Spostamenti Natale. Dietrofront: solo tra piccoli comuni

Spostamenti Natale. Discussione ancora aperta nel governo sulle deroghe per la mobilità nei giorni caldi delle feste di fine anno: poche concessioni. L'ala rigorista dell'esecutivo, il reprto dell'Iss e gli appelli del Comitato Tecnico Scientifico hanno convinto Conte a valutare aperture molto limitate, forse solo tra comuni con meno di 5 o 15mila abitanti. Si decide entro mercoledì. Oggi nuova riunione.

Spostamenti Natale. Dietrofront: solo tra piccoli comuni
Spostamenti Natale: discussione ancora aperta nel governo sulle deroghe per la mobilità nei giorni caldi delle feste di fine anno ci saranno poche concessioni.
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È ancora aperta la discussione sugli spostamenti di Natale. Il Parlamento sembrava prossimo a un quasi liberi tutti, o meglio: all’eliminazione del divieto di spostamento tra i comuni nei giorni caldi delle feste. Ma le dichiarazione di ministri Boccia e Speranza, il report dell’Istitutto Superiore della Sanità, i ripetuti appelli al rigore del Comitato Tecnico Scientifico, oltre ai dati del Veneto (molto preoccupanti) e le folle viste ieri per lo shopping in tante città italiane, stanno spingendo il governo verso deroghe molto limitate agli spostamenti.

La tre ipotesi in discussione

Sul tavolo diverse ipotesi: libertà di spostamenti per chi abita in comuni con meno di 15mila abitanti e per un raggio massimo di venti chilometri; spostamenti consentiti per chi abita in comuni con meno di 5mila abitanti ma solo nei paesi confinanti; liberà di spostamento solo entro i confini provinciali (ma questa possibilità sembra sia stata già accantonata).

Ristoranti chiusi a Natale

Ma non solo. Il timore che qualche allentamento possa consentire la ripresa delle infezioni da coronavirus, sta convincendo il governo a compensare le deroghe sugli spostamenti tra comuni con qualche altra restrizione. Una in particolare: la chiusura dei ristoranti nei giorni caldi delle feste di fine anno, Natale, Santo Stefano e primo dell’anno.

Oggi riunione decisiva

La discussione è ancora aperta. Tutte le ipotesi sono sul tavolo. Oggi dovrebbe essere il giorno delle decisioni. È prevista la riunione dei capidelegazione della maggioranza, un incontro che potrebbe allargarsi ai capigruppo. Una cosa è certa, anzi due: la decisione finale spetterà al Parlamento (che dovrà quindi assumersi la responsabilità e il peso della scelta), e sui proverà a disinnescare la mozione del centrodestra, che punta a liberare gli spostamenti tra comuni,

Timori per gli spostamenti già programmati

Il governo è preoccupato anche da un altro aspetto, che del resto è stato già sottolineato da diversi componenti del Comitato tecnico scientifico: gli spostamenti già programmati dagli italiani. Basta dare uno sguardo alle prenotazioni su voli e treni nei giorni subito precedenti ai divieti di spostamenti tra regioni, anche gialle, imposti nel nuovo decreto. Tutto esaurito. E come detto le scene viste già ieri a Milano, Roma, Napoli, Torino, Firenze e tante altre città italiane nelle strade dello shopping non sono certo rassicuranti. Erano la fotografia di un liberi tutti.

I rigoristi contrari alle aperture

Hanno avuto un peso sul “passo indietro” del governo le dichiarazioni di tre ministri importanti del governo Conte, Speranza, Boccia e Franceschini. Importanti in particolare nella gestione della pandemia da coronavirus nel Paese.

Il ministro degli Affari Regioni, Francesco Boccia, è stato chiaro: «Siamo contrarissimi ad allentamenti delle misure». Si è detto disponibile a discutere la deroga per gli spostamenti solo tra piccoli comuni confinanti. Ribadendo un concetto: ««Il Parlamento ovviamente è sovrano. E se il Parlamento deciderà di rimuovere i limiti fra i confini comunali rendendo tutto aperto, chi lo farà ne risponderà davanti alle persone che invece chiedono rigore e che noi intendiamo garantire».

Che è come dire: se la curva dei contagi da coronavirus riprende a salire in gennaio non è colpa del governo.

L’ipotesi, emersa nelle ultime ore, di consentire gli spostamenti (anche se con limiti), ma chiudere ristoranti e agriturismi, servirebbe anche a ridurre le occasioni di mobilità degli italiani. La misura potrebbe non essere adottata se gli spostamenti saranno limitati solo tra piccoli comuni confinanti.

Si decide entro mercoledì: le tre chance di Conte

La decisione finale dovrebbe comunque arrivare prima di mercoledì, quando è prevista in Senato la votazione delle mozioni di maggioranza e opposizione. La riunione di oggi servirà a ridurre al massimo le deroghe agli spostamenti che sono state ipotizzate in questi giorni.

A quel punto il presidente del Consiglio avrà tre chance.

La prima: ritirare il nuovo decreto (quello del 2 dicembre), quello che ha introdotto i limiti agli spostamenti nei giorni caldi delle feste, e presentarne uno meno restrittivo. Ma non sembra una strada percorribile: per ragioni di tempo e soprattutto per l’inevitabile scontro con l’anima rigorista del governo.

La seconda: un emendamento da presentare insieme al decreto Ristori, che si sta discutendo al Senato (l’ipotesi al momento più percorribile).

E la terza: modificare il decreto del 3 dicembre, ma in questo caso dovrebbe essere cambiato il calendario dei lavori a Montecitorio. Improbabile.

Il caso Veneto e l’esempio tedesco

Su tutto questo aleggia il caso Veneto, dove la diffusione del contagio da coronavirus è tornata ai livelli di qualche mese fa (5.000 casi e un centinaio di morti al giorno). Ma anche le decisioni che stanno adottando gli altri governi europei, che dopo aver concesso parziali allentamenti delle restrizioni, stanno facendo tutti una repentina marcia indietro dopo la ripresa dei contagi. In Germania la cancelliera Angela Merkel sta per imporre, con tutti i governatori d’accordo, un nuovo lockdown. E proprio in previsione delle feste di Natale. L’esempio americano è sotto gli occhi di tutti: milioni di statunitensi in movimento per il giorno del Ringraziamento e qualche settimana dopo 200mila contagi al giorno con più di 3.000 morti.

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