Artisti e creativi

Tomassini, Vasco mi disse: fai canzoni che ricanterai da vecchio

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Tomassini e Vasco

Vasco mi ha detto: canta canzoni che alla mia età non avrai vergogna di ricantare. Oggi il mio concerto più bello si chiama Charlotte, mia figlia. E se non riavrò palazzetti pieni a incitarmi, poco importa: conta il percorso e la qualità del lavoro”. Simone Tomassini, cinque album all’attivo e centinaia di concerti aperti per Vasco Rossi, è un artista e un uomo maturo. Non più lo stesso che nel 2005, con la canzone “Quando sei ragazzo”, ha consegnato al pubblico l’inno generazionale italiano degli ultimi tredici anni. Oggi Simone è un uomo diverso. Parafrasando un’altra sua celebre canzone, vive solo di emozioni e lascia scorrere la vita: bella, brutta, giusta o sbagliata. Su The Wam ci spiega perché.

Da solo “Simone” a New York

Simone, a che punto della tua carriera sei?

“Continuo a dedicarmi alla Pop music School con Paolo Meneguzzi. Un progetto che ha riunito centinaia di aspiranti artisti e grazie al quale posso contribuire a formare tanti giovani. E, poi, si è ricomposta la mia famiglia musicale. Sto lavorando a un nuovo album con la supervisione di Roberto Casini (storico membro della Steve Rogers Band di Vasco). E tutto sarà curato dal mio amico Enrico Rovelli, con il quale anni fa ho firmato il mio primo contratto discografico con la casa di produzione di Vasco, “Bollicine”. Per l’estate dovrebbe già uscire qualcosa”. Inoltre collaboro con l’etichetta indipendente “Cello Label”, con cui ho fatto un bel po’ di concerti in Olanda e Belgio. E stiamo immaginando anche un nuovo tour. E’ un progetto giovane che merita attenzione per gli artisti che sta riunendo: fra di loro ci sono dei ragazzi davvero interessanti. (Qui trovi il link al sito di Simone Tomassini per scoprire di più sui progetti musicali e l’accademia. Questo invece è il sito dell’etichetta Cello Label: un progetto che sta già raccogliendo molti consensi)

Simone Tomassini con la chitarra
Simone Tomassini

Nel 2004 partecipi a Sanremo con “E’ stato tanto tempo fa” e raccogli decine di critiche positive. L’anno dopo sei protagonista del celebre programma Music Farm. E “Quando sei ragazzo” diventa una hit cult. Avevi il mondo ai tuoi piedi. Poi ti sei defilato dalla scena musicale. Cosa è successo?

“E’ stato un momento magico. Aprivo i concerti di Vasco: c’erano stadi e palazzetti pieni. E con la partecipazione a Music Farm, nonostante il parere contrario della mia etichetta di allora, avevo fatto conoscere il mio volto . Nel 2008, poi, nel giro di un mese sono morti mio padre e mio nonno. Ero distrutto. Ci sono momenti in cui bisogna spegnere le luci del palco e accendere quelle della famiglia. E’ quello che ho fatto. Sono tornato a scrivere prima di partire per New York. Parte di quello che è accaduto in quel periodo l’ho riversato nel mio libro “Confessioni di un pazzo”. Poi sono tornato. Non più solo Simone (il primo nome d’arte), ma con il mio cognome accanto. Avevo ritrovato me stesso”. (Sulla pagina facebook di Simone Tomassini tanta buona musica e contenuti aggiornati ogni giorno)

Sanremo ieri e oggi

Dal tuo Sanremo a quello appena terminato. Che te ne pare: che spettacolo è stato?

“Ho visto un concerto di Baglioni bello lungo (e ride). Scherzi a parte, a tratti mi è sembrato di ascoltare un’accozzaglia di artisti. Non c’era, secondo me, un filo di collegamento che univa le diverse componenti del Festival. Ho addirittura pensato di prendere l’auto e presentarmi all’Ariston. Vuoi vedere, mi sono detto, che buttano sul palco anche me. Alcuni colleghi si sono suicidati artisticamente. E c’era anche chi, con oltre trent’anni di carriera, invece di fare l’ospite ha preferito esibirsi: a mio modo di vedere, non ne valeva la pena”. (A proposito di artisti fuori dal circuito convenzionale della musica commerciale. Date un’occhiata all’intervista di Lorenzo Kruger, leader dei Nobraino)

Mahmood, Ultimo e le polemiche, Criticchi e la “vittoria morale” del Festival: che ne pensi?

