Quel giorno a casa di Bono Vox: lui mi ha chiamato amico

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Sabato e domenica (12 e 13 gennaio), nel negozio di dischi Camarillo Brillo, ad Avellino, Gianpietro Verosimile (in arte Vinyl Gianpy), presenterà al pubblico parte della sua straordinaria collezione di rarità degli U2. Ascolterete anche dischi introvabili della band irlandese. Quella che segue è una storia straordinaria. L’abbiamo raccolta proprio da Gianpietro Verosimile in una fredda sera di gennaio davanti a un caffè. Il suo incontro con Bono Vox.

Quella volta che sono stato a casa di Bono Vox avevo detto ai miei che andavo a Marina di Camerota, per non farli preoccupare. Sono arrivato a Dublino con ventimila lire in tasca. Era il 1990 e con quei soldi non avrei potuto permettermi neppure un buco dove passare la notte. Ma ero lì con un obiettivo: incontrare gli U2, la mia band preferita. La passione per quegli irlandesi dal suono così inconfondibile mi aveva travolto qualche anno prima. Ero davanti al Fraps, bar sul Corso di Avellino. Dal negozio accanto, Ananas e Bananas, storica rivendita di dischi della città, gestita da Michele Acampora, che sarebbe diventato il mio maestro, di musica e di vita, e dalla moglie, Silvia Limongiello, arrivavano le note di una canzone che mi ha scosso nel profondo. L’ho sentita salirmi dentro, un’emozione che non mi ha più abbandonato. Era Sunday Bloody Sunday, uno degli inni del gruppo di Dublino. Gli U2 mi hanno conquistato così. Ed è strano, dopo tanti anni, ricordare la prima volta.

Una sola traccia, quella vecchia intervista alla Bb

Dall’aeroporto ho chiesto un passaggio. Dovevo andare a Killiney. Si è fermata una macchina e sono salito. Alla guida c’era il pilota dell’areo che mi aveva portato lì. Sarebbe stata la prima di una straordinaria serie di coincidenze. Quando ha saputo qual era la mia meta, si è girato con un punto interrogativo negli occhi. Beh, dovete saperlo: dire voglio andare a Killiney è come dire voglio andare sul Laceno. Il punto interrogativo si è trasformato in una risata quando gli ho detto che volevo andare a casa di Bono Vox. Cercavo però anche un lavoro e un posto per la notte. Chissà, forse il pilota avrà trovato curiosa la mia storia, si sarà intenerito per quel ragazzino arrivato dall’Italia sulle tracce della sua band del cuore. Comunque mi ha accompagnato in una fattoria. Lì ho trovato quella che sarebbe quasi diventata una mia seconda famiglia. Mi hanno accolto in casa, come un figlio. Mi occupavo dei cavalli, quattro ore al giorno. In cambio vivevo con loro. Un’esperienza di vita magnifica. Che continua anche oggi: sono stato testimone di nozze di un loro figlio. Ma sarebbe stata solo una delle cose memorabili di quel viaggio. Bono Vox era sempre nel mirino. E in quel mio primo giorno in Irlanda mi sono subito rimesso sulle sue tracce. Questa volta in taxi. Obiettivo sempre Killiney. Ne avevo parlato anche alla signora della fattoria. Mi aveva risposto con una carezza e un sorriso. Come dire: e vabbè, provaci, ma… Quando il taxista mi ha chiesto chi cercavo, l’ho sentito ridere mentre scuoteva la testa. Si sentiva quello che pensava: sei fuori di testa. Ma ero sicuro di farcela. O meglio, avevo buone sensazioni. Poggiate tutte su fragili certezze: una vecchia intervista, non proprio una prova. Bono l’aveva rilasciata alla Bbc. Era del 1981. Gli chiedevano: cosa faresti se diventassi ricco? La risposta non l’avrei più dimenticata: costruirei una casa a Killiney per andare a viverci.

Lo sapevo, dentro di me lo sapevo che Bono non avrebbe mai cambiato idea. Quella zona non è molto abitata, anzi. Eppure non ho mai dubitato. Era lì e l’avrei trovato.

Quel club tutto per gli U2 e la fanzine ciclostilata

Ad Avellino avevo fondato con quattro amici un club dedicato ai ragazzi di Dublino. C’erano: Sergio Ruggiero, Antonio Daniele, Stefano Scarano ed Enrico D’Ambola. Ma ero io il vero ultrà U2. In quella mansarda di 60 metri quadri a Torrette di Mercogliano per sette, otto anni si sono incontrati tanti appassionati del gruppo irlandese. Ma soprattutto tante persone che amavano la musica. In fondo eravamo tolleranti con le band “antagoniste”, tipo Rem, Cure, Smiths. Ognuno di noi portava dei video in vhs con i concerti degli U2. Li guardavamo insieme. E poi si discuteva. In tutto giravano nel club un centinaio di persone. Tutti lettori, insieme a molti altri, della nostra fanzine, Love’n’ pride. Una quarantina di pagine in ciclostile con articoli nostri, recensioni e molte traduzioni di articoli pubblicati su riviste inglesi o americane. Si poteva trovare da Ananas e Bananas. A volte anche nell’edicola di Piazza Libertà. Quando tornai dall’Irlanda pubblicammo un numero speciale, con inevitabile record di vendite. C’era tutta la storia che ancora mi emoziona. Anzi, in questi giorni più di prima.

