo quando viene fuori dalla lettura dei documenti, “Il Palazzo non ha una certificazione antincendio. L’impianto elettrico non è a norma. Non ci sono i parafulmini previsti per legge. Le uscite di sicurezza istallate nel 2017 non sono certificate. Il tetto del palazzo subisce infiltrazioni continue. La struttura si dimostra inadeguata sismicamente se dovessero ritenersi valide le norme vigenti, quelle del 2018”.

Stando alle ultime prove di carico (si parla del lontano 2009), “L’immobile è in grado si sopportare le sollecitazioni purché sia garantita una corretta manutenzione degli elementi strutturali affinché si mantengono efficienti”.

Attenzione puntata quindi sui pilastri sui quali, però, non risulta siano stati realizzati i lavori previsti. Mentre degli interventi sono stati eseguiti ai pilastri esterni. Funzionali a ridurre un fenomeno di sgretolamento e l’ossidazione dei ferri presenti nelle componenti.

Sicurezza tribunale: una questione annosa e irrisolta

Una questione annosa quella del tribunale di Avellino. Con il progetto di adeguamento sismico impantanato nelle anse burocratiche e nel rimpallo di responsabilità degli atti. I soldi, oltre cinque milioni di euro, erano stati stanziati. Il progetto è infatti fermo al Provveditorato delle Opere Pubbliche. Eppure gli interventi, così utili e urgenti, non sono mai partiti.

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Il presidente del tribunale di Avellino, Vincenzo Beatrice, assente durante l’incontro, scrive: “La situazione logistica degli uffici giudiziari di Avellino è oggetto di costante attenzione degli organi istituzionali. Sull’evento del 26 febbraio (caduta di calcinacci), sembra eccessivo parlare di criticità. Si è trattato di minuti frammenti caduti a causa di una particolare rottura di una condotta dell’acqua.”.

Insomma il quadro è noto, ma non dipende da noi. Questo è anche vero ma, in situazioni simili, la presenza compatta degli organi di rappresentanza è fondamentale ed essenziale.

Il progetto di adeguamento sismico

L’ingegnere D’Onofrio (Provveditorato alle Opere Pubbliche) ha spiegato: “Il progetto è stato portato presso i nostri uffici nel 2017. Restituito ai tecnici per le dovute integrazioni, siamo a febbraio 2018. A oggi il progetto non è “tornato indietro”. Il Comune è un finanziamento di oltre cinque milioni di euro”.

Quindi l’attenzione è focalizzata sui ritardi dell’ente di Piazza del Popolo. Perché il progetto non viene restituito al Provveditorato con gli interventi richiesti? Cosa ha determinato queste lungaggini burocratiche?

Il tempo stimato, una volta approvato il progetto

Si aggira sui nove mesi. Comunque, come avrete capito, per gli interventi di carattere sismico i tempi potrebbero slittare ancora. Mentre per l’impianto antincendio e il sistema elettrico i lavori potrebbero essere più imminenti.

L’interrogazione parlamentare: quando partiranno i lavori?

Il senatore Antonio Iannone ha presentato un’interrogazione parlamentare, in cui chiede al Ministro della Giustizia cosa abbia causato la caduta dei calcinacci. E le motivazioni dei ritardi nei lavori di manutenzione.

Il presidente dell’ordine degli avvocati di Avellino, Fabio Benigni aggiunge: “Non abbiamo competenza istituzionale in materia di edilizia giudiziaria. Ma sono membro di una commissione che discute di questi temi. Cerchiamo di condividere la gestione di criticità, come quelle legate alla sicurezza, con gli altri attori istituzionali che vivono il tribunale, a partire dai magistrati. Il nostro compito può limitarsi a monitorare e segnalare. Quello che posso dire è che, alle riunioni organizzate, c’erano i rappresentati del Provveditorato alle Opere Pubbliche. Ma non ho mai visto una particolare solerzia da parte loro”

Il presidente della Camera Civile di Avellino Matarazzo si augura “tempi più celeri per gli interventi”.

L’avvocato Gaetano Napolitano ha posto una questione rilevante: “Come integrare gli interventi alla struttura con la normale attività giudiziaria?”

Laconica la risposta dell’ingegnere D’Onofrio: “Quale l’alternativa?”

Dure le parole del presidente dell’Aiga
(Associazione Italiana Giovani Avvocati): “La responsabilità è del Comune di Avellino. Che da oltre un anno non dà risposte. Una situazione vergognosa, un’inerzia inaccettabile. Nel febbraio del 2027 saremo ancora qui, altrimenti”.

L’avvocato del foro di Avellino, Annibale Schettino si augura: “La possibilità di realizzare i lavori a “staglio” (localizzati in diverse zone del tribunale)”. Oltre a “individuare l’idoneità o meno degli interventi”. Affinché sia realizzata una “super-commissione” con tutti gli attori che vivono il tribunale. Un organo che dovrebbe interagire col Comune e gli enti preposti.

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