Smart working dopo il 15 ottobre: come si può continuare?

Come si può continuare a lavorare in smart working dopo il 15 ottobre 2020?

Smart working dopo il 15 ottobre: come si può continuare?
Come si può continuare a lavorare in smart working dopo il termine dello stato di emergenza fissato per il 15 ottobre 2020?


3' di lettura

Prima dell’emergenza sanitaria erano poco più di 570mila i lavoratori in smart working, con il lockdown la cifra si è alzata fino a toccare quota 6-8 milioni.

D’altra parte, con il termine dello stato di emergenza, fissato al momento per il 15 ottobre 2020, il lavoro agile diventerà solo un ricordo per molti dipendenti; anche per lavoratori disabili, lavoratori con familiari disabili e lavoratori “fragili”, gli ultimi rimasti a poter “pretendere” questo diritto fino a metà mese prossimo.

Come si può continuare a lavorare da remoto dopo questa data?

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Smart working: in scadenza la procedura semplificata

Con il termine dello stato di emergenza, fissato – salvo proroghe – al 15 ottobre prossimo, terminerà anche l’attuale meccanismo semplificato con cui il datore di lavoro può ricorrere allo smart working con una decisione unilaterale (senza accordi con i singoli lavoratori): in realtà, la formula agevolata non può essere più utilizzata da chi ha figli under 14 già da oggi 14 settembre, visto l’inizio del nuovo anno scolastico.

Da oggi, quindi, molti lavoratori dovranno tornare in ufficio, mentre dal 16 ottobre questo obbligo varrà per tutti, in breve. Tuttavia, sarà possibile ripristinare il lavoro agile: l’azienda e il dipendente hanno, infatti, la possibilità di siglare un accordo individuale in merito.

Accordo individuale tra azienda e lavoratore

Nell’ordinamento italiano lo smart working è regolato dalla cosiddetta Legge Del Conte (81/2017): in base a tale provvedimento, azienda e lavoratore possono sottoscrivere un accordo individuale, che andrà trasmesso al Ministero del Lavoro, in merito alla possibilità di somministrazione dell’attività professionale richiesta da remoto.

Il datore di lavoro deve comunque garantire al proprio dipendente la strumentazione necessaria allo svolgimento della mansione (e l’eventuale manutenzione della stessa).

Inoltre, al lavoratore deve essere garantito un trattamento economico e un carico di lavoro analogo a quello dei colleghi che prestano servizio in modalità ordinaria.

Cosa succederà dopo il 15 ottobre?

Senza un intervento immediato da parte del governo sulla Legge 81/2017 (probabilmente qualche modifica arriverà ma non prima di gennaio 2021, a sentire il titolare del dicastero della Pubblica amministrazione Dadone), dal 16 ottobre in poi si potrà continuare a lavorare in smart working solo sottoscrivendo un patto individuale con il proprio datore di lavoro.

Alcune aziende, le più grandi e strutturate, si stanno attrezzando, di concerto con i sindacati, prevedendo un accordo “generale” che però potrà essere sottoscritto a titolo di libera intesa tra le parti dai singoli lavoratori che vorranno continuare a lavorare da remoto.

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