Gianpietro Verosimile oggi (Vynyl Gianpi)

Bono? Torna tra poco è andato a fare jogging

Giravo da un po’ sul taxi, strade in mezzo al nulla. Ho visto una villa e ho chiesto all’autista di fermarsi. Volevo chiedere qualche informazione. Mi ha aperto una donna, ed era lei. Nessun dubbio. Non ci credevo, centro al primo colpo. Davanti a me Alison Stewart, la moglie di Bono Vox. Le ho chiesto se Bono fosse in casa. Mi ha risposto: è fuori a fare jogging, torna fra poco. Poi ha aggiunto l’unica parola che speravo di sentire: entra.

Lui è arrivato poco dopo. Maglietta grigia, un asciugamano sulle spalle. Mi guardava sorpreso. Mi ha fatto ridere, qualche tempo dopo, pensare che in quell’istante lui avesse immaginato che stessi flirtando con la moglie. Quando ha sentito la mia storia, l’intervista alla Bbc, il club, la fanzine, rideva e mi diceva sei pazzo. Ho scattato molte foto con la mia piccola Kodak. Quella che vedete all’inizio dell’articolo l’ha fatta Alison. Bono ha voluto sapere tutto di Avellino, anche l’origine del nome, delle nocciole e ha notato come la maglia biancoverde dell’Avellino avesse gli stessi colori di quella dell’Irlanda. Poi mi ha detto che stava registrando con gli altri della band il nuovo album, sarebbe stato Achtung Baby. In una villa isolata, nella zona di Dalkey. Avrei dato tutto per assistere a quella registrazione. Bono ha detto che non era possibile, che lui sarebbe andato alle dodici del giorno dopo, e a sorpresa mi ha passato un biglietto, che conservo come una reliquia: ci aveva scritto sopra l’indirizzo dello studio di registrazione.

The Edge mi guardava in modo strano

Bono sarebbe arrivato alle dodici. Ero lì dalle sette. Di fronte alla villa. E anche di fronte a un tipo robusto che mi scrutava come si fa con un sospetto. Temeva che mi raggiungessero altri ragazzi, altri fan. Un guaio per registrare in tranquillità. Lui è arrivato puntale. Stavo per andargli incontro quando il tipo robusto mi ha bloccato con decisione. Bono gli ha chiesto lasciarmi andare, «è un mio amico». Ha detto, un mio amico.

Nella sala di registrazione ho realizzato un sogno. Mi sono messo lì, in silenzio, quasi in disparte. Ho assistito per quasi due ore. Bono mi aveva avvisato: non fare caso a The Edge, lui è un po’ così. E infatti è stato proprio The Edge, che preferiva non avere pubblico, a chiedere a Bono di farmi uscire. Ma andava bene così. Non potevo chiedere altro.

Gianpietro Verosimile

Tornato a casa la mia passione per gli U2 è cresciuta ancora

In Irlanda sono rimasto un mese. Sono state le invettive di mia madre a riportarmi a casa. Ma di quell’esperienza non posso dimenticare nulla. Ad Avellino la mia passione per gli U2 è cresciuta a dismisura. Ho iniziato a collezionare dischi, anche quelli più rari. Ne ho 302. Alcuni sono davvero introvabili, quasi unici. Come il primo 45 giri degli U2, numerato a mano dallo stesso Bono.

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Con gli anni questa affannosa ricerca si è un po’ (ma solo un po’), affievolita. Anche perché ho lavorato molto come Vinyl Gianpy, e questo mi ha inevitabilmente allontanato da certe passioni. Qualche mese fa il mio maestro, Michele Acampora, mi ha detto: «Ti stai distaccando troppo dalle tue radici». E’ venuta l’idea di allestire nel suo negozio questa mostra dedicata agli U2. E’ bastato per riportarmi “a casa”. Abbiamo scelto anche la musica adatta: un bootleg. Non uno qualunque. Sono le registrazioni di Achtung Baby, sì quelle alle quali avevo assistito. Qualche giorno dopo qualcuno è entrato di nascosto nella villa e le ha rubate. Sono diventate un vinile: New Product. All’epoca lo scandalo è stato enorme. Gli U2 furono costretti a modificare la versione di One. Per chi volesse ascoltarlo, per chi volesse trovare altri fan degli U2  tra dischi rari e non solo, l’appuntamento è per il dodici e il tredici gennaio, da Camarillo Brillo, insieme a Michele Acampora e Silvia Limongiello.

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