Simpson e Griffin, niente più doppiatori bianchi per personaggi di colore

La decisione sull'onda delle proteste anti-razziste nate dopo l'omicidio di George Floyd



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La campagna anti-razzista, nata dopo l’omicidio di George Floyd, ha investito i Simpson e I Griffin, popolarissime serie Tv animate. I doppiatori bianchi, infatti, non presteranno più la voce per interpretare i personaggi di colore della serie. La decisione della Fox, per i Simpson, è stata anticipata dal New York Post.

Simpson e Griffin, stop doppiatori bianchi per personaggi di colore

Lo scorso gennaio, in modo autonomo, Hank Azaria aveva già annunciato che non avrebbe più prestato la propria voce a Apu, commerciante indiano nella serie dei Simpson

Una scelta arrivata sull’onda delle proteste esplose dopo la morte di George Floyd, uomo di colore deceduto durante un controllo di polizia: un agente gli aveva schiacciato il collo col ginocchio. Il movimento anti-razzista Black Lives Matter è stato protagonista di diverse iniziative, alcune anche clamorose, sfociate in azioni come l’abbattimento delle statue.

La scelta dei doppiatori bianchi dei Simpson, Jenny Slate e Kristen Bell, che hanno deciso di non prestare più la loro voce ai personaggi di colore, ha aperto un precedente.

Mike Henry, via Twitter, ha annunciato che non doppierà più Cleveland Brown, personaggio di colore della serie Family Guy, conosciuta in Italia come I Griffin.

“Sono onorato di aver interpretato Cleveland per vent’anni – ha detto Henry – ma credo che persone di colore dovrebbero interpretare personaggi di colore”.

Razzismo, vandalizzata la statua di Montanelli

Quello dei cartoni animati è solo l’ultimo dei settori investiti dalla proteste anti-razziste. Nelle scorse settimane, come vi avevamo raccontato in questo dettagliato articolo, gli attivisti si erano mossi contro i cereali Coco Chops, “rei” di incitare al razzismo.

L’abbattimento delle statue non ha risparmiato in Italia. Dove hanno avuto molta eco gli atti vandalici contro la statua di Indro Montanelli, nei giardini di via Palestro a Milano, dove il giornalista fu gambizzato dalle Brigate Rosse. “Razzista e stupratore”, queste le accuse lanciate dagli attivisti che si riferivano al rapporto avuto da Montanelli con una tredicenne in Etiopia durante la guerra.

Le proteste erano state portate avanti dal gruppo dei Sentinelli, che si definisce laico e antifascista, e aveva già chiesto la rimozione della statua dicendo: “A Milano ci sono un parco e una statua dedicati a Indro Montanelli, che fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato con orgoglio il fatto di aver comprato e sposato una bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale, durante l’aggressione del regime fascista all’Etiopia”.

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