Artisti e creativi

Simone Vignola, il ritorno del bassautore: “Naufrago, ma non sono solo”

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“Perso nell’isola dell’arte, della musica e anche della vita. Perciò “Naufrago” è il titolo scelto per questo nuovo album”. Spiega Simone Vignola, 31 anni, ma alle spalle già diversi premi internazionali come quello di miglior Bassista Europeo Under 35 all’EuroBassDay di Verona nel 2008 e come Miglior Looper Italiano al BOSSLoop nel 2010.

Simone Vignola

E ora, cari lettori di The Wam, ci fermiamo un attimo perché è importante capire cosa significhi essere virtuosi del loop per capire Simone. (Poi anche il suo sito può aiutarti a conoscere meglio il suo lavoro e i dischi)

Come sempre, ve la faremo semplice semplice, suonare con il loop significa utilizzare pedali, nastri o comunque oggetti che ti permettono di registrare suoni, anche in live, e poi riutilizzarli durante le esibizioni. Si può fare looping praticamente con ogni suono prodotto da uno strumento musicale e questo consente anche a un solo musicista di poter realizzare un’esibizione, talmente articolata, da poter essere paragonato a una piccola band. Figo vero? Pensate che questo sistema fu scoperto per caso da due musicisti che stavano registrando, la puntina del disco saltò a causa della polvere. E compì un cerchio chiuso invece che continuare a girare a spirale: ecco il loop. 

Anche a quella puntina Simone Vignola deve la sua evoluzione musicale che oggi lo ha portato a essere, come ama definirsi, un “Bassautore”: scrive, suona, registra e produce da solo, miscelando proprio loop e basso. Anche il suo ultimo lavoro. “Naufrago”, prodotto dalla Black Cavia Record, è stato curato autonomamente dall’artista in ogni aspetto.

Simone, ti avevamo lasciato in giro per l’Europa a fare il dimostratore del looping per la Orange, com’è che poi sei naufragato, decidendo di uscire con questo nuovo album?

“Dopo tante produzioni discografiche ed esibizioni live cercavo un posto, in primo luogo interiore, dove trovare pace e dedicarmi alla mia musica. Volevo essere nel luogo perfetto per creare e dove sentirmi davvero a mio agio. Naufrago è un lavoro più maturo, mi sono spostato dal pop fusion al pop. Tre sono le canzoni che rappresentano la chiave del disco: proprio “Naufrago” che dà il nome all’album, poi “Forse mi sono perso” e infine “Angelo”, undicesimo brano che arriva quando l’ascoltatore ha assimilato la sensazione dell’album. Questa volta, per la prima volta, volevo che fosse il basso a seguire la voce e non viceversa come accaduto in altri lavori”.

O hai un modo di fare davvero persuasivo o davvero quest’idea di naufragare piace, so che il pubblico ha voluto sostenerti partecipando a una raccolta fondi (fund raising) su MusicRaiser?

“E’ vero, lo avevo fatto per vedere anche come le persone erano pronte ad accogliere il mio lavoro. Sono stato sorpreso perché sapevo che sarebbe stato semplice. Eppure mi sono presto reso conto che erano tanti, anzi tantissimi quelli pronti a partecipare. E, così, ho deciso che non potevo più tirarmi indietro: dovevo andare fino in fondo con questo album”.

E, così, hai pensato bene di curare arrangiamenti, la voce e gli strumenti, proprio basso e il loop. Ma da dove ti viene fuori questo pallino del “Bassautore”: eccessivo presenzialismo o cosa?

“No, non c’entra niente con la voglia di apparire e riempire tutto. In realtà è più una sfida e una ricerca interiore. Anni fa mi soffermavo spesso a pensare ai Dj che, da soli, animavano la serata. Io volevo fare la stessa cosa, come musicista e così avvicinarmi al looping è stato naturale. Bassautore perché non mi sono mai definito solo come un bassista. Sono affascinato da tutti i processi che ruotano intorno al mondo della musica: la composizione, la scrittura dei testi, l’esecuzione”.

E ora la scelta ha pagato: oltre che musicista fai il dimostratore per case di produzione internazionale che si sono focalizzate suo looping. Eppure, so, che agli inizi le cose non andavano benissimo…

“Sì, io in realtà sono un chitarrista fallito. Per entrare nel mio primo gruppo, quando ho visto che con la chitarra non andava bene, ho virato sul basso. Quando ho iniziato a suonare per la prima volta avevo sei anni e sono stato incoraggiato da mio padre, anche lui musicista oltre che pittore. Poi ho continuato lo studio di contrabbasso classico presso il Conservatorio, quello di contrabbasso jazz con il maestro Pierluigi Bartolo Gallo e di basso elettrico con il maestro Enzo di Somma. Oltre a diverse masterclass (Frank Gambale, Matthew Garrison, Gavin Harrison)”.

So che per questo nuovo album sono già tante le ordinazioni di chi ti segue a prescindere ed è pronto a sostenerti sempre. Questo valore finisce mai per influenzarti, pensando magari che potresti deluderli con produzioni troppe sperimentali?

“Io ho sempre cercato di andare per la mia strada. E chi mi segue, anche le persone che mi sono più vicine, non hanno mai cercato di indirizzarmi verso un percorso musicale piuttosto che un altro. Ora vorrei coinvolgere io chi mi segue, magari facendoli partecipare alla scelta del singolo per il lancio dell’album. Insomma naufrago, ma non sono solo”.

Ci siamo infiltrati in una serata nerd: wow, non volevamo andarcene più

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