“A me piaceva molto la canzone di Ultimo. Un artista interessante. Ho trovato, invece, troppo retrò il brano di Cristicchi e personalmente ritengo esagerato esasperare certi argomenti. Non griderei subito al miracolo, almeno per il mio modo di concepire la musica.”

Simone Tomassini in concerto
Simone Tomassini in concerto

Non salvi proprio nulla?

“I ragazzi: tutti preparatissimi e convintissimi. E, cosa secondo me più importante, spensierati come lo ero io. Il festival va fatto così. L’ingenuità, la freschezza, l’entusiasmo sono fondamentali: Ghemon e gli altri mi hanno colpito davvero in positivo”. (Se sei un utente Instagram, troverai interessante la pagina di Simone con tante foto di backstage e retroscena sulla sua attività di artisti e maestro di accademia)

Simone insegnante “suggeritore”

A proposito di ragazzi: ne hai formati centinaia. Che consigli di senti di dare a chi vuole intraprendere una carriera artistica?

“Uno soltanto, che è anche il motto che abbiamo coniato per la nostra scuola: “Non è il risultato, ma l’obiettivo che deve rimanere al centro della propria attività artistica”. Il percorso, se fatto con coerenza, non ti farà perdere la bussola, qualsiasi cosa accada. Che tu abbia un successo o una sconfitta improvvisa, è il percorso che hai scelto a dare il senso a tutto. Ricordo quando, dopo essermi esibito con palazzetti pieni, sono andato in America”.

Come è andata?

“Ho suonato per strada, anche sul ponte di Brooklyn, raccogliendo pochi dollari. Quando sono tornato tante cose mi sembravano strane. Ho capito che l’arte non erano i cantanti che vogliono il tramezzino tagliato a tre quarti. L’apparenza è effimera, quello che conta è ciò che dai alla gente. L’altro ieri mi sono esibito in un contesto intimo, davanti a centocinquanta persone, ma è stato fantastico come quando ce n’erano migliaia. Ho dato tutto me stesso e mi sono sentito libero”.

Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato Vasco?

Vasco mi ha insegnato a non avere rimpianti. Mi ha detto “canta le canzoni che alla mia età non hai vergogna di cantare”. Di Vasco ho ammirato anche la meticolosità nel lavoro, la grande energia che ci mette sempre in tutto quello che fa, la dedizione unica. Non mi stanco mai di dire ai ragazzi: “Vasco insegna, Simone consiglia”. Vasco ha alimentato il mio amore per la musica, l’energia che mi tiene giovane. Mi dicono che non dimostro gli anni che ho e io sorrido e ringrazio la musica”.

Simone Tomassini e Paolo Meneguzzi
Simone, Paolo Meneguzzi che ribattezzato da Tomassini “Pablo” e Linda

Il futuro

Come è nato il progetto Superstars?

“Con Paolo Meneguzzi abbiamo dato vita alla Pop Music School. Un luogo dove ci sono oltre quattrocento metri quadrati dedicati alla formazione dei ragazzi. E tutti gli insegnanti praticano quello che insegnano: dal vocal coach all’insegnante di recitazione. Nessuno parla solo per sentito”.

Guarda in avanti di cinque anni: dove e come ti vedi?

“Come un papà felice, sincero e onesto. Charlotte, mia figlia, è la mia vita. Già balla e canta: è stupenda. Lei vivrà sempre in mezzo all’arte. Sto seminando per darle un mondo migliore. Questo significa, per me, avere l’opportunità di insegnare a dei ragazzi. Se, poi, avrò la fortuna di rientrare in un certo circuito, sarò felice. Ma se questo non dovesse accadere, beh, ho già dato. Oggi mi sento in equilibrio come non mai. E ho solo tanta voglia di divertirmi e godermi il percorso e la musica”.

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