Social media manager: così ti rendiamo virale su Fb e Instagram

3' di lettura

Oggi fare impresa senza social network è come guidare una nave, in un oceano sconosciuto, senza mappa. Così tre ragazzi campani (Antonio Porciello, Luca Bellobuono e Felice Iorio) hanno deciso di creare un’impresa dedicata ai social media e all’importanza di comunicare il proprio brand. Ed è nata “Consulenza Social”. The Wam ha intervistato Antonio Porciello per capire che lavoro sia oggi il social media manager, che competenze deve avere e come risponde il mercato italiano, in particolare quello del Sud Italia, a questa nuova professione.

Antonio Porciello, 26 anni

Antonioti faccio la prima domanda senza peli sulla lingua: coshanno da insegnare tre ragazzi, chi dalla provincia irpina chi a quella di Napoli, a un mercato come quello dei social sempre più saturo di concorrenza?

“Allora, noi ci poniamo come chi vuole offrire delle competenze studiate e apprese sul campo per sviluppare il proprio mercato di riferimento. Le tecniche sui social network le abbiamo testate su una serie di pagine che ha appartengono ad altre attività che gestiamo. Molte ruotano intorno all’Irpinia e ai suoi prodotti. Così si crea l’idea di distretto”.

E, cioè, in che misura un quartiere c’entra coi social?


“Dar vita a un distretto di realtà che operano nello stesso territorio o, a volte, solo nello stesso settore o comunque in settori affini, consente di innescare delle collaborazioni anche fra più clienti”.

Felice Iorio, 24 anni

Come rivoluzionate la presenza delle aziende su Facebook e Instagram, i due social maggiormente utilizzati?

“Il nostro è un lavoro che ingloba più aspetti della comunicazione. Primo: decidiamo il messaggio e i valori da veicolare. E’ importante capire cosa l’azienda che si è rivolta a noi vuole comunicare ai clienti. Altrimenti nonvenderà mai nulla. Non si propongono prodotti, si offrono storie. Nelle quali il cliente può immedesimarsi, si fa leva suoi valori. Poi, se l’azienda con la sua cultura piace, gli acquisti saranno una conseguenza naturale. E allora, dopo esserci focalizzati sul messaggio da trasmettere, lavoriamo sulla realizzazione di un logo, pianifichiamo i contenuti da pubblicare, analizziamo i dati delle pagine per capire i punti di forza (orari di maggiore affluenza) e i punti deboli (gli approcci sui post che non funzionano)”.

Come cambiano le campagne di sponsorizzazione sufacebook rispetto a quelle di Instagram?

“Allora, facebook è utile per una campagna generica, che arriva a un pubblico più vasto ma meno definito. Per generare interazioni, condivisioni e fidelizzare gli utenti, possono essere utili iniziative come i sondaggi e i contest. O, comunque, un approccio che spinga il lettore della tua pagina a interagire: per esempio facendo delle domande. Instagram permette invece una compagna pubblicitaria più mirata, targettizzata sulle singole persone. E, dopo aver conosciuto i gusti del cliente, è possibile inviargli un messaggio privato fatto su misura. La capacità di emozionare, comunque, è fondamentale qualunque sia il social scelto. Penso sempre alla storia del cieco e del pubblicitario”.

No, questa mi sfugge, racconta dai

“C’era un cieco che appeso al collo aveva un cartello con la scritta: ”Cieco dalla nascita”. Riceveva poche elemosine. Passò di lì un pubblicitario che gli modificò il cartello. Poiché le offerte fioccavano, il cieco, quando lo incontrò nuovamente, volle sapere cosa avesse scritto. ”Il messaggio è lo stesso, ho solo cambiato la strategia di comunicazione” gli rispose il copywriter. ”E cosa hai scritto?” domandò il cieco, curioso. ”È il primo giorno di primavera e non posso vederlo”.

Unesperienza di marketing digitale di successo che può essere fonte di ispirazione?

“Napoli Food Porn. Partito come una pagina facebook (oggi conta oltre un milione e trecento mila utenti) e una pagina su Instagram, ha attirato l’attenzione di numerose paninoteche. E ha realizzato per loro delle campagne social molto efficaci. Oggi è diventata una realtà che si dedica anche all’apertura di propri punti vendita. E questo è stato possibile grazie, proprio, all’utilizzo efficace dei social network”.

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